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La Rilettura della settimana

Messina scommette sull’Italia: ce la possiamo fare a queste condizioni

“Con i nostri punti di forza possiamo uscire dalle conseguenze della guerra in condizioni migliori. Draghi in un anno può fare molto. Attenzione al sociale”

Messina scommette sull’Italia: ce la possiamo fare a queste condizioni

Considerazioni o, piuttosto constatazioni, di chi per passione civile e anche per lavoro, segue tutti i giorni la stampa, il web, in parte la tv, si informa e cerca di non essere travolto dalla pressione mediatica che è fatta sì di tante notizie che si accavallano ma anche da commenti, ipotesi, chiacchiere in libertà, opinioni documentate e altre senza filtro. E che si fa una domanda: se fosse possibile avere il tempo di fermarsi, guardare indietro e rileggere le prese di posizione, le idee e le proposte dei protagonisti principali del dibattito pubblico, chi salveresti, chi rileggeresti e diresti che ha esposto delle ragioni che vanno al di là della stretta attualità che scorre via e degli interessi di parte? Sarebbe un esercizio molto utile, e noi cominciamo a farlo da questa settimana, andandoci a rileggere l’intervista che Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, ha dato al direttore de La Stampa Massimo Giannini lunedì 16 a Torino e che è stata pubblicata sul quotidiano il giorno dopo. 

 

Abbiamo scelto il dialogo tra Messina e Giannini perchè il capo della banca più importante del Paese ha detto al suo intervistatore cose che vanno ben oltre il chiacchiericcio quotidiano della politica, purtroppo impegnata a difendere tesi che cambiano e si adattano all’ultimo soffio dei sondaggi o di quelli che si pensa siano gli umori dell’elettorato, ovviamente per seguirli e non certo per cercare di indirizzarli secondo gli interessi reali di medio termine del Paese. 

 

Ecco dunque cosa ha detto Messina, e che resta valido oltre la cronaca:

Uno, la situazione economica con la guerra di Putin in corso: “Ci saranno implicazioni di carattere economico e geopolitico e soprattutto la necessità che ogni singolo Paese in Europa riveda le proprie priorità. Deve farlo, dove possibile, in modo coordinato. Come Italia dobbiamo farlo partendo dalla nostra condizione: abbiamo dei punti di forza assoluti e se lavoriamo su questi punti di forza con una visione di medio periodo saremo in grado di uscire, anche da questa condizione, in una situazione migliore. Attenzione, però, serve grandissima cautela nei confronti di povertà e disuguaglianza. Questo è un punto che non possiamo permetterci di dimenticare. E’ chiaro che avremo una crescita toccata in modo significativo prima di tutto dall'incremento dei prezzi delle materie prime e del comparto alimentare, quindi un effetto che prescinde dalla guerra e nasce da un'inflazione in aumento. A questo si aggiungerà anche un elemento collegato all'impatto delle sanzioni che stiamo applicando alla Russia.

 

Indubbiamente ci sarà un rallentamento ma sono convinto che rimarremo con una crescita che, rispetto al passato, è al di sopra del potenziale del nostro Paese. Il fatto che scenderemo dal 4%, previsto come crescita dell'Italia per il 2022, e oltre il 2% del 2023, verso il 2-3% per il 2022 e l'1-2% nel 2023, significa che continueremo a crescere. Quindi prima di dare messaggi negativi, ovvero "avremo dei seri problemi", credo occorra spiegare come l'Italia potrà continuare a crescere, pur avendo bisogno di altri fattori abilitanti per accelerare lo sviluppo. Non vedo il rischio di una recessione o di una stagflazione, a meno che non venga interrotto totalmente il flusso di gas dalla Russia. L'inflazione è certa ma se riusciremo a impostare delle azioni in grado di sostenere la crescita e mitigare il disagio sociale, così come è stato fatto per superare la pandemia, saremo ancora in tempo per evitare quel rischio. Nel quadro attuale di sanzioni alla Russia, rimboccandoci le maniche ce la faremo. Uno scenario di totale rinuncia al gas russo ci vedrebbe invece in sofferenza per qualche anno. Se riteniamo che questo sia il nostro contributo per fermare il conflitto, il Paese intero dovrà adeguarsi a quanto il governo indica, anche se credo sia una valutazione da fare con grandissima attenzione».

 

Due, la situazione politica italiana: «Questo governo deve continuare nel suo lavoro perché sta facendo bene. Tutto si può fare meglio, ma non dimentichiamo di avere un campione del mondo presidente del Consiglio, con una forte reputazione a livello internazionale. Ci manca solo la spinta verso elezioni anticipate. Non facciamo fesserie. Se questo governo continua nel suo lavoro nei prossimi 12 mesi può risolvere la gran parte dei problemi di fronte a noi. E chi prenderà in mano questo Paese, se lo farà in un quadro europeo, lo troverà in condizioni gestibili». 

 

Tre, la situazione sociale da gestire: “Dobbiamo prevedere che l'area della povertà si allargherà. Dobbiamo guardare con attenzione a chi oggi ha un reddito tra i 1.500 e i 2.500 euro al mese - e sono tantissimi - e ai pensionati. Per loro i rincari hanno una forte incidenza. Nei prossimi 12 mesi immagino interventi aggiuntivi sia per favorire la crescita economica sia per evitare situazioni socialmente drammatiche. Azioni non del solo governo ma anche di quelle aziende private che hanno una leadership, come la nostra. Serve un'azione di coordinamento da parte del governo che possa dar vita ad un progetto dove, tutti insieme, attraverso donazioni o meccanismi di coordinamento con le fondazioni bancarie, contribuiamo ad ottenere questo doppio risultato: aumento del Pil e mitigazione sociale. Serve un intervento fortissimo a favore di chi ne ha bisogno.

 

Il reddito di cittadinanza, al netto di qualche mal funzionamento da correggere, nasce dall'idea che socialmente è necessario fare tutto il possibile per tenere tutti a bordo. Un'idea giusta, considerando che le risorse si possono trovare. Se siamo in una fase di emergenza dobbiamo utilizzare bene le risorse disponibili. E non dobbiamo aspettare solo l'intervento pubblico, tocca anche alle grandi aziende, noi per primi. E poi dobbiamo chiederci se rispetto al lavoro svolto le retribuzioni sono corrette». I salari, si c’è in Italia una grave questione salariale. Ci sono alcuni settori in cui i salari possono essere rafforzati, certo non agganciandoli automaticamente all'inflazione. Si devono trovare le condizioni per introdurre dei correttivi, è doveroso farlo. Non so dirle se sia necessario farlo in tutti i settori, ma va fatto l'impossibile. Senza dimenticare l'housing sociale, infrastruttura necessaria per avvicinare la domanda e l'offerta di lavoro».

 

Quattro, le conclusioni della nostra rilettura: L’analisi del banchiere più influente del Paese offre ai nostri lettori un quadro reale della situazione, tiene conto della collocazione internazionale dell’Italia e auspica la permanenza al governo di Mario Draghi (almeno) sino alle elezioni perchè garantisce la reputazione dell’Italia tenendo la barra dritta rispetto alle giravolte dei partiti che pure l’appoggiano e ha una visione chiara su cosa fare per limitare i danni della guerra di Putin senza diventare bellicisti. Ed è significativa la sua visione del disagio sociale e di cosa fare per contrastarlo, ovviamente al netto di quanto Intesa Sanpaolo già fa direttamente per aiutare i più deboli. 

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