Poche ore allo showdown

Mattinata di incontri: Draghi al Quirinale, Letta a Palazzo Chigi

La Lega riunisce i suoi, Salvini: “Indisponibili a proseguire lavoro con 5S. Sono inaffidabili”. Vertice di centrodestra a Villa Grande da Berlusconi

Mattinata di incontri: Draghi al Quirinale, Letta a Palazzo Chigi

Ore concitate in cui nessuno è in grado di capire cosa accadrà domani, quando Mario Draghi si presenterà prima al Senato e poi alla Camera per le ‘comunicazioni’ che anticipano il voto di fiducia. Oggi il presidente del Consiglio si è recato al Quirinale per un colloquio con il capo dello Stato, Sergio Mattarella. Nei partiti di maggioranza, intanto, si susseguono incontri e vertici per assumere ciascuno una linea al proprio interno che scongiuri divisioni. Chi sicuramente non riuscirà a presentarsi compatto all’appuntamento di domani è il M5S. La contrapposizione tra Conte e il capogruppo alla Camera, Davide Crippa, è tale che un nuovo strappo è ormai imminente, anche se l’entità è tutta da definire. La verità è che assistiamo a uno sbriciolamento progressivo del Movimento e sarà difficile invertire la tendenza.

 

Fonti del Quirinale riferiscono che l’incontro di questa mattina tra Sergio Mattarella e Mario Draghi rientra nelle consuete interlocuzioni tra presidente e premier, tanto più in fasi delicate come l’attuale e all’indomani del viaggio in Algeria. Tuttavia, anche se consueto, è difficile immaginare che la complessa crisi politica che si è delineata non sia stata al centro del faccia a faccia, senza nulla togliere all’importantissimo accordo diplomatico per l’aumento delle forniture di gas che ieri il premier ha concluso ad Algeri.

 

Il momento è davvero complicato. Tra i partiti della maggioranza il Pd spinge perché Draghi resti a Palazzo Chigi. Proprio all’uscita dell’edificio che ospita la presidenza del Consiglio dei ministri è stato visto oggi il segretario dem, Enrico Letta. Ma dal Nazareno non si proferisce parola: “Non è il momento dell'improntitudine”, viene spiegato, “serve serietà”.

 

In ambito Lega non è un mistero che molti dei governatori di Regione stiano dalla parte di Draghi. Matteo Salvini, al termine della riunione di questa mattina con i suoi ministri e sottosegretari, ci tiene a sottolineare che nel Carroccio c’è “grande compattezza”. Ma, oltre a dire che “il partito è indisponibile a proseguire il lavoro con gli inaffidabili 5 Stelle e senza chiarezza”, non si sbilancia. “L'auspicio”, dice, “è garantire all’Italia soluzioni all’altezza, evitando che provocazioni, liti e che figure inadatte blocchino il Paese”. Intanto, lo stato maggiore del centrodestra si riunisce in queste ore a Villa Grande, la residenza romana di Silvio Berlusconi. Chi usa toni più radicali è Giorgia Meloni. La leader di Fratelli d’Italia pare decisa a cavalcare la crisi, certa di un successo ineluttabile del suo partito alle urne. Insiste: elezioni subito.

 

Ad ogni modo, in quella che è stata la coalizione di unità nazionale, si naviga ancora al buio. Le prossime ore saranno decisive per sapere se Mario Draghi vorrà restare alla tolda di comando e se matureranno le condizioni perché questa ipotesi si realizzi. Il conto alla rovescia è cominciato. Domani sarà una giornata lunga, molto lunga. Si comincia con il Senato, dopo le comunicazioni di Draghi si avvia la discussione. E non sarà una passeggiata: è a Palazzo Madama lo zoccolo duro dei Cinque Stelle. Sapremo da lì sapremo se i pochi spiragli aperti porteranno alla migliore soluzione possibile per il Paese. E non ci sono dubbi su quale sia.

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