prezzi al rialzo

Rincari record: quali sono i prodotti su cui si registra la stangata

I prezzi sono lievitati, complice anche il conflitto in Ucraina, e Unioncamere fornisce le cifre: pollo, burro, pasta e pane segnano la crescita maggiore

Rincari record: quali sono i prodotti su cui si registra la stangata

I primi segnali erano arrivati già a inizio anno, quando il comparto dei cereali ha iniziato a far registrare i primi aumenti, ma è dallo scoppio della guerra in Ucraina che i prezzi degli alimentari sono cresciuti maggiormente. Se il caro-carburanti e il caro-bollette sono evidenti, tanto che il Governo è corso ai ripari con interventi specifici (come il taglio delle accise e i bonus energia), il settore della grande distribuzione “soffre” e con lui i consumatori.

 

Una corsa al rialzo che non si ferma

A fornire i dati è stata Unioncamere attraverso un’indagine condotta con la collaborazione di BMTI e REF Ricerche, che ha fotografato la situazione. La crescita dei prezzi su base annua rispetto al 2021 potrebbe arrivare a +12,7%, dopo che gli esperti prevedono una ulteriore intensificazione dell'inflazione nel bimestre aprile-maggio, con una crescita – su una media di 46 prodotti - del +3,5% rispetto al bimestre precedente.

Già rispetto a marzo, ad aprile l'industria alimentare dalle Centrali di Acquisto della Gdo, la Grande distribuzione, ha indicato un aumento del +2,1% sugli articoli alimentari maggiormente consumati, con una crescita che arriva al +10,9% rispetto a marzo 2021.

 

Cosa aumenta di più

Come rilevato da Unioncamere, tra i prodotti che a marzo hanno registrato variazioni rispetto al mese precedente si nota la carne e, in particolare, quella fresca di pollo, che ha segnato +4,3%. In questo caso a motivare i rincari non è il conflitto in corso, quanto l’influenza aviaria, che ha portato a ridurre l’offerta fin nei mesi scorsi. A ciò si è aggiunto, però, l’aumento dei costi dei mangimi, legato al rallentamento delle esportazioni dalla Russia, da cui proviene la maggior parte del mais.

Non va molto meglio per il burro, il cui costo è cresciuto del 3,8%, a causa del minor approvvigionamento a livello europeo. Non è una novità, poi, la crescita del costo dei prodotti cerealicoli o dei loro derivati, che vanno dalla pasta di semola (+3,7%), al riso (+3,7%). La “stangata” non ha risparmiato neppure i biscotti (+3,6%) e il pane (+3,4%), a causa dell’aumento del costo delle materie prime (grano duro, grano tenero) e dell'energia, già iniziati nel 2021 e che avevano portato a rincari anche sul prezzo della pasta.

 

I venti di guerra soffiano sui prezzi

In una situazione di rincari energetici, dunque, si è aggiunto lo spettro dell’invasione militare russa in Ucraina, che ha spinto al rialzo l'inflazione. Secondo i dati di preconsuntivo forniti dalle Centrali di Acquisto, a marzo è salita fino al +10,9%. Oltre alla carne di pollo, già indicata, ne hanno risentito anche i prezzi dell'olio di semi vari (+30,5%), complice la carenza di approvvigionamenti di olio di girasole dal Mar Nero (Russia e Ucraina sono due maggiori produttori di olio di girasole al mondo) e nella pasta di semola (+22,5%), con la conseguenza che molte catene hanno decisione il razionamento degli acquisti a pochi articoli per consumatore.

 

L’allarme di Unioncamere

“In uno scenario che già presentava tensioni a causa di molteplici fattori (energetici, climatici e sanitari), lo scoppio della guerra in Ucraina ha ulteriormente spinto al rialzo i prezzi dei prodotti alimentari”, ha spiegato il presidente di Unioncamere, Andrea Prete, aggiungendo: “Una corsa che non accenna a rallentare, a svantaggio dei costi pagati dalle imprese e dei bilanci delle famiglie”.

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