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L’ultimo baluardo Dc

Quando Nusco era diventata il centro nevralgico del potere italiano

A 94 anni si è spento Ciriaco De Mita. Un uomo potente che è stato tante cose esattamente come la Prima Repubblica. Come leggiamo oggi quegli anni

Quando Nusco era diventata il centro nevralgico del potere italiano

Per Nusco, il suo paese in provincia di Avellino, è stato un benefattore, un politico vecchia maniera, di quelli che conoscono i paesani uno ad uno. Uomo potente, democristiano doc, Ciriaco De Mita è stato eletto la prima volta in Parlamento nel 1963. Una carriera lunghissima la sua. La volata la prese con i primi incarichi da ministro fino alla conquista, sul finire degli anni ottanta, di Palazzo Chigi, proprio mentre rivestiva anche la carica di segretario della Dc. Erano gli anni di massima espansione della Balena Bianca, il partito che è rimasto al potere per più di quarant’anni fino alla dissoluzione post Tangentopoli.

 

Con la sua parlata un po’ curiosa, che fece la fortuna di molti imitatori, De Mita incarnava la visione cristiano-democratica di matrice meridionale, tanto assistenzialistica quanto fiduciosa in un riscatto del Sud, che non è ancora arrivato. E’ morto oggi a 94 anni, portandosi dietro un pezzo della storia dei partiti di questo Paese. Decenni in cui il potere, quello vero, era nelle mani della politica. La Democrazia cristiana incassava puntualmente ad ogni tornata elettorale milioni di voti, confermandosi a lungo un potente blocco monolite. Seppure con le sue correnti, pronte a farsi la guerra ad ogni congresso, ma senza mai mettere in discussione l’unità dello Scudo Crociato. Il suo gande rivale sulla scena nazionale fu Bettino Craxi, con cui si contese la leadership del Paese nel decennio fortunato del pentapartito. 

 

De Mita ha continuato a fare politica fino alla fine. Dal 2014 era sindaco di Nusco e ogni tanto rilasciava qualche intervista in cui non risparmiava aneddoti sul Palazzo. Come quando nel 1985 avrebbe potuto diventare Presidente della Repubblica. Che anni erano quelli? Probabilmente il decennio dell’ultima chance per un rinnovamento della politica, i cui vizi e le cui colpe sarebbero emersi di lì a poco, sull’onda della prima inchiesta partita dalla Procura di Milano. Ma era anche il tempo in cui la conoscenza, il ragionamento e l’esperienza caratterizzavano politici di rango, che in molti non abbiamo amato, ma a cui dobbiamo riconoscere un peso intellettuale, una capacità di approfondimento che si è persa nel tempo. 

 

De Mita è stato insieme tante cose perché la Prima Repubblica è stata tante cose. Oggi, a distanza di molti anni, una lettura della storia italiana dal dopoguerra alla nascita della Seconda Repubblica permette di decifrare alcuni passaggi che, a ridosso degli anni novanta, fu impossibile leggere in maniera oggettiva lasciando da parte la condivisone emotiva. Ne è passata di acqua sotto i ponti. Adesso, che abbiamo i termini di paragone comprendere e decodificare è gioco facile. La politica attuale? E’ sotto gli occhi di tutti, anche di noi contestatori dei De Mita di allora, che un salto di qualità non c’è stato. Anzi, siamo arrivati all’’uno vale uno’ mortificando il senso più alto di quella che non è una scienza esatta, ma anche qualcosa di più della pura presa e conservazione del potere. Sergio Mattarella, il nostro presidente della Repubblica, fu parte di quella classe dirigente che De Mita allevò e sostenne. La visione di un politico si riconosce anche dalla disponibilità ad allevare i ‘delfini’, i successori, coloro che saranno capaci di prenderne il posto e di guidare Paese. Della serie: non esiste solo il valore assoluto del principiò della personalità, la politica è molto altro. 

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