Finita l’era del non allineamento

Il Parlamento finlandese vota sì all’ingresso nell’Alleanza Atlantica

La svolta di Finlandia e Svezia che Putin non aveva messo in conto. Domani la domanda di adesione. Mosca lascia il Consiglio degli Stati del Mar Baltico.

Il Parlamento finlandese vota sì all’ingresso nell’Alleanza Atlantica

Dopo settanta anni di neutralità la Finlandia è pronta ad entrare nella Nato. Il Parlamento di Helsinky, a larghissima maggioranza, ha preso la sua decisione e ha votato oggi a favore dell’adesione all’Alleanza Atlantica con 188 sì e solo 8 voti contrari. L’annuncio di presentare la domanda con urgenza, fatto solo cinque giorni fa dal presidente finlandese Sauli Niinisto e dalla premier Sanna Marin, sta avendo seguito. Il via libera del Parlamento è il passaggio istituzionale che apre le porte alla richiesta ufficiale agli organismi Nato che arriverà domani in coordinamento con il governo svedese. La conferma è arrivata da Magdalena Andersson, capo del governo di Stoccolma, che ha annunciato l’imminente invio delle candidature dopo il voto favorevole del parlamento della Finlandia e il pronunciamento formale del suo esecutivo. “Sono felice che abbiamo intrapreso la stessa strada e che possiamo farlo insieme”, ha detto nel corso di un punto stampa congiunto con Niinisto. 

 

Intanto, giovedì a Washington, il presidente americano, Joe Biden, riceverà la premier svedese e il presidente finlandese. Un vertice che rafforza il passaggio dei due Paesi baltici verso il blocco di difesa occidentale. Sanna Marin, capo del governo di Helsinky, sarà invece domani a Roma per un incontro con il presidente del Consiglio, Mario Draghi. Resta, tuttavia, da superare lo scoglio dell’opposizione della Turchia all’ingresso nella Nato dei due Paesi. Erdogan non intende fare passi indietro e continua a dirsi contrario, accusando Svezia e Finlandia di ospitare organizzazioni curde di matrice terroristica. I due Stati “stanno supportando i terroristi del Pkk, che ci attaccano quotidianamente”, ha fatto sapere qualche giorno fa il ministro degli Esteri di Ankara, “è inaccettabile che Paesi alleati ed amici sostengano dei terroristi”. Quella di Erdogan sarebbe però una strategia. Starebbe usando il suo voto per “negoziare un giro di vite sulle attività terroristiche ospitate soprattutto a Stoccolma”. La Casa Bianca si dice fiduciosa che la Nato possa raggiungere un consenso unanime sulla richiesta di adesione nonostante le resistenze della Turchia.

 

In ogni caso, dopo l’invasione armata dell’Ucraina da parte della Russia, Svezia e Finlandia per garantire sovranità e sicurezza ai loro cittadini sono intenzionate a proseguire nella svolta.  Finisce, dunque, l’epoca del non allineamento dei sue Paesi storicamente neutrali. E la prima reazione del Cremlino non si è fatta attendere. La Russia ha deciso di ritirarsi dal Consiglio degli Stati del Mar Baltico, l’organismo nato nel 1992 per la cooperazione regionale tra i governi dell’area baltica e con segretariato generale a Stoccolma. Il ministro degli Affari esteri di Mosca, Sergej Lavrov, ha accusato gli Stati occidentali di aver monopolizzato il Consiglio. “Il loro obiettivo è di fare i loro propri interessi e di danneggiare quelli della Russia”, sostiene il fedelissimo di Vladimir Putin. Ma il dato di fatto non cambia. Ora la Russia si ritroverà con 1.300 chilometri di territorio Nato in più al suo confine. Questo, secondo il Cremlino, “non aiuterà la stabilità e la sicurezza dell’Europa”. Opposta la posizione dell’Ue che considera l’ingresso di Finlandia e Svezia nella Nato un “passo storico per la sicurezza” nel Vecchio Continente. 

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