le polemiche sul referendum

Referendum: non c’è il quorum. Alle urne il 15,8% degli italiani

Calderoli (Lega) parla di “complotto” contro la consultazione, ma c’è chi chiede di abbassare il quorum. Oggi la riforma Cartabia sulla giustizia in Senato

Referendum: non c’è il quorum. Alle urne il 15,8% degli italiani

Un risultato prevedibile e questa volta il sole e il mare non c’entrano o c’entrano poco: gli italiani non hanno votato per il referendum sulla giustizia, ma si sono comunque recati alle urne per le amministrative. Un dato di fronte al quale la politica si interroga. Alle 19 l'affluenza era solo del 14,84% degli aventi diritto, alla chiusura dei seggi alle 23 si è arrivati al 15,8%.

Troppo poco, troppo lontano da quel 50% più uno necessario perché le risposte ai quesiti fossero valide.

"La Lega ringrazia i milioni di italiani che hanno votato o voteranno nonostante un solo giorno con le urne aperte, il silenzio di troppi media e politici, il weekend estivo e il vergognoso caos seggi visto per esempio a Palermo", hanno commentato dalla Lega nel tardo pomeriggio e prima dei risultati definitivi della serata.

Stessa posizione per Silvio Berlusconi, convinto che i cinque referendum sulla giustizia siano "stati boicottati con il voto in un giorno solo. Sono stati boicottati con il silenzio assoluto su molti giornali e sulla televisione di Stato".

 

Calderoli parla di “complotto”

Ancora più esplicito, però Roberto Calderoli, che in conferenza stampa dalla sede del Carroccio in via Bellerio a Milano dice: "Secondo me c'è stato un complotto perché questo quorum non potesse essere raggiunto". Il vicepresidente leghista del Senato ha poi ringraziato “i 10 milioni di cittadini che hanno partecipato con un sì o con un no ma che hanno dato attuazione al diritto di voto. C'è stata una certa responsabilità anche dal governo che ha spinto per approvare la riforma Cartabia già a maggio".

Poi una stoccata a premier e capo dello Stato: "Ho personalmente scritto al presidente della Repubblica e del Consiglio e non ho ancora ricevuto, a oggi, una telefonata o un whatsapp – ha detto Calderoli - "da Draghi e Mattarella mi sarei aspettato una maggiore attenzione e gli effetti si sono verificati".

 

La reazione di Radicali e Associazione Luca Coscione

Un’altra reazione dura arriva da Marco Cappato, tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni e promotore della campagna Eutanasia legale: "Sono appena uscito dal seggio, dopo aver votato i referendum superstiti. Ho lasciato a verbale il 'reclamo' contro la Corte costituzionale, che ci ha impedito di votare su eutanasia e cannabis dichiarando inammissibili i referendum con motivazioni arbitrarie e incostituzionali", ha scritto in un tweet. Il “reclamo”, infatti, era stato annunciato sui social anche da Filomena Gallo, segretario nazionale della stessa associazione.

 

La posizione di Pd e M5S

Il centrosinistra affida il commento ad Andrea De Maria, deputato Pd e Segretario di Presidenza della Camera: “Risulta evidente l'errore di una iniziativa referendaria divisiva e inutile. Per quanto mi riguarda ho votato 5 no questa mattina. Non contro l'esigenza di attuare riforme ma per affermare che non era il referendum lo strumento giusto, anche per quello che sarebbe stato l'esito di alcuni dei quesiti. Ora però il mancato raggiungimento del quorum non deve fermare l'iniziativa legislativa in corso in Parlamento”. D’accordo la capogruppo Pd alla Camera, Debora Serracchiani, secondo cui “una così bassa affluenza, nonostante l'abbinamento col voto per i comuni, prova la complessità dei quesiti e l'uso strumentale dell'istituto referendario. Ora avanti in Parlamento per completare la riforma della giustizia che i cittadini attendono e che la Lega ha bloccato irresponsabilmente". Per il M5S “Se si vuole vera democrazia, lo strumento del referendum va riformato” ha detto Giuseppe Brescia, presidente della commissione Affari Costituzionali della Camera, secondo cui va introdotto “il referendum propositivo modificando il quorum”.

 

Da oggi la riforma Cartabia di nuovo in Senato

Intanto da oggi la riforma Cartabia sulla giustizia torna in aula e precisamente alla Commissione giustizia del Senato. Si riprenderà con la votazione degli emendamenti al testo. Il voto finale è atteso per mercoledì 15 giugno.

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