Le candidature dem

Psicodramma Pd: approvate le liste tra polemiche, esclusioni e addii

Letta capolista alla Camera per Lombardia e Veneto, Carlo Cottarelli capolista al Senato a Milano, la virus star Andrea Crisanti capolista in Europa

Psicodramma Pd: approvate le liste tra polemiche, esclusioni e addii

Ferragosto ad alta tensione a Roma. Dopo ore di attesa e un triplice slittamento, finalmente la direzione del Pd ha approvato le candidature alle prossime elezioni politiche del 25 settembre. Ma non senza polemiche, abbandoni importanti e rinunce al seggio elettorale. Il segretario pd Enrico Letta sarà candidato capolista alla Camera in Lombardia e Veneto.

 

La riunione fiume del Pd

Solo pochi giorni si parlava, anche con una certa ironia, di quella assemblea 5stelle convocata in modo permanente da Conte e i suoi, per decidere se dare o meno il colpo di grazia al governo Draghi, oggi non si può non commentare la riunione del Pd andata in scena ieri, per tutto il giorno di Ferragosto. E così dopo aver rinviato per tre volte la riunione, prevista prima alle 11 di mattina, poi rinviata alle ore 15, poi ulteriormente ritardata alle 20 e di nuovo slittata alle 21.30, la direzione dem nella notte, ha approvato con 3 voti contrari e 5 astenuti, la liste per le candidature in vista delle elezioni politiche del 25 settembre ma non senza forti tensioni interne.  Alla votazione, infatti, non hanno partecipato i componenti di Base riformista, la corrente guidata dal ministro della Difesa Lorenzo Guerini e dall’ex ministro Luca Lotti, “vittima” dell’esclusione dalle liste.

"Avrei voluto ricandidare tutti i parlamentari uscenti. Ma è impossibile per la riforma del taglio dei parlamentari ma anche per esigenza di rinnovamento". Così - come hanno fatto sapere fonti Dem - il segretario del Pd, Enrico Letta, ha aperto ieri la riunione. "Potevo imporre persone mie ma non l'ho fatto perche il Partito è comunità", ha aggiunto, spiegando anche di aver "chiesto personalmente sacrifici ad alcuni". Mi è pesato tantissimo -ha detto il leader Pd - Quattro anni fa il metodo di chi faceva le liste era: faccio tutto da solo. Io ho cercato di comporre un equilibrio. Il rispetto dei territori è tra i criteri fondanti delle scelte". 

 

Le candidature dem

Ed ecco quindi le liste: Letta sarà il capolista alla Camera per Lombardia e Veneto, mentre Carlo Cottarelli sarà capolista al Senato a Milano e il professore e microbiologo Andrea Crisanti sarà capolista in Europa.

Tra le candidature anche 4 under 35 indicati come capolista. Si tratta di: Rachele Scarpa, Cristina Cerroni, Raffaele La Regina, Marco Sarracino. Fonti del Pd assicurano che è stata rispettata la parità di genere nella composizione dei candidati nelle liste.

Tra le altre candidature: il deputato e costituzionalista Stefano Ceccanti, per il collegio proporzionale in Toscana candidato al quarto posto — una elezione di fatto impossibile tant'è che lo stesso Ceccanti ha fatto poi sapere che rinuncerà e il senatore Tommaso Nannicini, candidato in un collegio contendibile. 

 

Gli abbandoni e gli esclusi

La senatrice Monica Cirinnà, uscendo dalla direzione del Pd, ha annunciato che "La mia avventura parlamentare finisce qui". "Domani comunicherò la mia non accettazione della candidatura - ha spiegato - Mi hanno proposto un collegio elettorale perdente in due sondaggi, sono territori inidonei ai miei temi e con un forte radicamento della destra. Evidentemente per il Pd si può andare in Parlamento senza di me, è una scelta legittima. Resto nel partito, sono una donna di sinistra ma per fortuna ho altri lavori". Cirinnà ha poi indicato che  "non ho votato queste liste ma credo che anche altri rinunceranno".

 

Stessa sorte per Dario Stefano, senatore e presidente della commissione Politiche Ue che ha lasciato per coerenza, in contestazione a Letta: «Ho riconsegnato la tessera del Pd - ha detto Stefano a Radio Radicale - per rimanere coerente con i miei valori e con le mie idee. Enrico Letta è responsabile di una strategia politico-parlamentare fallimentare cominciata con l’arenamento del ddl Zan e proseguita con la miopia avuta durante le convulse elezioni del Quirinale, dove il suo alleato per la pelle Giuseppe Conte si era messo d’accordo con Salvini». A dirlo è Dario Stefano,  parlando del suo addio al Pd 

 

Tra i big esclusi dalle liste del Pd c'è Luca Lotti: «Il segretario del mio partito ha deciso di escludermi dalle liste per le prossime elezioni politiche. Mi ha comunicato la sua scelta spiegando che ci sono nomi di calibro superiore al mio. Confesso di non avere ben capito se si riferiva a quelli che fino a pochi mesi fa sputavano veleno contro il Pd e che oggi si ritrovano quasi per magia un posto sicuro nelle nostre liste. Non lo so. Ma così è», ha scritto Lotti sui social. «La scelta è politica, non si nasconda nessuno dietro a scuse vigliacche. Io sono abituato ad affrontare la realtà a testa alta, altrettanto faccia chi ha deciso». Nonostante tutto, Lotti per ora conferma che rimarrà «dalla parte del Pd. Il Pd è casa mia. Lo sarà anche in futuro».

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