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25 settembre

Elezioni, la partita è aperta. L’eredità di Draghi peserà sul voto

Il c.destra non ha azzeccato tutti i conti. Ecco perché Berlusconi ha provato ad addossare la responsabilità della crisi al premier. Ma gli è andata male.

Elezioni, la partita è aperta. L’eredità di Draghi peserà sul voto

La partita è aperta: ogni scenario disegnato prima della caduta del governo Draghi lascia il tempo che trova. Perché è difficile immaginare che aver affossato uno dei premier più prestigiosi che il Paese abbia avuto passi alla prova dell’elettorato come se nulla fosse successo. Il centrodestra draghicida ne è consapevole. Per questo Berlusconi ha provato, con un nuovo colpo basso, ad addossare la responsabilità della fine dell’esecutivo all’ex banchiere centrale. Il quale, riporta il Corriere della Sera, ha giustamente rimandato al mittente le accuse: “Non sono stanco e non ho colto la palla al balzo. E non è vero che il presidente Mattarella ce l’abbia con me, perché abbiamo condiviso ogni scelta, passo dopo passo”. Per il quotidiano di via Solferino la verità per Draghi è che il centrodestra voleva disarcionarlo con un governo bis senza i 5 Stelle, destinato a durare un giorno. Tutto il resto sono “sciocchezze”. 

 

La fretta con cui il fondatore di FI ha provato a rigirare la frittata sulle ultime ore della crisi di governo è testimonianza di una sottovalutazione mercoledì 20 luglio del rischio a cui lui e Salvini sono andati incontro. Non solo il Paese intero è rimasto sgomento, ma soprattutto lo è quella parte di cittadini e ceti produttivi tradizionalmente più vicini al centrodestra che all’area progressista. Come reagirà questa parte di elettorato il 25 settembre, giorno che il presidente Mattarella ha fissato per le elezioni politiche, non è per nulla scontato. 

 

Nessuno si illuda, la campagna elettorale parte in salita per tutti, anche per chi fino a una settimana fa veniva dato per favorito da sondaggi e pervisioni. Le liste dovranno essere presentate alle Corti d’Appello tra il 21 e il 22 agosto. Il tempo per scegliere i candidati e costruire alleanze credibili è poco. Le prossime due settimane saranno cruciali, le forze politiche caleranno le carte in tavola. La legge elettorale in vigore, cosiddetta ‘Rosatellum’, unisce sistema maggioritario e proporzionale. I parlamentari da eleggere saranno 354 in meno con la riforma intervenuta sulla riduzione di deputati e senatori. Un taglio non da poco, senza dimenticare le soglie di sbarramento: 3 per cento per i partiti che correranno in solitaria, 10 per le coalizioni.  Il numero degli eletti col proporzionale corrisponde al 64%, coi collegi uninominali al 36%. I giochi stanno cominciando adesso.

 

Tra i due vecchi schieramenti non c’è dubbio che sia il centrosinistra ad essere ora più in difficoltà. Finita l’alleanza con il M5S se il Pd non apre un dialogo con Italia Viva di Matteo Renzi e Azione di Carlo Calenda potrebbe presentarsi da solo, oppure unicamente con Leu. Sul piano del consenso, e in termini di voti, si tratterebbe di un azzardo, ma politicamente potrebbe rivelarsi una scelta più giusta di quanto si pensi. Dopo tutto il Nazareno è stato il partito che più di altri, e in ogni momento, ha difeso e sostenuto l’esecutivo Draghi. La coerenza potrebbe essere premiata. Inoltre, bisognerà capire come si muoveranno i liberali che si richiamano al ministro Luigi Di Maio e al sindaco di Milano, Beppe Sala. Anche con loro il Pd potrebbe presentarsi in continuità con l’azione portata avanti nell’ultimo anno e mezzo dall’ex numero uno della Bce. 

 

Sul versante opposto, Forza Italia ha perso in due giorni tre ministri e un senatore: un addio quello di Carfagna, Gelmini e Brunetta che rompe le righe ed è indice del trionfo tra i berlusconiani della linea Salvini. Si tratta di un pezzo di moderati che non è detto rimanga nell’area di appartenenza: potrebbero, infatti, trovare un punto di convergenza con altri centristi in cerca di una nuova casa. Quanto alla Lega, l’unità è più verticistica che della base. Giancarlo Giorgetti e i presidenti di Regione filo-governisti alla fine hanno fatto quadrato attorno al capo. Ma gli effetti del ‘no’ a Draghi si dispiegheranno proprio a ridosso dell’estate quando il blocco dei provvedimenti cruciali del governo - che ora può occuparsi solo degli ‘affari correnti’ - produrrà le prime conseguenze su famiglie e imprese.

 

Senza dubbio Salvini condurrà una campagna elettorale aggressiva, ha già iniziato sui temi di bandiera come quello dei migranti. Ma lui e la Meloni hanno un problema più grande che cavalcare i soliti temi di populisti e sovranisti: spiegare quale è la loro alternativa alla competenza, all’autorevolezza e all’esperienza di Mario Draghi e perché sono contro l’Unione Europea che, con i suoi aiuti e finanziamenti, sta salvando il Paese.  

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