Il passaggio in Senato del dl Aiuti

Le incertezze dei 5S e le mosse di Draghi in attesa di giovedì

Domani il premier incontra i sindacati su salario minimo e cuneo fiscale. L’ex ministra pentastellata Grillo: “Conte voti la fiducia ma chieda il rimpasto”

Le incertezze dei 5S e le mosse di Draghi in attesa di giovedì

Non è una settimana semplice quella che si apre oggi per il governo. La notizia di un’ulteriore riduzione dei volumi di gas verso l’Italia da Gazprom, la multinazionale russa controllata dal Cremlino, impone all’esecutivo di Mario Draghi un’accelerazione sul fronte delle alternative alle forniture che arrivano da Mosca. Nessuno più in Ue esclude che Putin possa decidere in un prossimo futuro il blocco totale e, da tempo, ci si sta preparando per arginare gli effetti di una crisi energetica parecchio grave. In un contesto molto problematico sia sul piano economico che sociale domani il premier incontrerà i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil su salario minimo e costo del lavoro, mentre tiene banco l’ipotesi che il M55 giovedì prossimo al Senato non voti la fiducia al decreto Aiuti. Ad ora tutto è possibile ma la linea di Palazzo Chigi non cambia: senza il partito di Giuseppe Conte l’esperienza di questo governo è da considerarsi conclusa. Anche se i numeri in Parlamento dicono che si potrebbe andare avanti lo stesso. 

 

L’ex ministra pentastellata della Salute, Giulia Grillo, in un’intervista al quotidiano Repubblica, lancia il suo messaggio: il Movimento dovrebbe votare la fiducia anche a Palazzo Madama ma contestualmente chiedere un rimpasto di governo. “Sarebbe la mossa politica più azzeccata. Giuseppe Conte ha fatto molto bene a non mettere in discussione Di Maio al ministero degli Esteri, c'è la guerra. Ma è innegabile che il Movimento sia azzoppato”. La rappresentante 5S pensa anche che il tema del termovalorizzatore di Roma, la cui realizzazione è prevista nel provvedimento ma a cui il suo partito si oppone, “non basta per non votare il decreto”.

 

Intanto, nella maggioranza, c’è chi spinge per andare avanti anche senza il Movimento. I renziani, ad esempio, che con il capogruppo al Senato, Davide Faraone, insistono per arrivare a fine legislatura rilanciando però l’urgenza di un nuovo soggetto politico riformista e di centro. Seppure, conti alla mano, il governo avrebbe la possibilità di proseguire il suo mandato è poco plausibile che Draghi possa, e voglia evitare un passaggio al Colle.

 

E, comunque, conseguenze politiche ce ne sarebbero, sia perché l’esecutivo perderebbe il secondo partito della maggioranza, cosa che non potrebbe non dispiegare il suo peso, sia perché i rapporti di forza nella coalizione di unità nazionale muterebbero. A rafforzarsi sarebbe senza dubbio la gamba di centrodestra, a scapito dell’asse Pd-5S. Carroccio e berlusconiani totalizzano in tutto 215 deputati e 111 senatori. Di contro dem e grillini, ammesso che il partito di Conte decidendo di non appoggiare più Draghi non si incammini verso altre scissioni, ad oggi ne hanno rispettivamente 201 e 100. 

 

I dem lavorano per evitare lo strappo e per mediare tra Palazzo Chigi e grillini. Se i Cinque Stelle diserteranno l’Aula per non votare fiducia al decreto Aiuti “sarebbe un passaggio da non sottovalutare, che meriterebbe una riflessione da parte di tutti”, dichiara la capogruppo Pd alla Camera, Debora Serracchiani. “I punti posti dal M5s sono condivisibili e sono già all’attenzione del governo. La prima risposta verrà dall'incontro con i sindacati. Si partirà dai salari così come chiesto anche da noi, con le proposte a cui sta lavorando il ministro Orlando”. Ma andare avanti con o senza M5S “non è una questione numerica, ma di coesione della maggioranza e di condivisione dell’agenda”. Il Pd avverte tuttavia Conte: “L'uscita in un momento così delicato ostacolerebbe l’alleanza. Noi intendiamo costruire e allargare il campo progressista, tenendo dentro tutti, ma se il M5S rompesse con il governo sarebbe difficile fare finta di niente”.

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