La sfida

Presidenzialismo, bocciata alla Camera la proposta di Giorgia Meloni

Con Fdi compatti Lega e Forza Italia ma i loro voti non bastano. I giallorossi uniti sugli emendamenti soppressivi. Inutile la votazione finale al testo

Presidenzialismo, bocciata alla Camera la proposta di Giorgia Meloni

Nessuna sorpresa alla Camera sul voto relativo alla riforma in senso presidenzialista presentata da Fratelli d’Italia. La proposta di legge che porta la firma di Giorgia Meloni, leader della formazione politica di destra, non è passata a Montecitorio. Sono stati approvati, infatti, gli emendamenti soppressivi per cui non si è arrivati nemmeno al voto finale sul testo. La pdl “si intende interamente respinta”, ha annunciato il vice presidente dell’Aula, Ettore Rosato.

 

Dopo che il governo si era rimesso alla decisione dei parlamentari Montecitorio ha dato, dunque, disco rosso. Con Fratelli d’Italia hanno votato compatti Lega e Forza Italia, ritrovando in questa occasione l’unità nonostante gli scontri sulle elezioni amministrative. Ma i voti del centrodestra non sono bastati rispetto a quelli dello schieramento giallorosso. Anche se i rappresentanti di Italia Viva si sono astenuti. Il testo, va precisato, già in commissione Affari costituzionali aveva subito una battuta di arresto. In quel caso l’assenza di due deputati del Carroccio e di Forza Italia era stata determinante.

 

“Questa pdl arriva in Aula in un momento in cui si possono cambiare le sorti della nazione. Il presidenzialismo è la madre di tutte le riforme per chi pensa al di là dei proclami che la sovranità davvero appartenga al popolo e vuole una politica capace di decidere, che si assume la responsabilità delle decisioni che prende”. Con queste parole la presidente di Fratelli d’Italia ha difeso il merito della sua riforma per un presidenzialismo alla francese con elezione diretta del capo dello Stato per cinque anni. Fortemente critica la sua posizione nei confronti del governo: “Qualcuno può davvero dire che il nostro sistema sia il migliore per affrontare l’attuale contesto e sia in buona salute? Siamo in un sistema che somiglia al presidenzialismo con il governo che decide ma non abbiamo le regole”. Poi l’affondo: “Esiste il rischio di una deriva autoritaria. Dobbiamo stabilire le la sovranità debba detenerla il popolo non il Palazzo con i suoi sotterfugi”.

 

A controbattere ci hanno pensato i partiti dello schieramento giallorosso. Per il Partito democratico ha parlato il costituzionalista Stefano Ceccanti. “Cosa significa presentare un testo di questo genere a dieci mesi dalla fine legislatura? Significa fare propaganda. Per questo”, ha detto, “non abbiamo presenato alcun emendamento, per segnalare che non si diceva no al fine, ma alla scelta dei tempi e dei modi”. Più netti i pentastellati “fermamente contrari” alla proposta. Mentre è arrivata sonora anche la bocciatura dei parlamentari di Liberi e Uguali: “Le democrazie occidentali sono da tempo sotto stress e con livelli di fiducia dei cittadini calanti.

 

La cura però non può essere il modello dell’uomo solo al comando, tanto caro alla destra italiana ed europea che non a caso nel recente passato hanno guardato con simpatia e interesse al presidenzialismo russo incarnato da Vladimir Putin”. Per Federico Fornaro, capogruppo Leu, “la Costituzione italiana è stata scritta avendo chiara la necessità di un equilibrio tra i poteri di cui il presidente della Repubblica, insieme alla Corte Costituzionale, sono i garanti. Eleggere direttamente il presidente della Repubblica senza riscrivere l'intera Costituzione produrrebbe un disastro con potenziali derive autocratiche per la nostra democrazia”.

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