Il verdetto

Il caso Djokovic, ore decisive: cosa c’entra l’agente italiano

Oggi la decisione finale sull’espulsione del tennista serbo, di nuovo in stato di fermo. Rafa Nadal commenta: “Sarà un bel torneo con o senza di lui”

Il caso Djokovic, ore decisive: cosa c’entra l’agente italiano

Il braccio di ferro tra il numero 1 al mondo del tennis e le autorità australiane prosegue, anche se tra poche ore arriverà al capolinea, con la decisione finale del giudice: Djokovic ha impugnato la disposizione di revoca del visto, emessa dal Governo australiano, e nelle scorse ore è stato sentito dai funzionari dell'immigrazione.

Il primo effetto del nuovo scontro tra Novak Djokovic e l’esecutivo di Camberra è stato il suo ritorno in stato di fermo al Park Hotel di Melbourne.

Il caso è arrivato alla Corte Federale e l'udienza decisiva è in programma alle 9.30 di domenica mattina in Australia, stasera alle 23.30 ora italiana.

Intanto spunta una presunta “responsabilità” di un agente italiano nel compilare il formulario per l’accesso agli Australian Open, che per il tennista spagnolo Rafa Nadal sarà comunque un bel torneo, “con o senza Djokovic”.

 

Riuscirà a giocare lunedì Djokovic?

Ormai il conto alla rovescia è entrato nel vivo: il tennista serbo dovrebbe giocare la prima partita degli Australian Open lunedì 17 gennaio, ma per poterlo fare deve attendere la decisione della Corte Federale sul suo visto, che le autorità di Camberra hanno negato per la seconda volta. Al secondo rifiuto per Novak Djokovic è scattato un nuovo fermo, che i suoi legali hanno impugnato.

Accanto a lui rimane lo staff, di cui fa parte anche un manager italiano, Edoardo Artaldi, che avrebbe un ruolo cruciale sia in quello che per Djokovic sarebbe stato un “errore umano”, sia nella donazione che il campione serbo fece a Bergamo nel pieno dell’emergenza sanitaria da Covid in quella zona d’Italia, nella prima ondata pandemica.

 

Chi è Edoardo Artaldi

In Australia accanto a Novak Djokovic c’è l’agente italiano Edoardo Artaldi insieme alla compagna Elena Cappellaro. Si conoscono dal 2009, quando il manager che lavorava per la Sergio Tacchini concluse un accordo di sponsorizzazione con il tennista serbo, come ricorda il Corriere della Sera. Il rapporto, per, è proseguito anche quando il tennista ha lasciato il brand. “Praticamente viviamo assieme 24 ore su 24 e sette giorni su sette. Cerchiamo di essere il più professionali possibile ma il rapporto ormai è piuttosto personale. Elena e io cerchiamo di creare l’atmosfera di cui ha bisogno, visto il tanto tempo che passa in giro per il mondo e lontano dalla famiglia” aveva rivelato tempo fa lo stesso Artaldi a un’emittente australiana.

 

L’errore è stato del manager italiano?

Ora, però, sembrerebbe che Djokovic abbia attribuito ad Artaldi la responsabilità dell’“errore umano” nella compilazione del formulario all’origine dei problemi col visto, perché non avrebbe riferito di un precedente viaggio dalla Serbia alla Spagna. “Quanto alla questione del formulario di viaggio – ha scritto Djokovic nella sua dichiarazione su Instagram — è stata presentata dalla mia équipe in mio nome, come ho detto ai funzionari dell’immigrazione al mio arrivo, e il mio agente presenta le sue sincere scuse per l’errore amministrativo compiuto quando ha spuntato la casella sbagliata a proposito dei miei spostamenti prima di venire in Australia”, come ricorda il Corriere della Sera.

 

Djokovic e la donazione all’ospedale di Bergamo

Ci sarebbe sempre Artaldi, però, dietro la donazione del campione serbo nel 2020 agli ospedali bergamaschi. Come spiega il quotidiano di via Solferino, infatti, “Il cugino di Artaldi è Massimo Borelli, primario del reparto di anestesia e rianimazione dell’Ospedale di Treviglio”. Djokovic non avrebbe voluto rendere pubblica la donazione, “ma dall’ospedale ci hanno chiesto di poterne dare notizia, per ringraziare lui e per spingere altri a fare lo stesso” riferiva Artaldi.

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