Economia di guerra

Nuove sanzioni Ue contro la Russia, sì all’embargo sul petrolio

Fmi: attenzione alla recessione con stop al gas di Mosca. Bundesbank: fermare le forniture costerebbe alla Germania 180 mld di euro in perdita di produzione

Nuove sanzioni Ue contro la Russia, sì all’embargo sul petrolio

L’Unione Europea è pronta a varare il sesto pacchetto di sanzioni contro la Russia, allo studio c’è l’embargo petrolifero ma non quello sul gas.  La settimana prossima dovrebbe essere cruciale per le nuove misure. E’ probabile che Bruxelles consideri un periodo durante il quale gradualmente si chiuderanno le importazioni di petrolio, così come accaduto per il carbone. All’esame delle più importanti istituzioni europee anche l’allargamento della lista delle banche della Federazione escluse dal sistema Swift. 

 

Nei giorni in cui il Fondo Monetario internazionale stima una contrazione del Pil russo dell’8,5% e la governatrice della Banca centrale, Elvira Nabiullina, ammette che “il periodo in cui l’economia russa può vivere di riserve è finito”, la tensione sulla tenuta del Paese aumenta. Putin non cede e continua a dare una versione ottimistica della situazione, contando su un sovranismo economico che, nell’era della globalizzazione, si presenta molto irrealistico. Le ripercussioni del regime sanzionatorio dell’Occidente stanno investendo adesso l’economia reale. In termini pratici questo significa che le ricadute si fanno sentire su imprese e famiglie. E dopo 58 giorni di guerra l’Europa intende continuare a colpire Mosca sul piano economico, pur consapevole che l’unica misura davvero efficace, quella definitiva, resta l’embargo sul gas. Ma a questo Bruxelles e buona parte dei Paesi membri non sono pronti. 

 

Il Fondo Monetario Internazionale, intanto, avverte sul rischio recessione in Europa in caso di stop alle forniture di gas della Russia. Anche Bundesbank, la Banca centrale tedesca, lancia l’allarme almeno per quanto riguarda la Germania. Un divieto immediato alle importazioni del combustibile fossile di Putin costerebbe a Berlino 180 miliardi di euro nel 2022 in perdita di produzione. Con un impatto sul Pil del 5% nel 2022, innescando un'impennata dei prezzi dell’energia e una delle recessioni più profonde degli ultimi decenni. Dunque, per i banchieri centrali tedeschi le previsioni sono pessimistiche e riferiscono di un quadro non gestibile senza l’approvvigionamento del gas che arriva dal Paese degli undici fusi orari. Una posizione destinata a riaccendere il confronto tra i Ventisette. L’esito della discussione non è affatto scontato. Secondo il ministro dell’Economia, Robert Habeck, la Germania sarà in grado di far a meno del gas russo solo entro il 2024. Secondo i dati del governo Scholz prima della guerra in Ucraina, la Russia rappresentava il 55% di tutte le importazioni di gas tedesche. 

 

L’economia europea subisce i contraccolpi del conflitto in Ucraina. L’inflazione sale e la crescita rallenta, mentre il problema del caro energia non trova una risposta univoca da parte delle istituzioni di Bruxelles. Il quadro resta estremamente incerto perché nessuno sa quanto la guerra durerà. Da questo dipende il permanere dell’instabilità politica ed economica, con tutto ciò che ne consegue in termini di capacità di prendere decisioni di medio e lungo termine. Vecchi equilibri si stanno rompendo nello scenario internazionale e di nuovi se ne stanno creando ma il contesto è ancora troppo mutabile. Ogni prospettiva è destinata a cambiare in tempo davvero breve.

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