La decisione di Gazprom

Riduzione forniture di gas russo, dopo la Germania tocca all’Italia

15% in meno. Il ministro Cingolani rassicura: “Nessuna criticità”. Von der Leyen firma al Cairo accordo con Egitto e Israele su esportazione di gas naturale

Riduzione forniture di gas russo, dopo la Germania tocca all’Italia

Ieri è toccato alla Germania con un taglio del 40%. Oggi Eni ha ufficializzato di aver ricevuto comunicazione di una limitata riduzione dei flussi dal proprio fornitore russo relativamente all’approvvigionamento di gas verso l’Italia del 15%. Il governo italiano per voce del ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, fa sapere che “l’andamento dei flussi di gas è costantemente monitorato in collaborazione con gli operatori e che al momento non si riscontrano criticità”. Anche l’Unione Europea è intervenuta sull’argomento rassicurando soprattutto su eventuali conseguenze per la prossima stagione invernale: “Al momento non ci sono rischi per le forniture energetiche”. Tim McPhie, portavoce della Commissione, precisa che gli stoccaggi “sono oltre il 50%” e oggi si attestano sul “52-53%, che è anche sopra al punto al quale eravamo l’anno scorso in questo momento”. E sulla prossima stagione invernale: “I preparativi sono in corso e anche un monitoraggio molto attento. C’è uno sforzo molto più ampio su cui stiamo lavorando per diversificare e cambiare la nostre forniture e fonti di energia”. Dunque, la dimostrazione di quanto sia importante il piano Repower Eu.

 

In ogni caso la linea di Bruxelles sui possibili effetti derivanti dalle riduzioni annunciate da Gazprom - ieri sul Nord Stream 1 verso la Germania, oggi sui flussi diretti a Eni per l’Italia - resta quella di mantenere la calma e guardare ad ogni alternativa possibile per sostituire le materie prime che arrivano dalla Russia. Il governo di Berlino mette però in guardia sulle motivazioni addotte. La decisione del colosso energetico russo “non è tecnica ma politica”, afferma il vice di Olaf Scholz, Robert Habeck.

 

L’Europa, intanto, corre ai ripari. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha firmato oggi al Cairo quello che ha definito “un accordo storico” con Egitto ed Israele per incrementare le forniture del prezioso idrocarburo. “L’infrastruttura che stiamo costruendo”, ha detto, “servirà anche per il “trasporto dell’energia pulita del domani”, ovvero l’idrogeno. L’ottimismo delle istituzioni non serve però a calmare l’aumento dei prezzi del gas che va a tutto vantaggio di Mosca. La decisone di Gazprom mostra la volontà dei russi di esercitare pressioni sull’Ue con l’obiettivo di allentare le sanzioni europee attraverso la progressiva limitazione delle forniture. E l’Italia, come è noto, è considerato un Paese ostile dal Cremlino.

 

Arera, l’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente, ha già informato il Parlamento per voce del presidente Stefano Besseghini, ascoltato ieri in commissione Industria del Senato, di aver approvato “ulteriori strumenti per il riempimento di almeno il 90% delle scorte nazionali”. Ad oggi esiste “una giacenza di 9,5 miliardi di metri cubi, il 52% della capacità complessiva”. Il dato di fatto, tuttavia, non cambia: la Russia non è più un fornitore affidabile per l’Ue e non c’è dubbio che Valdimir Putin continuerà ad usare gas e petrolio come armi di ricatto. Cercare altre fonti di approvvigionamento in questa fase è l’unica strada percorribile per arginare il pericolo di non riuscire a far fronte al fabbisogno energetico nei prossimi mesi. Si tratta però di un periodo di transizione. La soluzione non può che venire dalla svolta green e dall’uso diffuso e massiccio delle energie rinnovabili.

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