L’informativa del premier sull’Ucraina

Cessate il fuoco e negoziati. La linea dell’Italia non cambia

Draghi in Senato: Contatti Pentagono ministro russo segnale incoraggiante. Crisi umanitaria terribile. Minaccia su sicurezza alimentare, prezzi energia alti

Cessate il fuoco e negoziati. La linea dell’Italia non cambia

Mario Draghi nella sua informativa al Senato sulla guerra in Ucraina affronta, con un intervento a tutto campo, la complessa situazione che l’invasione armata dell’Ucraina da parte della Russia ha determinato in Europa e a livello globale. Il presidente ha ribadito la linea del governo italiano di sostegno umanitario, militare e finanziario a Kiev e ha detto: “Per impedire che la crisi umanitaria si aggravi dobbiamo raggiungere prima possibile un cessate il fuoco e far ripartire i negoziati: è la posizione dell’Italia e dell’Ue che ho condiviso con Biden”. 

 

Roma, dunque, “continuerà a sostenere l’Ucraina nel respingere l’invasione. Negli “incontri” avuti alla Casa Bianca con il presidente americano, riferisce il premier, “ho riscontrato un apprezzamento universale per la solidità della posizione italiana, fermamente ancorata in campo atlantico e in Ue. Questa posizione ci permette di essere in prima linea senza ambiguità nella ricerca della pace”. Esiste speranza per la ripresa dei negoziati: i contatti tra “il capo del Pentagono e il ministro della Difesa russo rappresentano un segnale incoraggiante dall'inizio della guerra”. Ed è “essenziale mantenere canali di dialogo con Mosca”.

 

A fine giugno si svolgerà a Bruxelles il Consiglio europeo. I capi di Stato e di governo dei Ventisette ora sono al lavoro sul sesto pacchetto di sanzioni alla Russia che “l'Italia sostiene con convinzione”. Ma ciò che serve, secondo Draghi, in linea con quanto espresso di recente dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è lavorare anche ad una conferenza internazionale sul modello di quella di Helsinky del 1975. L’obiettivo deve essere “costruire un quadro internazionale rispettoso e condiviso per avvicinare i Paesi ora distanti e rendere duraturo il processo di distensione. Tra i principi di Helsinky”, ricorda, “c’erano il rispetto dell’autodeterminazione dei popoli, il non ricorso all’uso della forza contro l’integrità territoriale e l’indipendenza politica di qualunque Stato”.

 

A preoccupare Palazzo Chigi c’è la drammatica crisi umanitaria: “Il costo dell’invasione russa in termini di vite umane è terribile”. Fosse comuni sono state scoperte vicino Mariupol e nei pressi di Kiev, migliaia i corpi rinvenuti senza vita. Il premier riferisce che “sono 7,7 milioni gli sfollati interni e 6 milioni coloro che hanno lasciato il Paese. In tutto quasi 14 milioni di persone che hanno dovuto lasciare le loro case, quasi un cittadino su tre”. In Italia “sono arrivati 116 mila ucraini, di cui 4 mila minori non accompagnati. Finora abbiamo inserito 22.792 studenti ucraini nelle scuole italiane. La maggior parte – quasi 11 mila - sono bambine e bambini delle scuole primarie”. Poi una sottolineatura: “Desidero ringraziare il ministro Bianchi, il personale della scuola e tutte le bambine e i bambini italiani per questa meravigliosa manifestazione di amore ed efficienza collettiva”.

 

Ma alla “crisi umanitaria rischia di aggiungersi l’emergenza alimentare”. Il capo di Palazzo Chigi spiega che “Russia e Ucraina sono i principali fornitori di cereali a livello globale. Da soli sono responsabili di più del 25% delle esportazioni globali di grano. Ventisei Paesi dipendono da loro per più di metà del loro fabbisogno” La guerra sta minacciando “la sicurezza alimentare di milioni di persone. La riduzione delle forniture dei cereali e il conseguente aumento dei prezzi rischia di avere effetti disastrosi in Africa e Medio Oriente, dove cresce il pericolo di crisi umanitarie, politiche e sociali”.

 

Il conflitto genera i suoi “effetti significativi” anche “sul mercato energetico, aumentando l’incertezza”. I prezzi dell’energia continuano a salire. L’Italia potrebbe rendersi indipendente dalle forniture di gas russo “nel secondo semestre del 2024”. Ma i primi effetti quanto a diversificazione delle forniture “si vedranno già alla fine di quest’anno”. Quella delle fonti rinnovabili “resta” in ogni caso l’unica strada per affrancarci dalle importazioni di combustibili fossili e per raggiungere un modello di crescita davvero sostenibile. Il governo si impegnerà per smontare le barriere burocratiche che impediscono gli investimenti”.

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