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21 giugno

La crisi interna al Movimento e le insidie per la maggioranza

Domani il voto in Aula sulle comunicazioni di Draghi prima del Consiglio europeo. Ma il leader 5S rischia errori da cui è impossibile tornare indietro

La crisi interna al Movimento e le insidie per la maggioranza

Dopo il processo politico del Consiglio nazionale dei Cinque Stelle a Luigi di Maio, reo di attaccare il Movimento e di minarne la compattezza, l’appuntamento di domani alla Camera - quando Mario Draghi svolgerà le sue comunicazioni in vista del Consiglio europeo di questa settimana - diventa di ora in ora più dirimente. Se Giuseppe Conte insisterà per ottenere un nuovo voto parlamentare sull’invio di armi a Kiev romperà non solo il fronte della maggioranza, ma darà un colpo definitivo a ciò che resta dell’unità del suo partito, ‘sfiduciando’ di fatto il ‘suo’ ministro degli Esteri. E’ probabile che l’ex avvocato del popolo sia poco propenso verso un passo da cui difficilmente potrebbe tornare indietro, soprattutto relativamente ai rapporti con la coalizione di governo. Anche se tentato di compierlo per far fuori una volta per tutte il rivale. 

 

Conte sa che l’invio di armi in Ucraina è già stato autorizzato dal primo voto parlamentare e che Mario Draghi non ha alcuna intenzione di ritornare sulla questione per scatenare un dibattito, e poi un voto, che finirebbero per terremotare la maggioranza di governo. Fiaccandola proprio nel momento in cui Palazzo Chigi ha bisogno di basi solide per portare in Ue l’indirizzo italiano su politica estera ed economica. 

 

La situazione nel Movimento, tuttavia, si è complicata oltre modo nelle ultime ore. Anche il presidente della Camera, Roberto Fico, stavolta ha rotto gli indugi e si è schiarato: contro Di Maio e a favore di Conte. Ma la questione è complessa perché una cosa sono gli organismi politici del Movimento, altro la forza e la tenuta dei gruppi parlamentari. E’ in Aula che i dimaiani hanno la possibilità di giocare le carte migliori e non è detto che non lo facciano se un compromesso sulla risoluzione di maggioranza non si dovesse trovare entro domani. A quel punto si scatenerebbe una serie di eventi che tenere sotto controllo sarebbe davvero difficile, con una scissione di fatto aperta prima ancora che il Consiglio dei probiviri 5S sia messo nelle condizioni di decidere l’eventuale espulsione di Di Maio. Il titolare della Farnesina di sicuro non ha alcuna intenzione di aspettare che lo caccino e sta preparando la sua controffensiva. Ma adesso tutto è nelle mani dell’ala contiana, nel senso di capacità di mediare o di decidere, tranchant, la linea di non ritorno. 

 

In ogni caso, spettacolarizzare la scissione con il voto in Parlamento su una risoluzione politicamente così rilevante, mettendo all’angolo il ministro degli Esteri, sarebbe davvero una mossa azzardata e poco comprensibile per l’opinione pubblica. Non un voto in più ne ricaverebbe Conte da una simile operazione e farebbe di Di Maio una vittima, cosa che non è affatto. Che il ministro abbia già dei piani in mente è acclarato ma è l’ex premier nelle prossime ore a tenere le fila. E c’è un aspetto che non può sottovalutare. Se portasse ora la crisi del Movimento dentro le stanze del governo non glielo perdonerebbero gli alleati. Nemmeno Enrico Letta, segretario del Pd, sarebbe in grado di salvarlo se trascinasse tutti dritti dritti verso il voto anticipato.

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