Effetto pandemia

“Cin cin” di Natale e Capodanno a rischio, senza bottiglie e tappi

Il problema non riguarda soltanto vino e spumante italiani, ma anche rum e tequila dal centro America e dal Messico, dove mancano tappi e contenitori

“Cin cin” di Natale e Capodanno a rischio, senza bottiglie e tappi

Il brindisi di Natale, così come quello di Capodanno potrebbero essere “a rischio”. Non per restrizioni a causa delle norme anti-Covid, anche se in parte la pandemia c’entra. Il problema, infatti, riguarda la mancanza di bottiglie di vetro nelle quali imbottigliare proprio il vino con cui accompagnare pranzi e veglioni, o lo spumante col quale scandire il classicissimo “cin cin”.

 

L’allarme del settore viti-vinicolo

I mesi di lockdown continuano a pesare sull’economia e soprattutto cui commerci. Nonostante le riaperture, infatti, molti siti produttivi non sono ancora a regime e, complici le ultime varianti (come la sudafricana Omicron), diversi Paesi hanno deciso di chiudere nuovamente le frontiere per precauzione.

Il risultato è un nuovo rallentamento nei rifornimenti e nelle forniture in genere, comprese quelle di materiali indispensabili per imbottigliare il vino, a partire proprio dalle bottiglie di vetro.

È per questo che, oltre a soffrire per un aumento generale dei costi (e in particolare, in questo settore, dei noleggi di attrezzature e veicoli), pesano i ritardi nelle produzioni anche di bottiglie di vetro. Il problema riguarda un po’ tutti gli “attori”, dall’Europa agli Usa, passando anche per il centro e Sud America.

 

Anche il vino ne risente

Come se non bastasse, oltre a un problema di approvvigionamento e prezzi, si devono fare i conti anche con il rischio che la qualità stessa del vino possa essere inferiore rispetto alle aspettative. Secondo quanto riportato dal sito Insider Business, il sapore potrebbe mutare a causa di un maggior invecchiamento, a cui sono costretti i produttori in attesa di avere le bottiglie in cui confezionare il vino. Phil Long, proprietario di Longevity Wines a Livermore in California, parla di vini "che sembrano usciti da una segheria". "Paradossi a parte, il problema è serio. L'aumento di tutti i costi di produzione prima o poi potrebbe ricadere sui prodotti in arrivo nei negozi e nella grande distribuzione. È difficile reperire le etichette, così come i tappi di sughero: tutte merci che spesso rimangono nel limbo per settimane, intrappolati nei massicci ingorghi di navi container nei porti internazionali" lamentano dalla Federazione Italiana Industriali Produttori, Esportatori ed Importatori di Vini, Acquaviti, Liquori, Sciroppi, Aceti (Confindustria) al Today.

 

Un problema che riguarda anche gin, tequila e altri superalcolici

Se per il brindisi (forse) si potrà fare ricorso a qualche “riserva”, il problema riguarda anche i superalcolici, come ricordato di recente dal Financial Times, secondo cui alla distilleria St Augustine, in Florida, ci sono casse intere di vodka, gin, rum e whiskey (circa 5.000) ferme nei magazzini.

"Un caso ancor peggiore è quello del Messico, dove è impossibile reperire un container di tequila. Ma beati loro che lamentano solo la mancanza delle bottiglie. A noi mancano anche tappi, cartoni, etichette e soprattutto abbiamo difficoltà nel trovare i mezzi e gli addetti per i trasporti" ha raccontato la presidente di Federvini, Micaela Pallini, a Repubblica.

A quanto pare l’ecommerce non compensa ancora gli acquisti “fisici”, ma può contribuire alla ripartenza del settore, ammesso che si trovi il modo per imbottigliare alcolici e superalcolici, anche perché l'export agroalimentare italiano nel 2021 ha fatto segnare un andamento positivo.

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