Liberazione

Le celebrazioni per il 25 aprile e le fratture sulla guerra in Ucraina

Il segretario Pd, Letta, contestato a Milano da gruppi antagonisti. Slogan contro Nato e Brigata ebraica. L’Anpi si dissocia, ma le polemiche vanno avanti

Le celebrazioni per il 25 aprile e le fratture sulla guerra in Ucraina

“Oggi tra gli storici c’è concordia nell’assegnare il titolo di resistente a tutti coloro che, con le armi o senza, mettendo in gioco la propria vita si oppongono a una invasione straniera, frutto dell’arbitrio e contraria al diritto, oltre che al senso stesso della dignità. Questo tornare indietro della storia rappresenta un pericolo non soltanto per l’Ucraina ma per tutti gli europei”. Le parole del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, risuonano da Acerra, in provincia di Napoli, come un monito in una festa di Liberazione scandita anche da proteste contro la Nato, la Brigata Ebraica e il segretario del Partito democratico. Contestazioni che da Roma a Milano alimentano le polemiche sorte mei giorni passati attorno alle parole del segretario dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, Gianfranco Pagliarulo. Che in un primo momento non ha riconosciuto la resistenza ucraina, per poi fare marcia indietro definendo “legittima la resistenza armata” nel Paese invaso dai carri armati russi.

 

Dai cortei che, numerosi, attraversano le principali città italiane si alza forte la richiesta di pace per l’Ucraina e della fine dell’offensiva dei soldati di Vladimir Putin. Ma, come accennato, non mancano le proteste di alcuni gruppi antagonisti al centrosinistra. Cori e offese molto dure si registrano contro Letta che, dalla manifestazione nazionale di Milano, si difende così: “Questo corteo è casa nostra, la Costituzione è casa nostra e lo è l’antifascismo. Questa è la democrazia. Rispetto quello che dicono ma siamo convinti che stiamo facendo le cose giuste. Anche la solidarietà al popolo ucraino è cosa nostra. Mattarella ha detto che in Ucraina c’è resistenza contro l’invasore russo”. Sulle critiche al Pd interviene il presidente dell’Anpi: si tratta di un “grave errore”, afferma. Ma poco dopo aggiunge che le bandiere di Nato e Usa presenti alle manifestazioni sono “inopportune”. 

 

Dunque, una giornata contrassegnata da spaccature a sinistra sulla scia di tensioni che evidentemente non si placano. In mattinata, il premier Mario Draghi, in piena sintonia con l’orientamento del Quirinale, aveva affermato: “Il 25 aprile è il giorno della gratitudine verso chi ha lottato per la pace e per la libertà dell’Italia dalla dittatura del nazifascismo. La generosità, il coraggio, il patriottismo dei partigiani e di tutta la resistenza sono valori vivi, forti, attuali. Oggi celebriamo la memoria della lotta e degli ideali della resistenza su cui la nostra pace è stata costruita”.

 

A settantasette anni dal giorno che ha posto le basi per la nascita della Costituzione repubblicana le celebrazioni cadono nel pieno di una guerra drammatica che sta colpendo l’Europa orientale. Più di tutte contano allora le parole che proprio il capo dello Stato pronuncia dalla cittadina campana dove i nazisti commisero l’ennesimo eccidio: “Nelle prime ore del 24 febbraio siamo stati tutti raggiunti dalla notizia che le forze armate russe avevano invaso l’Ucraina, entrando nel suo territorio”, dice il presidente. “Come tutti, quel giorno, ho avvertito un pesante senso di allarme, di tristezza, di indignazione. A questi sentimenti si è affiancato subito il pensiero agli ucraini svegliati dalle bombe. Pensando a loro mi sono venute in mente queste parole: ‘Questa mattina mi sono svegliato e ho trovato l’invasor’”. Con incredibile tenacia Mattarella rammenta all’intera comunità nazionale la canzone dei partigiani italiani che molti popoli hanno fatto propria, compresi migliaia di profughi ucraini che ieri hanno manifestato per le vie di Cracovia: “Sappiamo tutti da dove sono tratte queste parole. Sono le prime di Bella ciao”. 

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