Strade sbarrate

Débacle c. destra, per Casellati solo 382 voti. Riprende quota Draghi

Umiliazione per il king maker Salvini. Anche la maggioranza di governo rischia, l’unica strada è riallacciare il dialogo. Tra poco via al sesto scrutinio

Débacle c. destra, per Casellati solo 382 voti. Riprende quota Draghi

Débacle del centrodestra in Aula alla quinta votazione per il capo dello Stato. La presidente del Senato, Maria Elisabetta Casellati, prende solo 382 voti, il che significa che più di settanta parlamentari dello schieramento che guida Matteo Salvini non hanno votato per il candidato ufficiale proposto oggi a Montecitorio. Una mossa che testimonia il forte dissenso che si respira tra Lega, Fratelli d’Italia e azzurri e che segnala una crisi di leadership. I voti sicuramente sono stati molto al di sotto delle aspettative e la seconda carica dello Stato ne esce con una durissima sconfitta. Nello scrutinio di oggi 46 preferenze sono andate anche a Sergio Mattarella, 38 al magistrato Nino Di Matteo, 8 a Silvio Berlusconi, 7 alla ministra della Giustizia Marta Cartabia, 6 a Pier Ferdinando Casini. Le schede bianche sono state 11. Gli astenuti 406. Presenti 936 grandi elettori. Tra poco, alle 17, si vota per la sesta volta.

 

L’altro dato che emerge in questa prima parte della giornata con una certa prepotenza è che la maggioranza di governo non sta reggendo. Le divisioni sono talmente forti che adesso riscostruire un minimo di dialogo e in poco tempo è difficile. Si susseguono riunioni, incontri, telefonate. Il voto di oggi ha conclamato che le prove di forza non servono. Il muro contro muro ha causato un indebolimento dell’alleanza di centrodestra e anche del potere contrattuale del leader della Lega. La sua regia sta facendo acqua e minando anche gli equilibri del governo di unità nazionale.

 

Il vertice del centrodestra convocato per il primo pomeriggio dal segretario di via Bellerio “per fare il punto dopo il voto della mattinata, e decidere come proseguire” ancora non è iniziato. Salvini continua ripetere che la Lega ha votato compatta, defaillances sono attribuite alle altre forze della coalizione, Forza Italia e il partito della Meloni. Il sospetto è che una resa dei conti sia dietro l’angolo.

 

Cosa accadrà adesso? La seconda votazione con molta probabilità andrà a vuoto. Sappiamo che i leader di Pd, M5s e Leu, questa mattina hanno disertato l'incontro proposto dal Carroccio. Da verificare quale sarà l’atteggiamento dopo la bocciatura della Casellati. Di sicuro adesso il king maker Salvini è molto indebolito ed Enrico Letta, Giuseppe Conte e Roberto Speranza potrebbero avere la capacità politica di tessera da capo una tela che consenta in qualche modo di sbloccare la situazione. Ma ora tutto ricomincia da capo e bisognerà contarsi ancora.

 

Di certo, sta riprendendo quota la candidatura di Mario Draghi. Sullo sfondo rimane anche la possibilità per il Parlamento di votare Mattarella, ma è risaputo che il presidente continua a mantenere il punto sulla sua indisponibilità. Nulla è escluso in politica. Il capo della Lega finora si è opposto alla possibilità di spostare il premier da Palazzo Chigi, ma potrebbe capitolare. Anche Berlusconi potrebbe aprire, mentre Giorgia Meloni non avrebbe problemi a votarlo.

 

Nei giallorossi non c’è dubbio che Pd e Leu sarebbero favorevoli all’opzione Mario Draghi al Quirinale. Rimarrebbe in balia di acque agitate la nave Cinque Stelle, che ad oggi stenta ancora a trovare una rotta unitaria.

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