micro-bilanci

Serie A, ecco i giocatori da rilanciare dopo la sosta delle Nazionali

Tra infortunati e chi si deve ancora adattare alle dinamiche di squadra, sono tanti i neo acquisti che potrebbero imporsi ma fanno fatica: da Origi a Djuric

Serie A, ecco i giocatori da rilanciare dopo la sosta delle Nazionali

Arrivati finalmente alla prima sosta per le Nazionali, si possono fare dei micro-bilanci su questa prima fase stagionale. Sono diversi gli acquisti arrivati tra lo stupore e la gioia dei tifosi, incapaci però ancora di imporsi nelle nuove realtà. Dalle punte del Verona, alla scelta in porta per la Fiorentina. L’esordio atteso a Lecce, così come il boom sulla fascia sinistra del Napoli.

La Lazio ha un incognita in difesa, la Roma invece fa fatica a correre sulle fasce. Si aspettano risultati positivi anche da una punta di Pioli, che vorrebbe utilizzare come jolly per cambiare le partite. Scopriamo chi potrebbe diventare protagonista nel pre-Mondiale, cambiando ancora una volta le sorti del campionato.

 

Serie A, ecco i giocatori da rilanciare:

Pierluigi Gollini (Fiorentina): Sarebbe dovuta essere la seconda chance del “Gollo”, dopo diversi anni di buio totale. Invece, si sta incredibilmente rivelando uno dei punti negativi di questa prima parte di stagione in casa Viola: uscite a vuoto, poca coordinazione con i piedi e scelte di tempo abbastanza rivedibili. Non proprio il miglior biglietto da visita. Allo stato attuale è sceso nelle gerarchie, con Terracciano che ha ripreso subito il posto da titolare. Dovrà saper sfruttare l’Europa, per tornare nei piani di Italiano, anche nelle gare importanti di campionato.

 

Samuel Umtiti (Lecce): È stato senza dubbio il giocatore più acclamato del mercato pugliese, anche se fino ad ora nessuno ha potuto ancora vederlo all’opera. Nessun infortunio che ostacoli l’esordio, ma bensì una forma fisica molto precaria, che lo rende ancora inutilizzabile. Una pecca non da poco, considerando l’importanza di un centrale esperto come lui nella corsa salvezza, sempre più agguerrita. Il tecnico dei giallorossi deve prendere coraggio, lanciandolo nella mischia e testando la sua reale condizione di gioco. Rimane una sommessa, specie per i tanti stop a cui è stato abituato in carriera.

 

Mathias Olivera (Napoli): Qualcosa ha fatto vedere, ma non abbastanza per togliere il posto a Mario Rui. Da parte del terzino sud americano ci si aspetta ben altro approccio alle gare, specie nel mantenimento equilibrato della doppia fase. Infatti fa fatica a mantenere la posizione ideale in un gioco “esteso” come quello proposto da Spalletti. Deve saper attaccare, senza però correre il rischio di subire qualche incursione. Ha caratteristiche tecniche decisamente interessanti, che se fosse in grado di esprimere appieno, aiuterebbero i partenopei ad essere maggiormente offensivi in fase d’attacco.

 

Zeki Çelik (Roma): Sulla corsia di destra giallorossa, quest’anno si soffre un po’ di più, specie per le prestazioni calanti di Karsdorp rispetto allo scorso anno. L’acquisto dell’ex Lille avrebbe dovuto portare maggiore equilibrio alla fase difensiva, visto che si è mosso soprattutto in una difesa a quattro, in passato. Manca però la fase di spinta, essenziale nel gioco di Mourinho, che ha dovuto osservare una Roma molto già “centrale” rispetto all’idea di base. Devono tornare ad attaccare con i terzini, anche per aiutare le punte centrale ad occupare di più l’area. 

 

Kristjan Asllani (Inter): Essere giovani e tentare di vincere la concorrenza con un certo Brozovic, non deve essere facile per nessuno. Eppure, ci saremmo aspettati un minutaggio più elevato, per un giocatore che nel precampionato si è dimostrato assolutamente all’altezza dei compagni. Fino ad ora Inzaghi ha preferito utilizzarlo come pedina per il possesso palla nei minuti finali, senza però mai dare la possibilità di esprimersi in importanti fasi di gara. In mezzo a questa grande confusione, potrebbe rivelarsi una carta alternativa per cambiare l’andamento stagionale, non proprio eccellente in queste prime sette giornate. 

 

Stefano Sensi (Monza): Arrivato come salvatore della patria, non sta rispondendo al meglio sino ad ora. Fondamentalmente si è trovato in difficoltà nel ruolo assegnato da Stroppa, che lo ha inserito da mediano, a coprire la difesa, dopo che si è mosso praticamente da trequartista negli anni post Sassuolo. Probabilmente predilige maggiore corsa sul campo, con la possibilità anche di andare in porta a tirare. Se diventasse il pilastro centrale del gioco, collegando centrocampo e attacco, potrebbe svoltare la fase offensiva dei brianzoli. 

 

Marcos Antonio (Lazio): Il primo acquisto della campagna estiva biancoceleste, arrivato alla corte di Sarri per una cifra importante. In queste prime giornate però non ha ancora trovato spazio da protagonista nell’undici titolare, rimanendo perlopiù la spalla di Cataldi. Lo scorso anno il tecnico toscano ha chiamato a gran voce l’arrivo di un play, che schermasse la difesa, facendo iniziare l’azione dal basso. Ciò che blocca il brasiliano è probabilmente l’esile forma fisica, ancora fragile per affrontare un campionato dove le gare si vincono con gli scontri in mezzo al campo. A livello tecnico è interessante, ma deve velocizzare il processo di crescita.

 

Albin Ekdal (Spezia): Gotti ha puntato molto su di lui, sostenendo che l’esperienza è l’arma vincente per la crescita dei giovani. Fino ad ora però, è risultato completamente fuori forma, faticando a tenere i ritmi partita come un tempo. Le tante panchine collezionate negli ultimi due anni lo hanno rallentato e non poco, limitando così la manovra dei liguri. Non si può più pretendere che si inserisca in area, come ai tempi del Cagliari, visto che non va in rete ormai da tempo, ma potrebbe cercare di sfruttare al massimo le doti tecniche, per far correre la palla, dettando i tempi di palleggio alla squadra. Manca un'alternativa di livello in rosa.

 

Luka Jovic (Fiorentina): Il “nuovo Vlahovic” è sicuramente l’uomo più “colpito" di questo inizio stagionale. Ha fatto fatica sin da subito ad imporsi come prima punta, dando l’impressione di prediligere zone più basse del campo, come la trequarti. Una sorta di numero dieci incastrato nel cuore dell’area, dove non è evidentemente abituato a muoversi nello stretto. Sulle palle alte non arriva quasi mai e in verticale, almeno fino ad oggi, non può andare, visto che non si imbuca quasi mai alle spalle dei difensori. Deve individuare presto il ruolo preciso in cui possa aiutare la squadra, prima che Italiano non lo consideri più una scelta fondamentale per il gruppo.

 

Divock Origi (Milan): Che non fosse fortunato con gli infortuni, non è di certo una novità, ma fino ad ora, nei pochi minuti a disposizione, si è visto in grande difficoltà nel seguire il gioco di Pioli. Un pesce fuor d’acqua, che non solo partecipa pochissimo alla manovra di gioco, ma fatica anche a ritagliarsi uno spazio nelle strette difese italiane. Dovrebbe essere un jolly per i rossoneri, da lanciare quando Giroud non ne ha più, ma allo stato attuale rimane fuori dalle idee del tecnico. Se prendesse il ritmo, diventando incisivo sin da subito, a gara in corso, diventerebbe un'arma letale per la squadra.

 

Milan Djuric (Hellas Verona): Lo scorso anno è stato uno dei protagonisti assoluti della salvezza con la Salernitana. Nicola ha promesso che avrebbe replicato una stagione positiva, ma l’attaccante ha preferito cambiare aria, scegliendo la corte di Cioffi. Una scelta che, fino ad adesso, non ha pagato, considerando la difficoltà nell’inserirsi tra gli undici titolari. Ormai il tecnico ex Udinese preferisce avere Lasagna, Henry e Kallon come tre punte di riferimento, senza considerare minimamente le prestazioni del serbo. Tra tutti è quello che rischia di salutare per primo, se non dovessero cambiare le cose. 

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