EditorialiOpinioniAnalisiInchiesteIntervisteScenariFirme
elezione d’oltralpe

Macron europeista e la Francia First: le due anime dell’Eliseo

Il presidente vince ma non trionfa e adesso guarda soprattutto all’Unione europea e ai suoi equilibri interni. Il punto di osservazione resta lo stesso

Macron europeista e la Francia First: le due anime dell’Eliseo

Europa e Francia, due destini incrociati nel nome di Emmnauel Macron. La conferma all’Eliseo del fondatore del movimento En marche è una vittoria per gli europeisti contro il fronte nazionalista di Marine le Pen. Che pure raggiunge il risultato storico del 41 per cento. Ma si può davvero affermare che con altri cinque anni di presidenza Macron l’Ue sarà più unita, equilibrata, pronta a raccogliere le sfide, alcune davvero drammatiche, che la contemporaneità sta presentando?


La prima telefonata da presidente bis Macron l’ha fatta al cancelliere Olaf Schoz, a riconferma di quell’asse franco-tedesco che ha rappresentato, e rappresenta tuttora, il perno delle scelte politiche ed economiche nelle istituzioni di Bruxelles. Un asse che negli ultimi sedici anni ha avuto la sua punta più avanzata in Angela Merkel, e rispetto alla quale Parigi ha mantenuto un ruolo di supporto sostanziale. Anche quando gli interessi francesi e quelli tedeschi non sono stati perfettamente coincidenti Parigi ha fatto la sua parte, ma non senza attendere l’occasione proficua per ribaltare i poteri di forza con Berlino.

 

Adesso i tempi sono maturi. Qualche accenno il capo dell’Eliseo lo aveva già dato quando l’era Merkel si stava concludendo e si apriva in Germania quel lungo periodo di transizione per il passaggio dalle elezioni politiche alla formazione della nuova coalizione di governo (data da socialdemocratici, verdi e liberali), guidata appunto da Scholz.  Circa un anno in cui il presidente francese ha cominciato a muoversi con maggiore sintonia con l’Italia, rivolgendo verso Roma una certa attenzione. A novembre 2021 è stato firmato il Trattato del Quirinale, a cui i due Paesi lavoravano da tempo non senza qualche attrito. Un modo per tastare il terreno, e muoversi in maniera più disinvolta rispetto alla presenza tedesca e al Trattato dell’Eliseo, che nel 1963 Charles de Gaulle e Konrad Adenauer firmarono per scolpire nella storia l’alleanza tra due Nazioni che erano state nemiche. Nel 2019 ad Aquisgrana Macron e Merkel quel patto lo hanno rinnovato.


Ma adesso che Angela non è più sulla scena politica e l’attuale leadership tedesca è ben lontana dal carisma e dai traguardi della cancelliera della Cdu, è Macron che tesse la tela dei rapporti nel Vecchio Continente. E fuori da esso. Complici il semestre di presidenza francese al Consiglio dell’Unione e la guerra dei russi contro l’Ucraina. E’ lui che parla con Vladimir Putin, unico in questa immane tragedia ad avere relazioni dirette con il capo del Cremlino. Un ruolo che si è ritagliato più a livello politico che istituzionale, scavalcando spesso e volentieri i presidenti della Commissione Europea, Ursula Von der Leyen, e del Consiglio Europeo, Charles Michel.


Per dirla tutta, possiamo affermare che l’ex ministro dell’Economia, che ha conquistato l’Eliseo per due volte, prima di lui ci era riuscito solo Jacques Chirac, è più forte in Europa di quanto non lo sia in patria. La Francia sta vivendo enormi fratture sociali. Due anni di pandemia hanno avuto conseguenze durissime per buona parte della popolazione d’Oltralpe, le manifestazioni dei gilet gialli ne sono l’evidenza. A giugno si vota per le elezioni parlamentari, il primo vero banco di prova di questo secondo mandato macroniano, in ballo ci sarà la formazione del nuovo governo. Dal 2017 il presidente ha perso 3 milioni di voti e a fare la differenza per la sua vittoria è stato parte dell’elettorato, molto giovane, del leader di France Insoumise, Jean Luc Melenchon. Che pur di non mandare la Le Pen all’Eliseo ha preferito turarsi il naso e dare il voto ad un presidente che, persino nei suoi ambienti, non gode di particolare simpatia. L’altro nemico interno si chiama astensionismo e non è mai un buon segnale per la salute della politica. Ma i calcoli di Macron sono adesso di tutt’altra natura. Superato in qualche modo lo scoglio di giugno l’orizzonte a cui guarda, non senza determinazione e pervicacia, è l’Europa. Con il suo punto di osservazione: la Francia e i suoi interessi.

COPYRIGHT THEITALIANTIMES.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA