Cosa aspettarsi

Gli effetti della guerra sull’economia globale. Le ‘Prospettive’ Ocse

Inflazione alta e bassa crescita. A causa dell’invasione russa dell’Ucraina l’economia “rallenta fortemente” ovunque. Ma non si parla di recessione

Gli effetti della guerra sull’economia globale. Le ‘Prospettive’ Ocse

La guerra in Ucraina presenta il suo conto all’economia mondiale. Nel giorno in cui l’Ocse, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, pubblica il rapporto sulle Prospettive economiche, la sentenza sugli effetti del conflitto è inesorabile: l’economia dovrebbe “rallentare fortemente”. Il nemico numero uno della crescita è ancora l’inflazione. Per il 2022 si attesta nei 36 Paesi membri su una media di circa il 9%, il doppio rispetto a quanto annunciato in precedenza. In Italia è balzata al 7,3 % nel mese di maggio, trainata dall’aumento dei prezzi dell’energia e dei prodotti alimentari. Anche se quella “salariale è attualmente contenuta”.  In generale l’elevata inflazione, ovunque nel mondo, spiega l’Ocse “erode il reddito disponibile reale delle famiglie e il loro livello di vita e spesa”. L’organismo avverte: “L’incertezza pesa sugli investimenti delle aziende e minaccia di indebolire l’offerta per diversi anni”.

 

L’Organizzazione con sede a Parigi, tuttavia, non parla di recessione. Quella che viene prevista è piuttosto “una bassa crescita”, spiega il segretario Mathias Cormann, ma “in ogni caso i rischi al ribasso sono chiari. Quando si parla di ribasso si intende un peggioramento della situazione economica”. Dunque, frena ovunque la ripresa. “La guerra di aggressione non provocata e ingiustificata della Russia sta causando redditi reali inferiori, crescita inferiore e minori opportunità di lavoro in tutto il mondo”. Si stima che il Pil mondiale dovrebbe essere del 3% nel 2022, contro il 4,5% atteso nel dicembre scorso e del 2,8% nel 2023.

 

Sulla direttiva appena approvata dall’Ue sul salario minimo l’Ocse esprime un giudizio molto positivo, perché è “molto importante l’incitazione alla contrattazione collettiva e che il livello del salario minimo tenga conto della situazione nazionale specifica”. Ma ancora più positivo è il giudizio sulla strada intrapresa dall’Unione europea prima con il Recovery Fund, poi con RePowerEu. Soprattutto quello a cui l’Ocse è favorevole è il modello del Next Generation Eu con l’emissione di debito comune europeo, per fronteggiare lo sforzo di investimenti pubblici per la sicurezza continentale. Uno spunto ulteriore per Bruxelles per lavorare all’ipotesi di strutturare in futuro l’emissione degli eurobond, reperendo così liquidità e sostenendo gli Stati nelle politiche di bilancio in prospettiva di un calo del Pil. Nella zona euro il prodotto interno lordo scenderà dal 5,3% del 2021, al 2,6% del 2022, all’1,6% del 2023. Anche su questo le Prospettive Economiche dell’Ocse non lasciano scampo.

 

C’è poi un altro fattore su cui l’Organizzazione mette in guardia: “la politica ‘zero Covid’ della Cina continua ad oscurare le prospettive mondiali, frenando la crescita del Paese e perturbando le catene di approvvigionamento internazionali”. Un problema, questo ultimo, che potrebbe rivelare la portata delle sue conseguenze soprattutto nei mesi a venire. In ogni caso, un rallentamento della crescita cinese non fa bene all’economia mondiale. Già le ultime stime del Fondo Monetario Internazionale evidenziavano come la ripresa globale senza l’economia del Dragone in pieno vigore non fosse possibile. Pechino starebbe pagando un prezzo alto anche per la posizione filo-russa sulla guerra che, insieme allo choc per la nuova ondata pandemica e ai timori per un ulteriore indebitamento del Paese, impediscono all’economia di crescere.

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