Affermazioni choc

Fidarsi della Russia di Putin e dei Medvedev è sempre più difficile

L’ex presidente, ora vice del Consiglio di Sicurezza di Mosca, attacca gli occidentali: “Li odio, voglio vederli sparire”. Di Maio: “Parole inaccettabili”

Fidarsi della Russia di Putin e dei Medvedev è sempre più difficile

Fidarsi della Russia è sempre più difficile e le parole dell’ex presidente della Federazione, ora vice-presidente del Consiglio di Sicurezza di Mosca, lanciano nuove ombre sulla possibilità che al Cremlino ci sia una volontà di pace. “'Mi viene spesso chiesto perché i miei post su Telegram sono così duri. La risposta è che li odio. Sono bastardi e imbranati. Vogliono la nostra morte, quella della Russia. Finché sono vivo, farò di tutto per farli sparire”, dichiara Dmitry Medvedev riferendosi agli occidentali. Il governo italiano interviene e affida la risposta al ministro degli Esteri, Luigi Di Maio. Sono affermazioni “gravissime e pericolose, parole inaccettabili, che ci preoccupano fortemente anche perché arrivano dal vicepresidente del Consiglio di Sicurezza russo”, spiega il titolare della Farnesina. “Non è un segnale di dialogo” quello di Medvedev, tantomeno “un’apertura verso un cessate il fuoco” o “un tentativo di ritrovare la pace”. Si tratta, invece, di “parole inequivocabili di minaccia verso chi sta cercando con insistenza la pace. È doveroso smettere di alimentare tensioni: per la pace non basta l’apertura dell’Ucraina e la spinta della comunità internazionale, ma serve la Russia e la volontà di dialogo di Putin”. Per l’Italia le dichiarazioni dell’ex presidente russo “danno linfa a una campagna d’odio contro l’Occidente”.

 

Intanto dall’Ucraina non arrivano buone notizie. A Mariupol il pericolo di un’epidemia di colera si fa sempre più concreto per via delle acque contaminate dai rifiuti e dalla decomposizione di sepolture improvvisate. Si combatte ormai da 104 giorni e in Donbass l’offensiva è sempre più forte. Secondo Mosca il 97% del territorio della Repubblica Popolare di Lugansk sarebbe stato “liberato” e quasi completamente sotto il controllo dei russi. Ma da Kiev ribadiscono che il Paese continuerà a difendersi e non è disposto a cedere parti del suo territorio.  Il presidente Zelensky torna a chiedere un intervento di Pechino su Mosca: la leadership cinese “usi la sua influenza sulla Russia per porre fine alla guerra”, dice. Ma la Cina difficilmente si esprimerà con una scelta di campo. La guerra non piace ai vertici del partito comunista, ma da qui a prendere posizione netta, o esercitare pressioni nei confronti del Cremlino, il salto è evidentemente troppo grande per il Dragone. 

 

Dal canto loro i Paesi europei non smettono di cercare la pace, anche se il negoziato ufficiale tra Kiev e Mosca è fermo e i tentativi della diplomazia non sono finora andati a buon fine. Di certo le parole choc di Medvedev rappresentano un ulteriore ostacolo. Interagire con la Russia è quasi impossibile visto che finora da parte Vladimir Putin non è stata manifestata alcuna reale iniziativa di dialogo. Ogni dichiarazione in questa direzione si è sempre rivelata un bluff. Tuttavia la Francia, con il presidente Emmanuel Macron, insiste ancora: “La Russia non va umiliata”.

 

Ma anche da noi c’è chi ritiene che nel conflitto tra Russia e Ucraina non si debba arrivare ad un accordo che tuteli le esigenze dell’aggressore. Ne è convinto, ad esempio, l’ambasciatore Giampiero Massolo, da anni presidente dell’Ispi, Istituto per gli Studi di Politica Internazionale, ex segretario generale della Farnesina ed ex capo del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza. “La Russia”, afferma, “vuole sostanzialmente la resa dell’Ucraina e l’Ucraina è convinta di non doversi arrendere e anzi pianifica delle controffensive. Quindi la situazione non è molto cambiata. Quando Medvedev dice che è pronto al dialogo ma dovremmo capire le esigenze della Russia, non va dimenticato che sono le esigenze dell'aggressore. Le dichiarazioni del vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo non mi sembra portino a una strada promettente per le trattative di pace”. 

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