La sfida

Sud Italia, la scommessa che con il Pnrr non possiamo perdere

Draghi a Sorrento per il forum Verso Sud: “Mezzogiorno al centro dell’azione dell’esecutivo. Torni ad avere la centralità che merita in Italia e in Europa”

Sud Italia, la scommessa che con il Pnrr non possiamo perdere

Tra le sfide principali per l’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza c’è la crescita del Sud Italia, una scommessa cruciale per portare l’Italia verso il futuro ma non esente da prove di un certo rilievo. Non ultima, la probabile necessità di un adeguamento dei target di spesa dopo lo scoppio della guerra in Ucraina.  Un punto che investe direttamente le autorità europee ma su cui incide il dibattito attivato dai governi nazionali, che dovranno fare materialmente i conti tra i costi attuali dei progetti e quelli programmati a suo tempo. 

 

In Italia alla ripartenza del Mezzogiorno è destinato il 40% dei fondi totali che stanno arrivando da Bruxelles. Una scelta strategica per l’ammodernamento dell’intero Paese e per portare Nord e Sud sullo stesso binario, attraverso il più massiccio programma di investimenti dalla ricostruzione post bellica ad oggi. Un punto che il premier Mario Draghi, da Sorrento, dove si svolge oggi il forum ‘Verso Sud’, mette in evidenza: “Dalla formazione di questo governo, il Sud è al centro dell’azione dell'esecutivo, delle nostre politiche di rilancio del Paese. Vogliamo che il Mezzogiorno torni ad avere la centralità che merita, in Italia e in Europa”.

 

I progetti sulle infrastrutture sono portanti: “L’area mediterranea ha un livello di integrazione inferiore alle sue potenzialità. Circa il 90% del commercio nel Mediterraneo avviene tra Paesi dell’Unione Europea. Appena il 9% sono scambi tra l’Europa e la sponda del Sud del Mediterraneo e solo l’1% tra Paesi della sponda Sud. Per invertire la rotta”, dice il presidente del Consiglio, “investiamo innanzitutto nelle infrastrutture”. Non è un caso che “oltre metà dei fondi del Pnrr e del Fondo Complementare per progetti infrastrutturali siano destinati al Mezzogiorno. Stanziamo 1,5 miliardi per i porti meridionali per renderli più efficienti, sostenibili e moderni”. Inoltre “potenziamo l’alta velocità e miglioriamo il collegamento del sistema portuale al resto della rete per facilitare il trasporto di merci”. 

 

Per Draghi altrettanto importante è la politica industriale “improntata sull’innovazione in filiere strategiche, come quella dei semiconduttori e della mobilità sostenibile”. Il governo agisce “in pieno raccordo con gli enti territoriali, i veri protagonisti del Piano Nazionale di Ripresa. Siamo consapevoli”, evidenzia, “che le realtà amministrative e imprenditoriali locali conoscono il loro territorio molto meglio di quanto si conosca da Roma o da Bruxelles”. Poi c’è il tema della diversificazione energetica: “La guerra in Ucraina ha fatto emergere la pericolosità della nostra dipendenza dal gas russo. L’Italia si è mossa con la massima celerità per diversificare le forniture di gas”. Ma “allo stesso tempo, acceleriamo lo sviluppo dell’energia rinnovabile, per migliorare la sostenibilità del nostro modello produttivo. I Paesi della sponda Sud del Mediterraneo sono partner naturali su entrambi questi fronti”.

 

Dello stesso avviso la ministra per il Sud e la Coesione sociale, Mara Carfagna. “Il Pnrr è uno strumento fondamentale da utilizzare, ad esempio come hub del Mediterraneo, polo energetico e del turismo. Senza dimenticare il suo naturale collegamento con l’Africa. Il Sud”, osserva, “può essere la risposta alle tante questioni della politica e della realtà italiana e alla bassa crescita. Una scommessa che vinceremo solo uniti”.

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