Le scelte da fare

Draghi-Macron: all’Unione Europea servono nuove regole di bilancio

Il premier italiano e il presidente francese firmano insieme un articolo sul Financial Times. Intanto da Bruxelles via libera alle rate per il Pnrr di Roma

Draghi-Macron: all’Unione Europea servono nuove regole di bilancio

“Abbiamo bisogno di una strategia di crescita dell’Ue per il prossimo decennio e dobbiamo essere pronti ad attuarla attraverso investimenti comuni, regole più adatte e un miglior coordinamento, non solo durante le crisi”. Il premier italiano, Mario Draghi, e il presidente francese, Emmanuel Macron, firmano insieme un articolo sul Financial Times, un fatto inedito ma denso di significato circa la determinazione dei due Paesi a lavorare per cambiare le regole e le politiche economiche dell’Ue. “La capacità di utilizzare la politica di bilancio per proteggere i nostri cittadini e trasformare le nostre economie è stata ed è tuttora un elemento centrale di questa strategia”, scrivono. Ma adesso “insieme agli altri Stati membri dell’Ue, una volta definiti principi e obiettivi macroeconomici comuni, dovremo discutere di quale sia il modo migliore per tradurli in politiche di bilancio adeguate”. Il pensiero di Draghi e Macron è per il  Patto di Stabilità, le cui condizioni sono attualmente sospese per via della crisi pandemica, sia per quanto riguarda i limiti di spesa pubblica degli Stati che per il rapporto debito-Pil.

 

Quello che Italia e Francia chiedono con una voce sola  – e il Trattato del Quirinale firmato a Roma il 26 novembre ha dato una spinta di rilevo all’asse Roma-Parigi – è di “accelerare il programma di riforme e completare la trasformazione” in atto “con investimenti su larga scala nella ricerca, nelle infrastrutture, nella digitalizzazione e nella difesa. Già prima della pandemia”, aggiungono i due leader, “le regole di bilancio dell’Ue andavano riformate. Sono troppo opache ed eccessivamente complesse. Hanno limitato il campo d'azione dei governi durante le crisi e sovraccaricato di responsabilità la politica monetaria. Non hanno creato gli incentivi giusti per dare priorità a una spesa pubblica che guardi al futuro e rafforzi la nostra sovranità, ad esempio gli investimenti pubblici”. Dunque, è il momento di un cambio di passo, radicale. “Avremo bisogno di politiche di bilancio credibili, trasparenti e in grado di contribuire alla nostra ambizione collettiva di avere un'Europa più forte, più sostenibile e più giusta. Non c’è dubbio”, rimarcano, “che dobbiamo ridurre i nostri livelli di indebitamento. Ma non possiamo aspettarci di farlo attraverso tasse più alte o tagli alla spesa sociale insostenibili, né possiamo soffocare la crescita attraverso aggiustamenti di bilancio impraticabili”.

 

Quale ricetta propongono Italia e Francia? In sostanza quella “di mantenere sotto controllo la spesa pubblica ricorrente attraverso riforme strutturali ragionevoli”. Dalle pagine del noto quotidiano economico britannico Draghi e Macron sottolineano che “Così come non abbiamo permesso che le regole ostacolassero la nostra risposta alla pandemia, allo stesso modo non dovranno impedirci di intraprendere tutti gli investimenti necessari”. Il tema è complesso, il percorso difficile. Ma stavolta qualcosa si muove verso una nuova governance economica, e il Next Generation Eu ha segnato un punto di non ritorno. La crisi economica innescata dalla pandemia sembra, infatti, aver modificato la visione di una parte dell’Unione rispetto ad alcuni problemi strutturali, come il debito pubblico. Non è un segreto per nessuno che la soglia del rapporto debito-Pil e deficit –Pil imposto dal PSC e il pareggio di bilancio abbiano obbligato molti Paesi a tagli drastici alla spesa sociale. Con una conseguente compressione di alcuni diritti, come quello alle cure. Ecco, il coronavirus ha drammaticamente messo in luce le falle del sistema. E acceso i riflettori sull’importanza del diritto alla salute e sull’esistenza di un sistema di protezione sociale che va rafforzato, non indebolito.  

 

Questo significa che pensare ad un ritorno alle politiche di austerity, che di fatto hanno impedito la crescita, come se nulla fosse accaduto, è anacronistico Gli Stati Ue potranno permettersi di fare nuovi investimenti solo aumentando la spesa pubblica anche a costo, come adesso, di fare ulteriore debito. Il debito, insomma non deve essere un impedimento. La sua riduzione non passa dai tagli ai bilanci ma dalla crescita e la crescita passa dagli investimenti.  Draghi e Macron su questo sono chiari. Ora l’importante, rispetto alla “consultazione lanciata dalla Commissione Europea sul futuro delle regole di bilancio dell’Ue” è portare avanti “una discussione approfondita, non offuscata da ideologie, con l’obiettivo di servire al meglio gli interessi dell'Ue”.

 

Intanto buone notizie per l’Italia arrivano da Bruxelles relativamente al Piano nazionale di ripresa . E’ arrivato, infatti, il via libera alle rate semestrali riconosciute all’Italia. Paolo Gentiloni, commissario per l'Economia, dopo la firma del ministro Daniele Franco ha siglato gli Operational Arrangements (OA) relativi al Pnrr. Draghi ha confermato: “L’Italia rispetta l’impegno a conseguire i primi 51 obiettivi entro la fine dell’anno, per presentare la domanda di pagamento della prima rata di rimborso, pari a 24,1 miliardi di euro”. In tutto gli obiettivi da centrare il prossimo anno saranno 102 per assicurarsi la terza rata dei fondi Ue, in tutto 40 miliardi. 

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