Il triste anniversario

Un anno fa la tragedia del Mottarone: il punto sulle indagini

Oltre al ricordo della strage, ci sono le indagini, ancora in alto mare. L’esito delle perizie sarà discusso in aula solo a metà luglio. Cosa è successo

Un anno fa la tragedia del Mottarone: il punto sulle indagini

I tempi della giustizia – si sa – non sono mai veloci e anche in questo caso si conferma che le indagini su quanto accaduto un anno fa al Mottarone non si sono di fatto ancora concluse, né è iniziato alcune processo ai responsabili dell’accaduto.

Le attenzioni sono tuttora concentrate sul nodo principale: chiarire la causa che portò la cabina sopra Stresa a sganciarsi, causando la morte di 14 persone che vi erano a bordo, con il piccolo Eitan come unico sopravvissuto.

Si deve accertare con chiarezza se lo schianto debba ricollegarsi alla rottura del cavo trainante, che si spezzò di netto, o se al fatto che i freni fossero disattivati – volontariamente – per impedire fermi all’impianto, che aveva riaperto solo da poco dopo le chiusure legate alla pandemia.

Entro il 30 giugno dovranno essere consegnate le perizie affidate ai tecnici e solo dopo si procederà alla prima udienza del processo, fissata per il prossimo 14 luglio.

 

Le ipotesi al vaglio degli inquirenti

L’ipotesi principale a cui ha lavorato finora la procura di Verbania sarebbe legata al fatto che la causa la rottura del cavo sia stato l’inserimento volontario dei forchettoni per bloccare il freno sulla cabina.

Subito dopo l’incidente furono arrestati il gestore dell’impianto, Luigi Nerini, il direttore di esercizio, Enrico Perocchio e il caposervizio, Gabriele Tadini. Ma tutte e tre furono anche scarcerati quasi subito, perché il giudice per le indagini preliminari non accolse la tesi accusatoria della procura.

Nel frattempo c’è stato anche un cambio del gip, mentre gli indagati prima avevano ottenuto gli arresti domiciliari, poi la libertà.

 

La cerimonia di commemorazione

Oggi, nel primo anniversario della tragedia della funivia del Mottarone, il comune di Stresa ricorda l’evento con una semplice cerimonia durante la quale viene scoperta una stele con i nomi delle 14 vittime. In programma anche una messa nella vicina chiesa della Madonna della neve, poco sopra al piazzale della funivia, ma i familiari del piccolo Eitan, l’unico sopravvissuto all’incidente, fin dai giorni scorsi avevano fatto sapere che non sarebbero intervenuti.

 

 I fatti e la vicenda di Eitan

Erano circa le 12,30 del 23 maggio 2021 quando la fune che trainava la cabina numero 3 si spezzò nei pressi dell’arrivo nella stazione di monte. La cabina scivolò andando a sbattere contro il primo pilone per poi precipitare lungo il pendio.

Nell’incidente, morirono in 14: una famiglia di origine israeliana di 5 persone (padre, madre, un figlio e due bisnonni) e 9 italiani. L’unico sopravvissuto, Eitan Biran (all’epoca 5 anni), era il figlio maggiore della coppia israeliana, che viveva da anni a Pavia. Il bambino si era salvato grazie al padre che gli aveva fatto da scudo col proprio corpo. Poi, però, era finito al centro di una lunga battaglia legale tra la famiglia materna e paterna, per la custodia. Il nonno materno, infatti, lo aveva portato segretamente in Israele, da dove ha fatto ritorno in Italia solo dopo che un giudice israeliano ne ha stabilito l’affido presso i nonni paterni che vivono in Italia. A dicembre scorso è tornato definitivamente a Pavia.

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