cambio della guardia

Invitalia, fine dell’era di Domenico Arcuri. Chi sono i successori

Rocco Sabelli e Bernardo Mattarella sono stati nominati rispettivamente presidente e amministratore delegato della società pubblica. Il perché della svolta

Invitalia, fine dell’era di Domenico Arcuri. Chi sono i successori

È la fine di un’era, un capitolo che si chiude per Invitalia, l’Agenzia nazionale per lo sviluppo di proprietà del ministero dell'Economia e che ha il compito di stimolare la crescita economica del Paese, puntando su sviluppo e occupazione, gestendo gli incentivi nazionali a supporto di nuove imprese e startup.

Al posto di Domenico Arcuri, che era stato nominato per la prima volta Amministratore delegato nel 2007 all’epoca del Governo Prodi II, arrivano l’ex di Alitalia, Rocco Sabelli, e Bernardo Mattarella, nipote dell’attuale capo dello Stato.

Arcuri, che è stato anche commissario straordinario per il contenimento della pandemia Covid con i Governi Conte I e Conte II, lascia dunque l’Agenzia dopo averla guidata per 14 anni e durante la successione di ben 9 Governi.

 

I successori: chi è Rocco Sabelli

Rocco Sabelli, che subentra nel ruolo di presidente ad Andrea Viero, vanta una lunga carriera ai vertici di diverse aziende di primo piano nel panorama italiano. Di origini molisane, nato ad Agnone nel 1954, l’ingegnere chimico nel 1985 era approdato in Ageni, l'agenzia per la riconversione, privatizzazione e dismissione delle aziende del gruppo Eni, come responsabile di fusioni e acquisizioni, sviluppo progetti e pianificazione strategica. Sempre all’interno di Eni, dal 1990 al 1992 è amministratore delegato e presidente della Nuova Ideni, per poi passare al Gruppo Telecom Italia nel 1993, come Responsabile Pianificazione e Controllo della Regione Lazio e, dal 1994, Responsabile Pianificazione e Controllo dell'Information Technology nella Divisione Centrale.

Dal 1995 al 1997 è stato Responsabile Pianificazione e Controllo in TIM (Telecom Italia Mobile), diventandone Vice Direttore Generale nel 1997 e Direttore Generale nel 1998, per poi passare l’anno dopo alla direzione Mercato Italia Rete Fissa e Internet in Telecom Italia come Responsabile della Business Unit Wireline Services nel periodo 2000-2001. Chiusa la “parentesi” Telecom, nel 2002 è tra i fondatori (e amministratore delegato) di Omniainvest, mentre l’anno dopo è AD della finanziaria Immsi di Roberto Colaninno e della società controllata Piaggio, dove consolida le acquisizioni di Aprilia e Moto Guzzi, e ha il compito di rilanciare l’azienda con nuovi prodotti come il primo scooter a tre ruote MP3. Una volta quotata in Borsa l’azienda, nel 2006 per passare ad Alitalia-Cai, con l’obiettivo di salvare la ex compagnia di stato con il piano Fenice. Rimane fino al 2012 lasciando la società in pareggio operativo nel IV trimestre del 2011. Di recente, esattamente dal 2019, è stato presidente e amministratore delegato di Sport e Salute, società in-house del Ministero dell'economia e delle finanze.

Ora “torna” a Invitalia, dopo essere stato alla ex Gepi, poi diventata Itainvest e Sviluppo Italia, prima di trasformarsi in Invitalia.

 

Il ritorno di Mattarella (junior)

Anche per Bernardo Mattarella, nipote del presidente della Repubblica, si tratta di un ritorno, dal momento che dal 2007 al 2017 era stato prima chief financial officer di Invitalia, poi aveva diretto la business unit Incentivi e innovazione. Negli ultimi cinque anni, invece, ha ricoperto l’incarico di amministratore delegato di Mediocredito centrale, che fa parte proprio del gruppo Invitalia. In questa veste ha guidato il processo di rafforzamento del Fondo di garanzia Pmi-Piccole medie imprese, gestendo l’ambito delle deroghe sugli aiuti di Stato legate alle misure anti-crisi.

 

Il perché del cambio della guardia

Il rinnovo dei vertici della società è stato voluto dal Governo Draghi in un momento economico e di volontà di rilancio molto delicato, anche per la possibilità di utilizzo dei fondi collegati al Pnrr. Oltre a gestire gli incentivi per le imprese già in essere, infatti, Invitalia si occupa di alcuni bandi finanziari con fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, a partire dai contratti di sviluppo per le principali filiere produttive.

Un altro capitolo importante di attività di Invitalia, inoltre, riguarda l’ex Ilva oggi Acciaierie d’Italia. Al momento, infatti, Invitalia è coinvolta nel piano di rilancio dell’azienda in cui ha una partecipazione del 38%, destinata però a salire al 60% a metà del 2024. Quando ciò accadrà, quindi, lo Stato diventerà socio di maggioranza.

Infine, proprio Invitalia è stata scelta sia dal ministero per le Politiche agricole guidato da Stefano Patuanelli, sia da quello dello Sviluppo economico con a guida Giancarlo Giorgetti, per rappresentare lo Stato, in minoranza, nelle aziende in crisi e coinvolte in progetti di riconversione e rilancio da parte di operatori privati, tramite il cosiddetto “Fondo di salvaguardia per la prosecuzione dell'attività d'impresa”.

Da qui la necessità di una svolta, non solo di immagine, ma anche sostanziale.

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