Campionato di Serie A

Chi esce dal buio per essere decisivo: le 5 rinascite del 13° turno

Tra goal spettacolari e sorprese dalla panchina, ecco i giocatori che nell’ultimo turno hanno incantato con magie inaspettate. Chi sorprenderà ancora?

Chi esce dal buio per essere decisivo: le 5 rinascite del 13° turno

Le prestazioni altalenanti nella carriera di un giocatore fanno parte della prassi e in molti casi rischiano di dettare un’intera carriera. Non avere la costanza di dare il massimo, anche solo a livello mentale è un fattore che ha rovinato molti talenti cristallini.

L’ultimo turno di Serie A ha messo in scena come protagonisti diversi elementi incostanti, che racchiudono in essi qualità immense che però non vengono sfruttate sempre al meglio: tra chi deve trovare la giusta quadra negli schemi di un allenatore e chi invece deve rinascere per dare un senso al proprio futuro calcistico, ecco i nomi più blasonati della settimana.

Tante nuove sorprese e volti che finalmente si fanno rivedere, chi sarà la carta vincente pronto

a rimettere in discussione ambienti e tattiche?

 

La rinascita del talento Saponara:

La sua carriera è stata da sempre una montagna russa, che rischiava di diventare pericolosa per il suo futuro. I primi anni ad Empoli dimostra il suo grande talento, sotto la guida di Sarri, facendo vedere a tutti di avere delle doti non indifferenti, soprattutto per un ragazzo della sua età. Poi da lì, diversi anni di buio. Infatti come spesso accade, quando un giocatore giovane fa un salto di qualità cosi alto, come andare al Milan, vi è sempre il rischio che le prestazioni non siano più le stesse. In rossonero si perde, forse a causa delle troppe pressioni, iniziando un giro infinito di prestiti che rischiavano di metterlo in serie difficoltà.

Poi l’incontro con l’uomo che attualmente sta cambiando il corso della sua carriera, valorizzandolo e rendendolo protagonista totale dei suoi progetti: Vincenzo Italiano. Prima allo Spezia e poi adesso alla Fiorentina, il trequartista ha ritrovato la serenità e i colpi di magia che tutti noi aspettavamo da tempo. Il goal proprio contro il Milan di sabato è stata la rivincita su chi lo ha bocciato prematuramente, dandolo per finito nonostante le sua immense doti. Ora Mancini lo osserva e lui vuole ripagare il suo tecnico con prestazioni superlative. 

 

Keita Baldé Diao sta mettendo la testa a posto? 

In Sardegna sta venendo fuori nuovamente il giocatore che conoscevamo tutti ai tempi della Lazio. Dominante, inventivo e leader dell’area di rigore, un trascinatore capace di creare una coppia formidabile con Joâo Pedro, vasta di gol e occasioni create su cui i sardi si stanno affidando per potersi salvare. Mazzarri sta compiendo un mezzo miracolo con il giocatore senegalese, visti gli anni cupi che lo hanno accompagnato dopo l’addio della capitale.

In bianco celeste dimostra di avere il talento puro di chi esce dalla Cantera spagnola del Barcellona, con però da sempre annessi comportamenti irresponsabili, basati sul troppo istinto e la poca razionalità.

Se la testa non fosse stata così “libertina”‘probabilmente staremo ammirando uno degli esterni più talentuosi del nostro campionato. Ora ha la possibilità di rifarsi, dopo aver deluso chi credeva in lui, come Ranieri alla Sampdoria o Spalletti all’Inter, riportando fiducia a chi crede in  un obiettivo difficile, ma essenziale.

 

L’idolo Ciro Mertens fuori dall’ombra:

 È quasi comico poterlo associare a chi cerca un riscatto o una rinascita dopo anni cupi. Eppure bisogna essere per forza di cose sinceri anche con lui, idolo assoluto della terra partenopea che ha addirittura assegnato il suo nome ad una via della città. Gli anni passano per tutti e anche lui non è più un ragazzino, come dimostra la carta d’identità che targa 34 anni, ma la sua involuzione, soprattutto a livello di minutaggio, è stata davvero netta.

Da protagonista assoluto nei primi anni azzurri, si è sempre messo a disposizione di ogni allenatore, cambiando ruolo e adattandosi ai tempi di crescita della squadra. È rimasto legato alla sua gente dal primo giorno, risultando un leader silenzioso fuori dal campo. I numeri non sono stati a suo favore, visto che è passato da una doppia cifra fissa ogni stagione, ad un paio di reti (perlopiù su penalty) nelle ultime due annate.

Contro l’Inter ha cambiato però la partita, rischiando di diventare dal nulla la carta vincente di Spalletti. Il morale deve essere assolutamente rialzato per poterlo avere al massimo della condizione. Il goal segnato è un’immagine ben chiara della qualità di questo elemento, che con l’infortunio lungo di Osimhen diviene da ora il perno principale di questo Napoli.

 

La scommessa di Mou: Félix

Non solo i calciatori, ma anche i tecnici hanno bisogno di armi vincenti per potersi rilanciare. E contro il Genoa il mister portoghese ha fatto capire che le sue intuizioni non sono mai banale. I fattori da analizzare sono due: in primis la prova lampante che dare fiducia ad un giovane è essenziale per vederlo sbocciare, in Italia c’è ne sono troppo pochi che vengono lanciati e in secondo luogo il fattore “sveglia”, ossia la scossa per riattivare lo spirito capitolino. L’elemento che scombussolasse i piani di tutti, diventando poi essenziale si chiama Félix, giovane classe 2003 che con la sua doppietta, all’esordio assoluto, ha garantito tre punti vitali per i giallorossi.

La seconda rete è di pregevole fattura, alla Cristiano Ronaldo. I confronti e le pressioni però sono un errore, soprattutto davanti ad un’età che rischia di avere più pressioni del dovuto. Ma non si può rimanere di certo indifferenti difronte a certi risultati. Mou è un mantra quando si tratta di lanciare promesse in campo durante partite difficili e molto spesso è stato ripagato da questi suoi rischi. Dovrà dare continuità ai suoi giocatori, rimettendo in discussione chi ha sempre giocato fino ad ora senza però rendere il massimo a questa fiducia.

Inserire elementi, come il giovane giocatore africano è un modo per ampliare le scelte e mettere pressione a chi pensa di avere il posto fisso in campo. Da qui in poi ci dobbiamo aspettare un altro team, pronto a rispondere alla montagna di critiche da cui sono stati sommersi

 

L’arma Lautaro:

Tra chi deve dare di più e può farlo, bisogna inserire anche il top player dell’Inter, che pian piano, forse anche troppo piano, sta tornando ad essere protagonista. Dopo l’addio di Lukaku doveva iniziare la sua fase di gloria, in cui si sarebbe preso San Siro confermando le posizioni alte della squadra. Invece sino ad ora ha portato in rete appena sei palloni, risultando

meno decisivo del previsto, sia a livello realizzativo che mentale. Il salto di qualità definitivo non è ancora arrivato, ma le qualità sono troppo elevate per non poterci credere. È vero che bisogna ricordarsi che è un classe 97’ e non si può pretendere che sia costante in ogni gara, ma il ruolo di giocatore cardine affidato dal club è una traccia che rimane, ben presente a tutti.

Se nella sua mentalità riuscisse a non volersi soffermare solo sulle prestazioni personali, che lo condizionano costantemente, affidandosi di più alla generosità, sarebbe un giocatore di un livello abnorme. Starà a Inzaghi capire quanto bastone usare, per metterlo in condizione di assumersi le responsabilità, trascinando la squadra. Il goal con il Napoli è un inizio, questa Inter ha bisogno di lui. 

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