la prima volta

Suicidio assistito, primo “sì” in Italia. Mario: “Sono più leggero”

Il caso riguarda un camionista che aveva subito un incidente e aveva tutti i requisiti per procedere con il trattamento di fine vita. È la prima volta

Suicidio assistito, primo “sì” in Italia. Mario: “Sono più leggero”

Mario ha 43 anni ed era camionista. Ma in seguito a un gravissimo incidente è rimasto tetraplegico.

Da 10 anni è immobilizzato e chiedeva da tempo di poter avviare l’iter del suicidio medicalmente assistito.

Ora il Comitato etico dell’azienda sanitaria nelle Marche, dove vive e che quindi è competente territorialmente per il caso, si è pronunciato a favore.

“Mi sento più leggero” ha commentato l’uomo.

 

Mario potrà accedere al suicidio assistito

Il camionista marchigiano ha ottenuto, primo in Italia, il via libera al suicidio medicalmente assistito. Il suo iter era iniziato 13 mesi fa e si è concluso ora, con il “sì” da parte del Comitato etico dell'azienda sanitaria marchigiana, formato da un'equipe di medici e psicologi, che ha verificato la sussistenza di tutte e quattro le condizioni stabilite dalla Corte Costituzionale per accedere al trattamento. Il suicidio assistito consiste nell'aiutare un paziente terminale a suicidarsi, appunto, cioè a ingerire da solo il farmaco letale. A differenza dell'eutanasia con la quale il paziente muore attraverso un'iniezione letale che gli viene praticata da un medico.

 

Le 4 condizioni

Le quattro condizioni previste per poter autorizzare, caso per caso, l’accesso al suicidio medicalmente assistito sono ricordate da Filomena Gallo, segretario dell’Associazione Luca Coscioni e codifensore di Mario: "Mario è tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale. È quindi affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche o psicologiche che reputa intollerabili. È pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli, e non è sua intenzione avvalersi di altri trattamenti sanitari per il dolore e la sedazione profonda. A fissare i parametri era stata la stessa Consulta con la sentenza 242 del 2019 sul caso di Dj Fabo, accompagnato da Marco Cappato in una clinica svizzera per poter ottenere il trattamento di fine vita. La sua battaglia, a cui era seguito un processo nei confronti dello stesso Cappato con l’ipotesi di reato di istigazione al suicidio, era diventata la battaglia simbolo perché anche in Italia si potesse applicare il suicidio assistito.

Mario (nome di fantasia) ha commentato: "Mi sento più leggero, mi sono svuotato di tutta la tensione accumulata in questi anni". Accudito dalla madre, l’uomo sarebbe potuto andare in Svizzera, ma ha scelto di combattere per cambiare la legislazione italiana, insieme all’Associazione Luca Coscioni, che ora ha depositato le firme necessarie per il referendum sull’eutanasia legale in Italia.

 

Il referendum sull’eutanasia

L’8 ottobre sono state depositate le firme in Cassazione per il referendum sull’eutanasia legale. A farlo sono stati Filomena Gallo, Marco Cappato, Mina Welby vedova di Piergiorgio e Valeria Imbrogno, compagna del Dj Fabo Fabiano Antonioni, morto in Svizzera con il suicidio assistito nel 2017. Se la corte Costituzionale lo riterrà ammissibile (probabilmente a gennaio) il capo dello Stato, Mattarella, fisserà il referendum tra il 15 aprile e il 15 giugno 2022.

Se vinceranno i “sì”, sarà possibile l’eutanasia “attiva” che permette, tramite precise azioni, di porre fine alla vita di un malato che lo voglia, “allo scopo di alleviarne le sofferenze”. Rimarrà reato in caso di persona incapace, minore o il cui consenso sia stato estorto con violenza o minaccia. Con il referendum sulla cannabis, che ha lo stesso iter, si eliminerebbe il reato di “coltivazione”, sarebbero cancellate le pene detentive per qualsiasi condotta legata alla cannabis e la sanzione amministrativa del ritiro della patente.

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