Spy Story

Putin, Trump, Conte: ombre su caso Barr e spedizione sanitaria russa

L’ex premier si difende: “Accuse infami”. Ma nei dossier diversi punti oscuri. Il Copasir sul segretario Usa a Roma nel 2019: “Non servono approfondimenti”

Putin, Trump, Conte: ombre su caso Barr e spedizione sanitaria russa

Un intreccio tra spionaggio e controspionaggio dai contorni ancora poco chiari, come è d’uopo in tutte le spystory che si rispettino. Da un lato, le due visite nel 2019 del segretario alla Giustizia americano William Barr, a Roma per incontrare i vertici dei servizi segreti italiani. L’allora inquilino della Casa Bianca, Donald Trump, era convinto di un coinvolgimento dell’Italia nel Russiagate che nel 2016 avrebbe danneggiato il tycoon, che pure quelle elezioni le vinse contro Ilary Clinton. La presenza del ministro della Giustizia con poteri di supervisione sul Federale Bureau of Investigation, ovvero sull’FBI, è avvolta da mistero. Dei suoi incontri con l’allora capo del Dis, Gennaro Vecchione, non era a conoscenza una parte dell’Intelligence italiana ma il presidente del consiglio Giuseppe Conte sì. Anche se lo stesso nega nella maniera più categorica di sapere di una cena in un ristorante della Capitale tra il ministro di Trump e Vecchione. Dall’altro lato, la missione sanitaria russa del marzo 2020 in piena pandemia Covid. Una spedizione più militare che per aiuti medici, acclarata dalla presenza nella delegazione inviata da Mosca di 230 militari e di poche decine di medici. 

 

Il comune denominatore di entrambi i casi, di cui è stato investito il Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica,  è la particolare vicinanza dei due esecutivi guidati da Giuseppe Conte alla Russia di Vladimir Putin. Peraltro, sia nel governo gialloverde, quello in cui i grillini erano alleati con la Lega di Matteo Salvini, sia nell’esecutivo giallorosso formato dall’asse Movimento Cinque Stelle-Pd, Conte tenne per sé la delega ai Servizi segreti scatenando non poche polemiche sull’opportunità politica di quella scelta. Il feeling con i russi spiegherebbe perché Trump cercasse in Italia alcune informazioni sul Russiagate, riscontrando in quella circostanza un certo spirito di collaborazione da parte dell’inquilino di Palazzo Chigi.  Non può essere una coincidenza il tweet del 27 agosto del 2019 in cui il presidente americano scrisse un messaggio augurandosi che ‘Giuseppi’ Conte venisse confermato a Palazzo Chigi. William Barr, già a Roma il 15 di agosto, sarebbe ritornato poco dopo, il 27 settembre, aggirando secondo il New York Times i protocolli diplomatici. Il governo italiano si sarebbe dimostrato particolarmente vicino all’amministrazione Trump che era alla ricerca di dossier da usare in campagna elettorale contro i democratici.

 

Nonostante i diversi punti ancora oscuri il Copasir ha deciso di non proseguire le indagini sul caso della doppia visita del ministro Usa a Roma e dei suoi incontri con il capo del Dis, Vecchione. Ha deliberato anche di non convocare nuovamente Giuseppe Conte perché “non servono ulteriori approfondimenti”. Mentre resta aperto il dossier sull’operazione dei russi del marzo 2020, che atterrarono all’aeroporto di Pratica di Mare verosimilmente per un tentativo di spionaggio in alcune basi militari, mascherato da missione a scopi sanitari. L’ex premier grillino ha riferito al Copasir di una telefonata intercorsa il 21 marzo con Putin che offrì il suo aiuto all’Italia in piena emergenza Covid. Il giorno dopo gli aerei di Mosca atterrarono in tempi record sul suolo italiano. 

 

L’ex premier, intervistato durante la trasmissione de la 7 ‘Otto e mezzo’, afferma di avere “sempre seguito l’interesse nazionale” e che “è un’infamità metterlo in discussione”. Quello che sembra certo è che le due storie sono tutt’altro che chiarite. Ma un dubbio può essere fugato: il governo italiano è stato tra quelli europei il più comprensivo con Mosca negli anni di presidenza Conte. La politica estera italiana è ritornata filo-atlantica con l’arrivo di Mario Draghi.

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