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il caso

Chi sono i mercenari italiani in Ucraina e il “caso Vavassori”

L’ex calciatore, nato in Russia e adottato in Italia, sarebbe ancora vivo e accanto agli ucraini. Ma chi sono i “mercenari” connazionali di cui parla Mosca

Chi sono i mercenari italiani in Ucraina e il “caso Vavassori”

Prima l’allarme, poi la rassicurazione: Ivan Luca Vavassori sarebbe ancora vivo e il "il suo team è sopravvissuto".

Ad aprire le speranze che le sue condizioni siano buone e soprattutto che non sia rimasto vittima nel conflitto in Ucraina è un aggiornamento sul profilo social dello stesso foreign fighter italiano, dopo un allarme – sempre social – sul fatto che di cui si erano perse le tracce.

Ma non si tratta dell’unico italiano che sta combattendo al fianco degli ucraini. Nelle scorse ore erano state le autorità russe a parlare di 10 vittime tra connazionali impegnati a difesa di Kiev, mentre a marzo era scomparso un militante di centri sociali della provincia di Venezia, Edy Ongaro, rimasto ferito mortalmente da una bomba a mano.

Ma è giallo sulla sorte e il numero di altri connazionali.

 

Vavassori è vivo

Dopo un “black out” durato fin troppo a lungo, con assenza di notizie sulle condizioni di Ivan Luca Vavassori, nelle scorse ore è arrivata la prima rassicurazione: "Ciao a tutti, il team di Ivan è ancora vivo. Stanno cercando di tornare indietro. Il problema è che sono circondati da forze russe, così non sanno quando e quanto tempo ci vorrà per tornare indietro. Ci sono 5 persone morte e 4 feriti, ma non conosciamo i loro nomi", si legge in un messaggio, comparso sui social, in inglese.

 

L’allarme sulla scomparsa

A preoccupare, invece, era stato un altro post sui social, in particolare Instagram, in cui si leggeva della mancanza di notizie sul giovane ex calciatore. “Ci dispiace informarvi - si leggeva - che la scorsa notte, durante la ritirata di alcuni feriti in un attacco a Mariupol, due convogli sono stati distrutti dall’esercito russo. In uno di questi c’era forse anche Ivan, insieme col 4° Reggimento. Stiamo provando a capire se ci sono sopravvissuti. Vi informeremo attraverso le due pagine Instagram e Facebook che Ivan ci ha lasciato a gestire”.

 

Chi è Ivan Luca Vavassori

Nato in Russia, vicino a Mosca, 29 anni, Ivan Luca Vavassori è figlio adottivo di Pietro (ex patron della Pro Patria Calcio) e di sua moglie Alessandra Sgarella. Il cognome della madre era balzato sulle prime pagine dei giornali nel 2011, quando era scomparsa. Ancor prima, negli anni ’90, l’imprenditrice piemontese era stata sequestrata dalla ‘ndrangheta.

Ivan è stato calciatore e ha ricoperto il ruolo di portiere in Lega Pro nella Pro Patria, nel Legnano e nel Bra. Allo scoppio della guerra in Ucraina, fin dalle primissime fasi dell’invasione da parte delle truppe di Mosca, aveva deciso di partire alla volta di Kiev, lasciando la Bolivia, dove si stava allenando con una squadra locale.

 

Dal calcio alla guerra

"La decisione di venire qui è stata presa perché quello che stava accadendo era disumano. Quando si passa a sparare a popolazione e bambini non si può stare fermi”, aveva raccontato a Sky TG24 in un’intervista via WhatsApp. "La nostra - aveva scritto sui social - sarà una missione suicida perché abbiamo pochissime unità contro un intero esercito, ma preferiamo provare. Quel che importa è morire bene, soltanto allora inizia la vita". Una volta ottenuto il via libera da parte dell’Ambasciata di Kiev in Italia, il 29enne è entrato a far parte della "Legione di difesa internazionale Ucraina", diventando il "comandante Rome".

 

Gli altri mercenari italiani in Ucraina

Ma il nome di Ivan Luca Vavassori non è l’unico di italiani che si trovano in Ucraina. Oltre ad alcuni che, invece, militano tra le fila dei russi o dei filorussi, ci sono altri cosiddetti foreign fighters che militano al fianco delle forze di Kiev.

Solo poche ore fa aveva tenuto banco il caso di 11 italiani che sarebbero rimasti uccisi in operazioni contro le truppe russe.

La notizia, non confermata, era stata comunicata da Mosca a Roma tramite canali diplomatici ufficiali.

 

Il giallo dei miliziani italiani rimasti uccisi

Si tratterebbe di undici combattenti italiani, che sarebbero rimasti vittime in territorio ucraino mentre partecipavano a operazioni militari contro le forze armate della Federazione russa. La notizia, secondo quanto riportava il Corriere della Sera, era stata diffusa dal ministero della Difesa russo a palazzo Chigi attraverso i canali diplomatici.

Secondo il Cremlino sarebbero stati parte di un'unità di sessanta mercenari italiani, impegnati a sostegno delle forze ucraine. Secondo Mosca dieci di loro sarebbero rientrati in patria. Difficile, però, stabilire se la notizia sia fondata. Secondo quanto avrebbero riferito le autorità russe, "Si può supporre che le perdite irrecuperabili aumenteranno". Sempre Mosca avrebbe chiarito che per i prigionieri mercenari "non si applicano le norme del diritto umanitario internazionale", lasciando supporre che per i foreign fighters non sarebbe stata applicata la “grazia” come ai soldati ucraini catturati.

 

Quanti sono i foreign fighters italiani

Secondo fonti di stampa, che citavano funzionari dell’Antiterrorismo, a un mese dall’inizio delle ostilità sarebbero stati 17 gli italiani in Ucraina: nove dalla parte delle forze armate di Kiev, otto schierati a fianco dei russi. Difficile avere conferme sul campo. L’unica certezza è la morte di Edy Ongaro, un 46enne veneziano rimasto ucciso alla fine di marzo da una bomba a mano mentre combatteva con le milizie separatiste filo-russe del Donbass.

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