Scenari economici

Guerra lunga, Pil in calo e controllo del debito. Parla Bankitalia

Relazione annuale di via Nazionale, il governatore Visco: “Periodo di incertezza. Non si possono escludere sviluppi avversi. Pesa l’incognita gas russo”.

Guerra lunga, Pil in calo e controllo del debito. Parla Bankitalia

“La guerra ha radicalmente accentuato l’incertezza. L’attività produttiva che si è indebolita nel primo trimestre dovrebbe rafforzarsi moderatamente in quello in corso. In aprile valutavamo che il prolungamento del conflitto in Ucraina avrebbe potuto comportare circa 2 punti percentuali in meno di crescita, quest’anno e il prossimo”. Nella relazione annuale della Banca d’Italia il governatore, Ignazio Visco, rende noto che anche “le stime più recenti delle maggiori organizzazioni internazionali” vanno in questa direzione”. Tuttavia “non si possono escludere sviluppi più avversi. Se la guerra dovesse sfociare in una interruzione delle forniture di gas russo, il Pil potrebbe ridursi nella media del biennio”. Il conflitto in Ucraina resta, dunque, la variabile che più incide sul contesto economico generale e sugli aumenti generalizzati cui assistiamo. Via Nazionale avverte: “l’aumento dei prezzi delle materie prime importate è una tassa ineludibile per il Paese” ma è da evitare “una rincorsa fra prezzi e salari”. Maurizio Landini, segretario generale della Cgil replica: “I salari nel nostro Paese sono troppo bassi. Non c’è il problema di aumentarli una tantum, c’è il problema di aumentarli e aumentare il loro potere d’acquisto”. Il leader Cgil torna a riproporre “il rinnovo del contratto” e “una riforma fiscale seria che riduca la tassazione sul lavoro dipendente e sui pensionati, a partire dai redditi più bassi”.

 

Lo scenario è estremamente altalenante, tanto che l’Istat registra nel primo trimestre 2022 un rialzo del Pil dello 0,1 per cento rispetto al trimestre precedente. L’Istituto Nazionale di Statistica spiega che “si tratta di stime al rialzo rispetto a quella del 29 aprile, quando il rilascio mostrava una diminuzione congiunturale dello 0,2 per cento e un aumento tendenziale del 5,8 per cento”.

 

La crescita acquisita per il 2022 è pari al 2,6%. Dati che possono indurre a un certo ottimismo ma che vanno letti nell’ambito di un contesto che impedisce previsioni realistiche a medio e lungo termine. A differenza del 2021, quando le rilevazioni sul Pil avevano fatto registrare un balzo in avanti di rilevo, oltre le più rosee aspettative, fino a punte del 6%, oggi il quadro è molto diverso e l’obiettivo del governo è principalmente quello di evitare il pericolo di una recessione. “Viviamo un momento di grande incertezza” ha ribadito in questi giorni lo stesso ministro dell’Economia, Daniele Franco. Siamo ancora in uno “choc di ampiezza e misure inusuali”, ma il problema del nostro Paese riguarda anche i dati pre-pandemia, quando “la stagnazione economica ha contraddistinto anni” delle nostre dinamiche macro-economiche.  Bankitalia, dal canto suo, invita alla prudenza sulla gestione della finanza pubblica. “In Italia l’alto debito riduce i margini a disposizione”, afferma Visco. Gli interventi di bilancio di sostegno a famiglie e imprese “devono essere ben mirati e ben calibrati per massimizzarne l’efficacia e contenerne i costi. Il differenziale di rendimento tra titoli di Stato italiani e quelli tedeschi conferma che il debito resta un elemento di forte vulnerabilità”.

 

Per Visco non va sottovalutato che la guerra porta con sé anche un altro rischio: una “divisione del mondo in blocchi rischierebbe di compromettere i meccanismi che hanno stimolato la crescita e ridotto la povertà a livello globale” colpendo specialmente i Paesi più deboli. La “frammentazione lungo confini definiti da pur necessarie considerazioni di sicurezza politica potrebbe avere conseguenze assai negative per le economie di minori dimensioni”.

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