Le regole cambiate in corsa

Gas russo, l’Ue dice no al pagamento in rubli. Putin guarda all’Asia

L’Armenia inizia a pagare il combustibile della Federazione in valuta russa. Bruxelles studia soluzioni. In Italia fa discutere l’acquisto dall’Egitto

Gas russo, l’Ue dice no al pagamento in rubli. Putin guarda all’Asia

Mosca è pronta a rimpiazzare gli acquirenti europei aprendo all’export del suo gas verso Est e verso Sud. Dunque, una virata che guarda al mercato asiatico per sopperire alle esportazioni che verrebbero a mancare se, e quando, l’Ue rinuncerà al combustibile fossile che arriva dalla Federazione. Vladimir Putin dà per scontato che “in futuro le consegne di gas in Occidente diminuiranno”.

 

Oggi, intanto, si è appresa la notizia che l’Armenia ha iniziato a pagare il gas di Mosca in rubli. Il ministro dell'Economia Kerobyan ha spiegato che il prezzo sarà in dollari, ma il pagamento sarà effettuato nella valuta moscovita. Dall’Italia il numero uno della Farnesina, Luigi Di Maio, fa sapere che il nostro Paese “non può sottostare al ricatto dei rubli”. In ogni caso, stando a quanto riferisce il New York Times, l’Ue starebbe preparando un embargo graduale alle importazioni di prodotti petroliferi russi, ma la misura non verrà varata fino all’esito dell’elezioni presidenziali francesi, il cui ballottaggio si svolgerà domenica 24 aprile. L’ipotesi è molto probabile, visto che la Francia è presidente di turno del Consiglio dell’Unione. La riconferma o meno di Emmanuel Macron all’Eliseo ha il suo rilievo negli equilibri tra gli Stati membri, che hanno inevitabilmente il loro peso su decisioni così importanti. Sono settimane che si discute in Ue: l’embargo non è escluso ma si prende tempo. Germania e Ungheria in questo momento si oppongono fortemente a uno stop radicale dell’import degli idrocarburi che arrivano dalla Russia. Il loro veto potrebbe ostacolare qualunque accordo futuro, anche a breve termine, per interrompere i contratti con Mosca. 

 

Ma la norma dei pagamenti del gas in banconote russe, che Putin ha stabilito con un decreto che dovrebbe entrare in vigore a maggio, è tutt’altro che secondaria. Semmai il capo del Cremlino dovesse davvero applicarlo è chiaro che i Paesi europei che si riforniscono dalla multinazionale Gazpron, controllata dallo Stato, si troverebbero in una difficoltà oggettiva. Anche se la decisone dell’autocrate viola tutti gli atti negoziali in essere, il potere di chiudere i rubinetti delle forniture che passano dalle pipeline russo-europee è nelle sue mani. 

 

Il governo Draghi, a fronte di questo scenario, si è già attivato per incrementare gli acuisti di gas da Qatar, Azerbaijan e da alcuni Paesi dell’Africa come Congo ed Egitto. Ma stanno facendo discutere alcune scelte che ricadano sul Cairo e che si incrociano con il caso Regeni, il ricercatore italiano barbaramente ucciso dai servizi segreti egiziani. Sull’acquisto del gas di Al Sisi si è aperto un dibattito molto spinoso tra le forze di maggioranza, con il segretario del Pd, Enrico Letta, che ha chiesto al governo “di essere molto più forte ed esigente nei confronti dell’Egitto. La vicenda Regeni”, ha affermato, “è simbolo della necessità di difendere i diritti umani e di fare giustizia”. Fonti di Palazzo Chigi sottolineano che l’accordo sul gas dell’Egitto, Paese che ricordiamo come la Russia è governato da un dittatore, è tra due aziende, in particolare tra l’Eni e una società del Cairo. Viene escluso un ripristino delle normali relazioni istituzionali con Roma.  

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