EditorialiOpinioniAnalisiInchiesteIntervisteScenariFirme
Mosse e contromosse

Perché Salvini non ha alcun interesse a riavvicinarsi a Conte

L’ex premier sempre più isolato. Le distanze aumentano anche con il Pd: difficile fidarsi dopo le fughe in avanti sulla guerra e gli attacchi a Draghi

Perché Salvini non ha alcun interesse a riavvicinarsi a Conte

Si allontanano ogni giorno di più le posizioni tra Pd e M5S ma se Giuseppe Conte pensasse davvero a uno spostamento di nuovo a destra dei grillini, come fu nel suo primo governo, ci penserebbe Salvini e fermarlo. Anzi, lo sta già facendo. Al segretario della Lega la posizione sul conflitto in Ucraina espressa da Mario Draghi a Washington deve essere piaciuta. Il premier ha insistito perché Usa e Russia tornino a parlarsi, definendo la pace una priorità e sottolineando che la vittoria è quella che deciderà Zelensky. Tant’è, Salvini oggi si smarca. “Conte parla dell’urgenza di un dibattito sull'Ucraina? Per me l’urgenza è la pace”, afferma nel corso di una conferenza stampa alla Camera. E sull’ipotesi di presentare una mozione parlamentare contro la fornitura di armi risponde così: “Sono ottimista e fiducioso per natura. Non commento i se. Draghi ha parlato di pace, non so se con Joe Biden hanno parlato di armi”.

 

Un’affermazione in parte sibillina ma che, senza dubbio, mostra un Salvini disinteressato ad un inasprimento dei toni in Aula, o quanto meno a seguire le strategie politiche dei Cinque Stelle. Anche se non può non sapere che il governo è pronto ad un nuovo decreto interministeriale per inviare aiuti militari a Kiev e che un contingente di soldati italiani sta per raggiungere Ungheria e Bulgaria nell’ambito degli accordi stipulati con la Nato. Draghi atlantista e pacifista rende sicuramente più difficile per la Lega attaccare Palazzo Chigi sulla gestione della crisi ucraina. Il presidente del Consiglio dopo l’incontro con Biden, e alcuni distinguo rispetto agli Usa, non ha solo rafforzato la sua posizione di mediatore principale tra Stati Uniti, Ue e Nato, ma ha inevitabilmente placato gli animi di una parte della maggioranza che negli ultimi mesi è risultata particolarmente ostile.

 

Ritornando a Salvini, il capo della Lega ha anche un problema che si chiama Giorgia Meloni. Lasciare troppo spazio alla leader di Fratelli d’Italia dichiaratamente filo-Nato e in continua crescita nei sondaggi, è un rischio che va ridimensionato. Insieme a quello di avvicinarsi troppo alla linea pentastellata. Il capo di via Bellerio non ha interesse a palesare un riaccostamento al Movimento. Anche perché le vecchie ruggini e gli attriti personali con Conte non sono mai stati superati. In questo scenario politico interno, che la guerra sta condizionando, le mosse di Giuseppe Conte stanno sortendo anche un altro effetto: l’allontanamento dal Partito democratico. Difficile persino per Enrico Letta, che ha sempre cercato di salvare il progetto di un ‘campo largo’ progressista, perdonare le fughe in avanti dell’ex premier e la distanza sempre più marcata, fino a diventare contrapposizione, rispetto a Draghi. Lasciato solo a sinistra e lasciato solo a destra Conte, se continua così, è destinato all’isolamento politico. Una sorta di legge del contrappasso per aver cercato visibilità e consenso seguendo non un imprinting ideologico, che i 5Stelle peraltro non hanno, ma palesemente una convenienza. Quanto gli elettori potranno davvero seguire la rotta intrapresa dalla leadership è arduo a dirsi. In ogni caso, l’ex inquilino di Palazzo Chigi sembra ostinato a non cambiarla.

 

La scelta di Gianluca Ferrara per sostituire il putiniano Petrocelli alla presidenza della commissione Esteri del Senato ne è la prova. Ferrara non ha mai espresso una posizione molto diversa dal suo predecessore sull’invasione russa dell’Ucraina.

COPYRIGHT THEITALIANTIMES.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA