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La contromossa

Riforme, quel doppio gioco di alcuni partiti che a Draghi non piace

Cdm convocato d’urgenza su dl concorrenza. Il premier: avanti con la fiducia, chi è contrario si assuma responsabilità. Salvini ora apre: troveremo accordo

Riforme, quel doppio gioco di alcuni partiti che a Draghi non piace

Sono passate poche ora dal Consiglio dei ministri convocato d’urgenza da Mario Draghi, durante il quale il premier ha detto chiaro e torno che il ddl concorrenza va votato senza ulteriori slittamenti. Il messaggio è stato sostanzialmente questo: se qualcuno non è d’accordo può esprimersi tranquillamente in Aula assumendosi le proprie responsabilità. Ma su legge delega e relativi decreti delegati non c’è più tempo da perdere. Dunque, il governo porrà la questione di fiducia perché la mancata approvazione della riforma metterebbe a rischio il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

 

A chi sostiene ancora che l’ex governatore della Banca Centrale Europea sia un tecnico e non un politico, abile e raffinato, rispondono ancora una volta i fatti. La convocazione urgente e inaspettata ieri del Cdm, che peraltro si è chiuso nell’arco di appena dieci minuti, ha segnato un mach point a favore del presidente del Consiglio. Uomo di capacità tattica, oltre che strategica, si dimostra ancora una volta pronto a sfidare i partiti e ad andare fino in fondo. L’irritazione a Palazzo Chigi per i continui tira e molla della sua maggioranza – la questione delle concessioni balneari si protrae da mesi senza uno sbocco risolutivo in Commissione Industria per via dell’opposizione di Lega e Forza Italia – ha raggiunto un punto limite. Il timoniere alla fine ha tenuto la barca nella direzione che ci chiede l’Europa ma sa bene che, oltre al disegno di legge sulla concorrenza, ci sono da varare ancora delega fiscale e riforma tributaria. 

 

In questo contesto, le azioni di alcune formazioni politiche focalizzate solo sul consenso – le amministrative e i referendum sono alle porte – rischiano di infliggere alla nave Italia una virata senza sbocchi. Negli ultimi mesi, e ancora di più dall’inizio dell’invasione armata dell’Ucraina da parte della Russia, si assiste a una sorta di schizofrenia della politica interna, in verità di alcune forze più che di altre. Abbiamo visto un riavvicinamento di Lega e Movimento Cinque Stelle in politica estera. Entrambi si oppongono all’invio di armi a Kiev, dimostrando quanto le scelte dell’allora governo gialloverde fossero tutt’altro che improvvisate. Ma più Conte si avvicina Salvini più si allontana dal Pd, mentre uno scenario diverso si prospetta per le materie economiche. Qui Lega e Forza Italia fanno squadra ed è principalmente a loro che Draghi ha rivolto il suo ultimatum. Che è anche un altolà per tutti quei partiti che all’opinione pubblica parlano in un modo e in Parlamento o in Consiglio dei ministri votano in un altro. 

 

Il leader del Carroccio in un’intervista rilasciata questa mattina afferma di essere “d’accordo con Draghi” perché “è importante utilizzare correttamente i prestiti europei” ma precisa polemicamente: “nelle ultime ore le priorità mi sembrano essere soprattutto pace e lavoro”. Si dice “sorpreso della convocazione d'urgenza del Cdm per il ddl concorrenza” e sostiene: “i sabotatori del governo vanno cercati a sinistra”. Sarà, ma ieri tutti i ministri - compresi quelli leghisti - hanno dato il via libera alla fiducia sul ddl concorrenza. E oggi - non a caso - il leader di via Bellerio apre e rimuove le barricate. E’ convinto che si possa trovare “un accordo come fatto per il catasto” e che non ci sarà bisogno di ricorrere alla fiducia. 

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