l’appello del premier

Draghi: “La Russia non è Golia”. La pace alle condizioni dell’Ucraina

Il presidente del Consiglio termina la due giorni a Washington ribadendo la necessità di riavviare i negoziati di pace, ma Usa inviano nuove armi a Kiev

Draghi: “La Russia non è Golia”. La pace alle condizioni dell’Ucraina

Il viaggio di Mario Draghi negli Usa si conclude come era iniziato: con un forte appello alla pace e al riavvio dei negoziati di pace. La sua missione non è stata e non è semplice perché negli Usa il premier ha rappresentato l’Italia, ma forse anche un po’ la linea maggioritaria in Europa, quella che sollecita una tregua un maggior ricorso alla diplomazia rispetto allo scontro militare sul campo.

Non a caso le sue parole sono risuonate in modo chiaro: "All'inizio della guerra, molti dicevano che l'Italia doveva averlo e io ho risposto: non è necessario cercare un ruolo, ma la pace".

"Chiunque sia la persona o le persone che vengano coinvolte, e mi auguro che ci sia un'iniziativa di questo genere, cerchi la pace e non affermazioni di parte", ha aggiunto il premier poche ore dopo un appello analogo giunto dai presidenti di Francia e Cina, Macron e Xi Jinping.

 

Draghi: “La Russia non è Golia”

Per il premier Mario Draghi le posizioni sono cambiate nel corso delle settimane rispetto al 24 febbraio, quando si riteneva che la guerra ucraina potesse essere paragonabile a uno scontro tra Davide e Golia. La Russia, secondo il capo del Governo, ha invece dimostrato di "non essere un soggetto invincibile". Da qui la necessità di compiere ogni sforzo possibile per raggiungere la pace che, tuttavia, "non deve essere una pace imposta né da un tipo di alleati né da altri". "Bisogna - prosegue - togliere il sospetto che le parti più deboli, soprattutto gli ucraini, hanno in questo momento, che si arrivi a una pace imposta. Una pace che fa comodo a Usa, Europa, russi ma non è accettabile dagli ucraini. È la ricetta per arrivare al disastro, perché a quel punto la pace non sarà credibile, perchè i primi a mantenere la pace saranno gli ucraini e i russi. Altrimenti non ci sarà pace, ci sarà una finta pace che verrà tradita ogni momento".

 

L’incontro con Biden e il negoziato per la pace

Per il presidente del Consiglio, occorre portare "tutte le parti" al tavolo e suggerisce da dove partire: "Lo sblocco del grano dai porti ucraini può essere una prova di dialogo".

Con il capo della Casa Bianca, Joe Biden, l’incontro è andato "molto bene", ha confermato Draghi. Quanto all’individuazione del soggetto che possa portare avanti una nuova fase di negoziati tra Mosca e Kiev, per il premier resta da individuare: "Chi fa questo sforzo deve essere una persona, un paese, un'istituzione che non va cercando di vincere. Oltretutto, la vittoria se ci si pensa bene non è definita: per gli ucraini è definita perché significa respingere l'invasione. Ma per gli altri?".

"L'Ucraina – ha aggiunto il premier - è l'attore principale attorno a questo tavolo”, che dovrà prevedere negoziati "a tutti i livelli".

 

Come e chi ricostruirà l’Ucraina

"Bisogna essere capaci non di dimenticare, perché ciò è impossibile, ma di guardare al futuro", ha sottolineato Draghi, spiegando l’importanza dell’Europa nei nuovi contatti diplomatici e nella fase di ricostruzione: "Chiaramente un paese europeo come l'Italia non ha risorse nel bilancio nazionale per partecipare da solo alla ricostruzione ucraina e quindi occorre che tutta l'Unione europea investa e dia una risposta collettiva. L'Italia farà la sua parte ma insieme con gli altri”.

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