Il punto sull’Ucraina

Si torna a parlare di negoziati, ma Kiev detta le regole: “Ad agosto”

Le autorità ucraine sono intenzionate a proseguire la controffensiva. Zakharova: “L’Ucraina che conoscevamo con quei confini non esiste e non esisterà più”

Si torna a parlare di negoziati, ma Kiev detta le regole: “Ad agosto”

Si combatte sul campo, le forze ucraine sono decise a non arrendersi, ma ora dettano anche le condizioni di eventuali negoziati e soprattutto indicano una possibile data: non si procederà prima di agosto, dopo l’offensiva di Kiev.

Ma nella “guerra di parole” entra a gamba tesa anche la Russia.

Dopo l’intervento del presidente russo, Vladimir Putin, venerdì a San Pietroburgo, l’ultimo attacco è arrivato dalla portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova, che ha affermato: "L'Ucraina che conoscevamo, all'interno di quei confini, non c'è più. E non lo sarà più".

Insomma, nessuno dei due sembra pronto a sedersi a un tavolo.

Ma neppure l’Europa e i Paesi occidentali stanno a guardare: dopo la visita di draghi, Macron e Scholz che hanno incontrato il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, anche il premier britannico, Boris Johnson, si è recato nella capitale. Per lui è stata la seconda volta e ancora pesa l’eco delle sue parole: "Siamo pronti ad addestrare migliaia di ucraini".

 

Scambio di prigionieri tra Russia e Ucraina

Se lo scontro diplomatico è netto e quello militare anche, qualche spiraglio di dialogo si registra solo grazie a un nuovo scambio di prigionieri. Cinque civili ucraini detenuti dai russi sono stati rilasciati in cambio della libertà di altrettanti militari di Mosca. Lo ha confermato la direzione principale dell'intelligence del ministero della Difesa ucraino su Facebook e riportato un corrispondente di Ukrinform. "Oggi il quartier generale del coordinamento per il trattamento dei prigionieri di guerra ha condotto un altro scambio di prigionieri secondo la formula '5 per 5'. Cinque cittadini ucraini sono tornati a casa", precisa il rapporto. Secondo i dati dell'intelligence, quattro civili sono stati fatti prigionieri nel corso degli scontri nella regione di Kiev, tre dei quali durante la battaglia di Hostomel.

 

In Italia scontro sulla fornitura di armi a Kiev

In Italia, invece, tengono banco sia la crisi energetica, con il rischio di un razionamento dell’energia dopo i tagli russi, sia l’invio di armi a Kiev. A commentare quest’ultimo tema è stato l'ambasciatore della Federazione russa in Italia, Sergej Razov, in un'intervista a Scenari Internazionali. "La logica secondo cui la massiccia fornitura di armi all’Ucraina sarebbe un mezzo per arrivare alla pace mi sembra quantomeno bizzarra. In sostanza si tratta di alimentare all’infinito la situazione di conflitto, di prolungarla e di moltiplicare le vittime e le distruzioni. Questa logica, a quanto mi risulta, è lungi dall’essere condivisa da tutti, anche in Italia", ha dichiarato il diplomatico. "Lasciando da parte il frasario della politica il fatto è che le armi italiane saranno utilizzate per uccidere militari russi. E questo, ne converrà, introduce nelle nostre relazioni bilaterali un ulteriore elemento negativo che non possiamo ignorare", ha aggiunto.

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