guerra del gas

Crisi energetica e costo del gas: l’ipotesi di un razionamento

Il Governo pronto a un primo intervento a breve, dopo il monitoraggio di metà della prossima settimana, che potrebbe portare a una soglia di allarme

Crisi energetica e costo del gas: l’ipotesi di un razionamento

Il rischio di un ridimensionamento dei consumi è più che reale. Il punto di svolta potrebbe arrivare a metà della prossima settimana, quando il ministero della Transizione ecologica potrebbe alzare il livello di crisi del sistema gasiero nazionale, da preallarme ad allarme.

La valutazione è già in programma dopo che il colosso energetico russo Gazprom ha tagliato lafornitura di gas dalla Russia.

Lo stato di allarme potrebbe aprire le porte, a sua volta, a nuove misure come la riduzione delle forniture alle centrali elettriche e alle industrie, l’utilizzo degli stoccaggi, una soglia di temperatura per le caldaie (non d'estate, naturalmente) più bassa o una riduzione nell’uso dei condizionatori in questa stagione.

In una parola: razionamento.

 

Razionamento, perché potrebbe scattare a breve

Il problema dei consumi energetici riguarda molti Paesi europei, ma soprattutto Germania e Italia. Nelle scorse ore la Russia ha tagliato per la seconda volta le forniture di gas all’Italia, dopo averle ridotte del 15% il 15 giugno scorso. Eni ha protestato, chiedendo a Gazprom il rispetto del contratto e ottenendo un aumento dei flussi per far sì che la disponibilità di gas rimanga invariata. Anche il premier Draghi è intervenuto commentando l’accaduto: “I motivi per i tagli di forniture di gas che colpiscono quasi tutta l’Europa ci viene detto che sono tecnici. Una delle motivazioni è che la manutenzione richiede pezzi di ricambio che per le sanzioni non arrivano. La Germania, noi e altri ritengono siano bugie, che ci sia un uso politico del gas come del grano”.

Di fronte a un calo ulteriore di forniture potrebbe rendersi necessario, dunque, un razionamento. Il primo passo potrebbe essere stilare un elenco di industrie che potrebbero essere costrette a chiudere o ridurre l’attività, in quanto altamente energivore, ma meno “strategiche”.

 

Il calo costante di forniture russe e aumento delle altre importazioni

Gli approvvigionamenti di gas dalla Russia, infatti, sono in continuo calo, in particolare dall’inizio del conflitto in Ucraina. Ad aprile 2022 sono risultate importazioni in misura minore del 48% rispetto a quelle dello stesso mese del 2021. Ma contemporaneamente è cresciuta l’importazione: del 7,3% su base quadrimestrale, del 4,6% relativamente al solo mese di aprile.

Tra i primi effetti dei tagli alle forniture di gas dalla Russia all'Europa, infatti, c’è un picco di import di gas naturale liquefatto (Gnl, la principale alternativa alle forniture via gasdotto) in Europa, secondo i dati della piattaforma indipendente European Gas Hub. A maggio il dato medio giornaliero è stato di 15,5 miliardi di piedi cubi. Nel 2021 non è mai stata superata la media giornaliera mensile di 12,5 miliardi di piedi cubi.

Intanto il costo del metano aumenta del 43%, passando da 82,5 a 117,74 euro. Il problema rimane l’aumento dei consumi, pari al 23% e il fatto che il gas non serve solo per riscaldare (dopo una primavera più fredda), ma anche per produrre energia elettrica.

 

Il problema del prossimo inverno

Se per l’estate non si prevedono disagi concreti, il pensiero va al prossimo inverno. Lo stoccaggio delle scorte procede a ritmi più lenti del previsto e, complice la guerra e ea sue conseguenze, il rischio è di non riuscire a raggiungere livelli di sicurezza. “Se mancherà il gas russo, un po’ di razionamento occorre farlo” afferma Davide Tabarelli, fondatore e presidente di Nomisma Energia, che a Wall Street Italia spiega: “Tutti i fornitori di gas del mondo, almeno quelli al di fuori dell’Europa, sono un po’ instabili. Israele, nel Medio Oriente, è uno dei più stabili”.

“Per il prossimo inverno se faranno l’equivalente di un miliardo di metri cubi in più sarà un miracolo. Attualmente vento e sole producono 8 miliardi di metri cubi equivalenti, dopo 40 anni di incentivi. Nel lungo termine potremmo anche triplicarli, ma sarà molto difficile raggiungere riuscirci prima del 2040” aggiunge Tabarelli.

 

Com’è la situazione oggi

L’Italia si sta dando da fare per differenziare le forniture e i partner, ma anche a livello europeo, chiedendo non solo un price cap, un tetto massimo del prezzo del gas, ma anche un sistema di sostegno comunitario. Grazie ai recenti accordi, intanto, la rete italiana può contare su più gas algerino che russo: secondo le previsioni commerciali indicate sul sito di Snam, da Tarvisio (Udine) è previsto un ingresso di 34,78 milioni di metri cubi del gas di Mosca, da Mazara del Vallo (Trapani) di 64,3 milioni di metri cubi di gas algerino e da Melendugno (Lecce), di 28,4 milioni dall'Azerbaijan. “Non vi è alcuna indicazione di un rischio immediato di sicurezza degli approvvigionamenti”, fa sapere la Commissione europea.

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