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Lo strappo

Il declino infinito dei 5S. Di fronte un futuro quanto mai incerto

Il titolare della Farnesina si porta dietro oltre 60 parlamentari cambiando il quadro delle Camere. Effetti immediati sulla politica del Movimento

Il declino infinito dei 5S. Di fronte un futuro quanto mai incerto

Con una mossa molto astuta e da abile manovratore dell’arte della politica il ministro, Luigi Di Maio, ha colto l’occasione più proficua per sbattere la porta e uscire dal Movimento Cinque Stelle. La posizione filo-atlantista sulla guerra in Ucraina gli ha offerto il destro per costruire una giustificazione plausibile, che avesse anche un certo effetto a livello di comunicazione e che consentisse di nobilitare la sua decisione o, quanto meno, di provarci. 

 

Che i dissapori con il leader del Movimento, Giuseppe Conte, fossero arrivati a un punto di non ritorno era nell’aria da un pezzo. Di fatto, nelle ultime settimane, i distinguo continui dell’ex premier sul sostegno a Kiev hanno molto irritato Palazzo Chigi e la Farnesina. Il titolare degli Esteri si è sempre mosso in perfetta sintonia con Mario Draghi esternando, ovunque possibile, la condanna dell’invasione russa e la necessità degli aiuti all’Ucraina. Mentre buona parte del suo partito, a partire proprio dal capo, insisteva sull’opportunità di un nuovo voto del Parlamento per dare il via a ulteriori sostegni militari al Paese di Zelensky. 

 

Oggi, dopo che anche la Camera dei deputati ha votato con una maggioranza ampia la risoluzione approvata già ieri da Palazzo Madama, si apre un altro capitolo di una storia che i maggiorenti dei Cinque Stelle, e lo stesso Conte, hanno decisamente sottovalutato, forse non volendo vedere fino all’ultimo le proporzioni dello strappo che si stava consumando. Ma Di Maio i suoi conti li stava facendo da un po’ e quando ha deciso di muoversi lo ha fatto a colpo sicuro. Ben 62 parlamentari hanno lasciato il Movimento per il nuovo gruppo/partito “Insieme per il futuro”. Un numero che i fedelissimi dell’avvocato non si aspettavano e che ha declassato immediatamente i grillini. Hanno perso, infatti, lo scettro di primo partito lasciandolo nelle mani della Lega di Matteo Salvini che, con i suoi 193 tra deputati e senatori, scala la vetta dei gruppi in Parlamento. Una caduta non da poco, anche se il Movimento vanta ancora la seconda pattuglia per numero di parlamentari, seppure dimezzando gli eletti del 2018: da 333 a 165. 

 

Il terremoto provocato dai dimaiani ha avuto immediatamente i suoi effetti con un indebolimento del partito di Conte. Tanto che il capogruppo 5S a Montecitorio, Davide Crippa, all’indomani della scissione, ha detto in Aula che non solo avrebbero votato la risoluzione di maggioranza - su cui fino a poche ore prima avevano alzato le barricate per contrasti con il governo - ma ha anche assicurato che il Movimento non ha intenzione di uscire dalla coalizione di unità nazionale. Insomma, una resa su tutta la linea che mostra oggi la fragilità dei 5Stelle frammentati nel corpo e che stentano a trovare un’anima, ovvero un approccio ideologico convinto e non figlio delle circostanze del caso. Dall’altra parte il ministro per ora canta vittoria, ma consapevole che la vera partita si consumerà con le prossime elezioni politiche. Quando la sua roccaforte di Pomigliano d’Arco potrà ben poco rispetto al resto del territorio nazionale. Allora le manovre di Palazzo conteranno quasi nulla rispetto a un consenso popolare tutto da costruire. 

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