le varianti a confronto

Omicron e Delta, come distinguerle: sintomi, incubazione, cura

Le due varianti sono entrambe presenti, ma hanno caratteristiche diverse sia nei tempi di incubazione e sia nei sintomi. Ecco come capire di quale si tratta

Omicron e Delta, come distinguerle: sintomi, incubazione, cura

Continuano ad aumentare a ritmo costante i contagi Covid. Nelle ultime 24 ore si sono registrati poco più di 60 mila nuovi positivi, complice anche il minor numero di tamponi processati a cavallo del week end di Capodanno. Il tasso di positività è arrivato al 22%, anche grazie alla maggiore contagiosità della variante Omicron, sulla quale arrivano nuove informazioni dagli studi in corso.

Avrebbe, infatti, caratteristiche differenti anche per quanto riguarda il periodo di incubazione e il tipo di infiammazione che provoca.

Ecco cosa sappiamo finora della nuova mutazione, che sta prendendo il sopravvento rispetto alla Delta.

 

Tempi di incubazione

La variante Omicron, secondo i dati raccolti finora, avrebbe un tempo di incubazione ridotto rispetto alla Delta: se la mutazione prevalente finora necessitava di 4/6 giorni, con Omicron sarebbe ridotto a 3.

 

Più contagiosa, ma meno aggressiva

Un altro dato che emerge e viene confermato da continui studi – ultimi in ordine di tempo quelli che provengono dal Regno Unito – la variante Omicron sarebbe meno aggressiva. Significa che i “danni” potenziali sarebbero più lievi. Come spiegato al Corriere della Sera da Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche, anche "Uno studio dell’Università di Hong Kong mostra che, nonostante Omicron si moltiplichi molto più rapidamente nei bronchi rispetto a Delta, questo non succede nei polmoni che di solito sono risparmiati. Gli scienziati hanno svolto i test su colture cellulari dell’apparato respiratorio umano. È una prima conferma scientifica a quanto osservato in Sudafrica, dove la variante è stata individuata la prima volta e ha cominciato a diffondersi. I sintomi descritti appaiono lievi: mal di gola, congestione nasale, tosse secca e dolori muscolari”.

La perdita di gusto e olfatto è meno frequente.

 

Meno ospedalizzati

Ciononostante la guardia resta alta, soprattutto per la velocità di trasmissione. Se, infatti, è vero che i sintomi del contagio da Omicron sono più lievi, non va dimenticato che si parla di numeri maggiori di persone coinvolte e questo potrebbe creare problemi negli ospedali: “Una piccola percentuale di pazienti gravi su un enorme numero di contagiati è rilevante. Se, per esempio, i positivi a Omicron con sintomi fossero un milione e di questi l’1% finisse in ospedale, staremmo parlando di 10 mila persone. E se fosse il 10% a richiedere il ricovero, la cifra aumenterebbe addirittura a 100 mila!” spiega Remuzzi.

A rassicurare, però, sono altri due studi preliminari condotti in Scozia e Inghilterra, che mostrano che la nuova variante è associata a una minor ospedalizzazione dei pazienti (- 40/60%). Anche in Sudafrica, da dove proviene la variante e dove il tasso di vaccinazioni è molto basso (inferiore in media al 20%), il picco epidemico è stato raggiunto, senza registrare un aumento sensibile di decessi e ospedalizzazioni.

 

Cosa fare in caso di contagio

In caso si sospetti di essere stati contagiati, alla comparsa dei primi sintomi occorre sottoporsi a un tampone e isolarsi, contattando il proprio medico.

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