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L’occupazione cresce ma le sfide del Paese sono ancora tante

L’Istat registra 64mila occupati in più a novembre rispetto al mese precedente. Dati positivi ma restano sul tappeto le incognite energia ed inflazione

L’occupazione cresce ma le sfide del Paese sono ancora tante

Oggi dall’Istat arrivano notizie positive. Il tasso di disoccupazione a novembre è sceso di 0,2 punti rispetto al mese precedente e si attesta al 9,2%. In relazione allo stesso mese del 2020 il calo registrato è di 0,4 punti. In particolare, tra i giovani fino a 24 anni il calo congiunturale è di 0,2 punti, con una disoccupazione che scende al 28%. Nel complesso gli occupati tornano sopra i 23 milioni per la prima volta da quando è iniziata l’emergenza Covid e nell’ultimo mese aumentano di 64 mila unità, mentre sono più di 495 mila rispetto a novembre 2020. Come dicevano, si tratta di dati che lasciano ben sperare ma che vanno presi con le pinze, tenendo conto della situazione generale del Paese e del complesso contesto determinato da un quadro pandemico in grado di condizionare ancora molto la crescita.

 

Come attestato anche dalla Commissione Europea, l’Italia è il Paese che nell’ultimo anno sta crescendo più in fretta rispetto a qualunque altro momento dall’inizio di questo secolo. Un dato straordinario che consegna ai vertici di governo la responsabilità di mantenerlo e, allo stesso tempo, di realizzare la grande sfida che ci attende: riuscire a spendere ben 222 miliardi di risorse - che stanno già arrivando, la prima tranche da 25 miliardi è stata incassata - del Next Generation Eu. Una cifra enorme che offre la possibilità di approdare alla transizione digitale e a quella verde con dei finanziamenti irripetibili. Quasi 69 miliardi per la transizione ecologica e 49 per la digitalizzazione e l’innovazione. Siamo di fronte a un’opportunità di creare nuova occupazione fuori dubbio di portata eccezionale. Anche se la vera sfida è renderla stabile, duratura e qualificata. 

 

A dicembre lo stesso Istituto Nazionale di Statistica ha certificato che le stime sul Pil migliorano: il prodotto interno lordo è al + 6,3% mentre dovrebbe attestarsi al 4,7% l’anno prossimo. Tutti i maggiori Istituti internazionali confermano le stime al rialzo ponendo l’Italia nel pieno di un circolo virtuoso. Il quale, va detto, è stato determinato da diverse con-cause: il balzo seguito ai lockdown del 2021, le politiche espansive della Banca centrale europea, la possibilità di derogare al Patto di Stabilità. In particolare, Francoforte si è mossa per immettere sul mercato una ingente quantità di liquidità con l’acquisto di titoli pubblici e privati per aiutare gli Stati in difficoltà per l’emergenza sanitaria e la crisi economica. Con la conseguenza che si è determinata una sorta di ‘dipendenza’ dalle strategie dell’Eurotower che prima o poi stringerà i cordoni della borsa, anche se con meno fretta rispetto alla Federal Reserve. Sul quadro generale incombe poi il pericolo inflazione. Altra incognita di peso di cui l’Italia dovrà tener conto e che, secondo alcuni analisti, la transizione verde e l’aumento dei costi dell’energia potrebbe addirittura far aumentare.

 

Insomma, non è tutto oro quello che luce. E seppure l’Italia è tra i Paesi Ue quello che più sta godendo di un momento economico favorevole non c’è da abbassare la guardia. Ci rimangono da guadare ancora parecchi esami. Peraltro mancano all’appello riforme fondamentali, a cominciare da quella sugli appalti. 

 

Bruxelles guarda con molta attenzione all’Italia visto che è il primo beneficiario delle risorse europee. E anche gli investitori stranieri sono molto interessati a quello che accade a Roma. Ma l’attuale incertezza politica e l’attesa per l’esito della partita del Quirinale complicano il quadro. La stabilità istituzionale è un fattore di enorme importanza in economia e il Paese dovrà dar prova saperla garantire. Ne vale la svolta economica, il salto nella modernità e il futuro di intere generazioni. 

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