La rivelazione

Il giallo dell’attentato sventato contro Putin: aggredito in Caucaso

A rivelare la notizia è stato il capo dell’intelligence della difesa di Kiev. I fatti risalirebbero a due mesi fa, ma il presidente russo teme da sempre

Il giallo dell’attentato sventato contro Putin: aggredito in Caucaso

Tra miti, leggende, ma anche indiscrezioni di stampa, la figura di Vladimir Putin rimane avvolta in un alone di mistero. L’ex 007 russo, agente del Kgb prima, poi dirigente dell’Fsb e leader del Cremlino due mesi fa sarebbe scampato a un vero e proprio attentato. Sarebbe accaduto in Caucaso, in occasione di una uscita pubblica.

La rivelazione arriva da Kyrylo Budanov, capo della direzione principale dell'intelligence del ministero della Difesa ucraino, in un'intervista all'Ukrainska Pravda.   

 

Dalla malattia all’attentato

Non bastavano le voci e gli articoli di stampa sulle condizioni di salute del presidente russo, che si sospetta possa soffrire di un tumore alla tiroide o di Parkinson. Ora arriva anche la notizia che riguarda la presunta volontà di colpirlo fisicamente: "C'è stato un tentativo non molto tempo fa di assassinare Putin. È stato addirittura aggredito, si dice, da rappresentanti del Caucaso, ma si tratta di una informazione non pubblica; il tentativo è stato due mesi fa ed è fallito", ha rivelato Budanov.

 

Mancano le prove

A confermare le indiscrezioni, però, mancherebbero le prove. Secondo quanto affermato nell’intervista da Budanov, l'episodio non sarebbe collegato all’invasione russa in Ucraina, ma risalirebbe alle tensioni che da tempo esistono nel Caucaso, cioè quella regione alla quale appartengono Armenia, Azerbaigian, Georgia e parti della Russia meridionale, già teatro di scontri e dove Vladimir Putin non sarebbe sostenuto da tutta la popolazione. Al contrario, proprio in quegli Stati avrebbero trovato “protezione” alcuni dei suoi nemici storici.

 

I precedenti

L’idea di un possibile attentato non è nuova e non ha a che fare solo con il ruolo che riveste il presidente russo. Ma è dall’inizio del conflitto in Ucraina che Putin pare abbia incrementato i dispositivi di sicurezza personale, per un accresciuto rischio di attentati. Parallelamente si sono diradate le sue uscite pubbliche, anche se a questo proposito in molti ritengono che il motivo sia legato alle condizioni di salute e, in precedenza, al timore di contagi Covid.

D’altro canto lo stesso Putin in altre occasioni aveva riferito di essere sfuggito a ben cinque tentativ di assassinio nei suoi confronti, come raccontato da lui stesso al regista Oliver Stone, che ha firmato un “documentario” sul capo del Cremlino.

"Io faccio il mio lavoro e gli agenti di sicurezza fanno il loro e lo stanno ancora facendo con buon successo", ha detto Putin nella pellicola del regista americano, The Putin Interviews. Il presidente russo ha spiegato di occuparsi personalmente della propria sicurezza.

 

Perché in Caucaso

Il fatto che il nuovo allarme sia arrivato dal Caucaso ha diverse spiegazioni, ma soprattutto i conflitti del passato con Mosca. In Georgia, ad esempio, non si sono ancora sopite le tensioni dopo l’invasione del 2008 e l’apparente pace: nel Paese esistono ancora nuclei clandestini che “cospirano” contro il Cremlino e tra loro non mancano cellule terroristiche, molte legate all’Isis. Ma anche tra Azerbaijan e Armenia c’è tensione da anni, per la contesa sul territorio del Nagorno-karabakh, dove lo scontro si era riacceso appena due anni fa.

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