Pandemia Covid

Dad, nuovo contrordine: stop di Draghi ai ministri Speranza e Bianchi

Palazzo Chigi smentisce la circolare ministeriale e conferma quanto deciso un mese fa: quando scatta la quarantena, per quali fasce d’età e perché

Dad, nuovo contrordine: stop di Draghi ai ministri Speranza e Bianchi

È durata meno di 24 ore la circolare dei ministri dell’Istruzione e della Salute, che avevano modificato le norme sulla Didattica a distanza e la quarantena in caso di positivi. Da Palazzo Chigi è arrivato un contrordine: la scuola rimane in presenza fino a tre positivi per classe, almeno tra gli studenti over 12 anni per scongiurare proprio la quarantena.

A volerlo è stato il premier in persona, Mario Draghi, mentre il commissario all’emergenza, il generale Figliuolo, ha annunciato l’arrivo di più forze per il tracciamento, che era stato indicato proprio come il punto debole della norma da parte dei presidi. Sconcerto, però tra i genitori per il continuo cambio di indicazioni.

 

Rimangono le “vecchie” regole

In Dad ci si andrà solo con tre positivi in classe e non più con uno solo. Così da Palazzo Chigi è arrivata la smentita di quanto previsto (appena 24 ore prima) da una circolare a doppia firma dei ministri della Sanità e dell’Istruzione, che invece ripristinato le norme più restrittive in materia, riportando a un solo positivo la condizione per poter far scattare la quarantena di classe. Secondo fonti di Governo, però, il premier Mario Draghi avrebbe deciso l’intervento a gamba tesa non senza irritazione, perché l’obiettivo è scongiurare quanto più possibile la Dad stessa.

Così, proprio mentre la circolare di Speranza e Bianchi era già arrivata nelle scuole, ieri, ecco il nuovo cambio, deciso dal presidente del Consiglio dopo aver consultato il coordinatore del Comitato tecnico scientifico, Franco Locatelli.

 

Lo sconcerto di presidi e genitori

I presidi, ora, non nascono sconcerto per il doppio cambio di direzione in poche ore. D’altro canto avevano lanciato l’allarme già una settimana dopo la prima modifica, circa un mese fa, quando si era cercato di garantire la didattica in presenza, scongiurando la Dad e facendola scattare solo dopo tre casi di positivi in classe, invece che uno. I numeri, però, avevano spinto i ministeri dell’Istruzione e della Salute a un ripensamento, soprattutto per la difficoltà di mettere in atto il cosiddetto “testing”, ossia il tracciamento con i soli tamponi, per verificare l’eventuale aumento di contagi.

Per questo era stata emessa la circolare che prevedeva che anche con un solo alunno positivo tutta la classe potesse andare in quarantena e, dunque, tornare in didattica a distanza.

 

Come funziona adesso: Dad quando e per chi

In concreto ora la didattica a distanza scatterà (come avvenuto finora) con un solo positivo in classe per i bambini fino a sei anni. Per la scuola dell'infanzia, quindi, di fatto non cambierà nulla e rimarrà la “quarantena light” perché è più difficile mantenere il distanziamento e le mascherine per i bambini non sono obbligatorie.

Tra gli alunni da 6 a 12 anni, invece, per i quali il vaccino ancora non c’è, la quarantena è prevista con due positivi e anche per i più grandi se non sono vaccinati. Dai 12 in poi si andrà in Dad se i casi positivi sono almeno tre. Le norme prevedono che, in caso di un solo positivo in classe, gli altri studenti possano continuare le lezioni in classe in presenza, ma sottoponendosi a tampone molecolare o rapido, da rifare poi a distanza di 5 giorni. L’obiettivo era di scongiurare la Dad.

Il problema, come lamentano i presidi, è che il tracciamento è difficile. In molti casi le Asl e gli enti sanitari sul territorio non erano in grado di far fronte alle numerose richieste di “testing”, specie nei fine settimana quando di fatto i laboratori e gli sportelli pubblici sono chiusi. “Le scuole, nonostante le mille difficoltà e con uno smisurato carico di lavoro sulle spalle dei dirigenti e del personale, hanno retto. Lo stesso non possiamo dire dei dipartimenti di prevenzione che non sono riusciti sin da subito a garantire la tempistica dei testing e in molti casi non hanno applicato quelle procedure di tracciamento" aveva commentato Antonello Giannelli, presidente nazionale di Ano commenta la sospensione del protocollo.

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