L’intervento

Mattarella al Consiglio d’Europa e l’importanza del modello Helsinki

Il presidente della Repubblica a Strasburgo: “La pace frutto della collaborazione tra i popoli”. Sulla Russia: “Ha scelto di collocarsi fuori dalle regole”

Mattarella al Consiglio d’Europa e l’importanza del modello Helsinki

“Quanto la guerra ha la pretesa di essere lampo - e non le riesce - tanto la pace è frutto del paziente e inarrestabile fluire dello spirito e della pratica di collaborazione tra i popoli, della capacità di passare dallo scontro e dalla corsa agli armamenti, al dialogo, al controllo e alla riduzione bilanciata delle armi di aggressione”. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, interviene all’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa a Strasburgo e rinnova il suo appello al multilateralismo e alla cooperazione in questo momento di crisi drammatica. La pace, aggiunge, “è frutto di una ostinata fiducia verso l'umanità e di senso di responsabilità nei suoi confronti”. Il modello a cui pensa il capo dello Stato per tornare a sedersi attorno a un tavolo, e riavviare i negoziati che da giorni sono in stallo, è quello della Conferenza di Helsinki del 1975. Quando trentacinque Stati, tra i quali anche la Russia, proprio attraverso il dialogo cercarono un miglioramento delle relazioni internazionali in un mondo dominato dalla Guerra fredda e diviso tra blocco occidentale e quello comunista.

 

Mattarella è netto: “Distensione per interrompere le ostilità. Ripudio della guerra per tornare allo status quo ante. Coesistenza pacifica tra i popoli e tra gli Stati. Democrazia come condizione per il rispetto della dignità di ciascuno. Infine, Helsinki e non Yalta: dialogo, non prove di forza tra grandi potenze che devono comprendere di essere sempre meno tali”. Dunque, non si può continuare a ragionare in una logica di potere in cui sono i Grandi della terra a decidere assetti e futuro di intere nazioni. Ma l’inquilino del Quirinale è altrettanto netto sulle responsabilità di Mosca: “Di fronte a un'Europa sconvolta dalla guerra nessun equivoco, nessuna incertezza è possibile. La Federazione Russa, con l’atroce invasione dell'Ucraina, ha scelto di collocarsi fuori dalle regole a cui aveva liberamente aderito, contribuendo ad applicarle”.

 

Il Consiglio d’Europa ha deciso lo scorso 26 di marzo di espellere la Russia che, dunque, non è più uno Stato membro dell’organizzazione nata nel 1949 per promuovere democrazia e diritti umani. Si è trattato della prima espulsione che l’organismo internazionale ha operato nell’arco della sua lunga storia. Una decisione che il presidente italiano difende e condivide: “La deliberazione di questa Assemblea parlamentare di prendere atto della rottura intervenuta” con la guerra “è coerente con i valori alla base dello Statuto dell’organizzazione. La responsabilità della sanzione adottata ricade interamente sul governo della Federazione Russa”. C’è una precisazione che però sottolinea: “Non sul popolo russo, la cui cultura fa parte del patrimonio europeo e che si cerca colpevolmente di tenere all’oscuro di quanto realmente avviene in Ucraina”. Il tema dei diritti resta un caposaldo a cui è impossibile rinunciare: “Non si può arretrare dalla trincea della difesa dei diritti umani e dei popoli. Si tratta di principi che hanno saputo incarnarsi nella storia della seconda metà del ‘900 e, a maggior ragione, devono sapersi consolidare oggi”. Pertanto “la ferma e attiva solidarietà nei confronti del popolo ucraino e l’appello alla Federazione Russa perché sappia fermarsi, ritirare le proprie truppe, contribuire alla ricostruzione di una terra che ha devastato, è conseguenza di queste semplici considerazioni”.

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