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Zelensky è pronto davvero a parlare con Putin? Aperture e condizioni

Il presidente ucraino chiarisce che l’unica possibile soluzione sarebbe un incontro con il leader russo. Chiesti armi, sanzioni e scambio di prigionieri

Zelensky è pronto davvero a parlare con Putin? Aperture e condizioni

"Solo un incontro tra me e Putin può fermare la guerra".

Con queste parole il leader di Kiev ha chiarito la sua posizione in merito a una possibile soluzione al conflitto in Ucraina, proprio mentre da Mosca si fa sapere che è al vaglio il piano di pace italiano, presentato in sede Onu pochi giorni fa.

Il chiarimento di Volodymyr Zelensky arriva in apertura del World Economic Forum a Davos, in Svizzera, ma è accompagnato da una considerazione che frena gli entusiasmi: "Ci sarebbero perdite enormi per riconquistarla", dice il presidente ucraino in riferimento alla Crimea.

Intanto la prima viceministra degli Esteri ucraina, Emine Dzhaparova, ha dichiarato che "qualsiasi piano di pace che non preveda la sovranità e l'integrità territoriale dell'Ucraina non è un piano sostenibile". Pronta la risposta del ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, che definisce l’Occidente “dittatore”, spiega che “il rapporto con la Cina si rafforza” e poi dichiara: “Chi auspica sconfitta russa non conosce la Storia".

 

Zelensky in pressing per uno scambio di prigionieri

Mentre le forze armate russe stanno sminando l’acciaieria Azovstal a Mariupol e avrebbero già distrutto oltre 100 ordigni esplosivi in due giorni (dalla liberazione dell’infrastruttura), i prigionieri sono al momento detenuti nel Donetsk e saranno processati a Mariupol, secondo quanto riferisce Interfax.

Zelensky, dopo aver chiesto nuove armi intervenendo al vertice di Davos, nella notte ha pubblicato un nuovo messaggio nel quale invoca uno scambio di prigionieri con i russi. Il presidente ucraino ha chiesto ai Paesi stranieri, a partire da quelli che sostengono Kiev, di fare pressioni su Mosca perché accetti uno scambio che porti tra l'altro alla liberazione dei combattenti che si sono arresi alla Azovstal. "Questa è una decisione politica che dipende dal sostegno di molti stati", ha sottolineato Zelensky, citato dall'agenzia Ukrinform, aggiungendo che Kiev ha già coinvolto l'Onu e la Svizzera, ma il processo è "molto complicato".

Ma è giallo soprattutto sulla sorte dei capi dei combattenti: nei filmati diffusi dalla Russia non si vedono mai né il comandante del battaglione Azov, Denis Prokopenko, né il comandante della 36a brigata speciale della Marina ucraina, Serhiy Volynskyy. Non è chiaro se il presidente ucraino abbia concordato un possibile scambio di prigionieri, anche se si tratta di una ipotesi al momento rifiutata - dopo una prima apertura - dal negoziatore russo, Leonid Slutsky.

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