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Medio Oriente

Iran nel caos: proteste in piazza, violenze e censura internet

La morte di Mahsa Amini ha scatenato un’ondata di reazioni non previste. Assaltati i palazzi del Governo, mentre sui social impazza l’hashtag #mahsaamini

Iran nel caos: proteste in piazza, violenze e censura internet

Dopo le prime proteste, il livello di tensione si è alzato vertiginosamente tanto da costringere la polizia iraniana a interventi sempre più duri, fino ad aprire il fuoco ad altezza d'uomo. La repubblica islamica è ora piombata nel caos, con i palazzi di Governo presi d'assalto. 

Per riportare la situazione sotto controllo, le autorità stanno anche valutando di censurare i social e "oscurare" internet.

Tutto è iniziato dopo la morte di Mahsa Amini, dopo 3 giorni di coma in seguito all'arresto per non aver indossato correttamente il velo islamico. 

 

I fatti: dalla morte di Mahsa al caos per le strade

A scatenare le proteste è stato l'arresto di Mahsa Amini, 22 anni, rea di non aver indossato in modo corretto il velo islamico. Dopo il fermo, la ragazza è entrata in coma e poi è morta. Immediata la reazione delle donne iraniane, che sono scese in strada inneggiando slogan contro la polizia "morale", quella incaricata di far rispettare i precetti religiosi. 

La famiglia di Mahsa pensa che la giovane sia morta in seguito a percosse ricevute dopo l'arresto, mentre la versione ufficiale della polizia sostiene che il decesso sia stato causato da cause concomitanti e preesistenti, come epilessia e diabete delle quali avrebbe sofferto la ragazza. 

Dopo i primi cortei nella città d'origine della giovane, Saqqez, le proteste si sono diffuse in altre località del Kurdistan. 

 

I veli bruciati in strada

Molte donne che hanno aderito alle manifestazioni sono arrivate a gesti altamente provocatori (e ritenuti illegali), come bruciare il proprio velo (l'hijab).  "La tragica morte di Mahsa Aini e le accuse di tortura e maltrattamenti devono essere approfondite con un'indagine in modo rapido, imparziale ed efficace da un'autorità competente e indipendente, che garantisca soprattutto alla sua famiglia giustizia verità e verità", ha dichiarato l'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti umani ad interim, Nada Al-Nashif. Il rappresentante dell'Onu ha spiegato come all'organizzazione siano arrivati "numerosi e verificati video di violenze nei confronti delle donne". 

Il motivo sarebbe l'intensificazione degli interventi della cosiddetta "polizia morale". 

 

Cos'è la polizia morale

Nel mirino dell'ente ci sono le donne che indossano "hijab sciolti", ossia non in modo conforme a quanto previsto dalle norme islamiche in Iran. La "polizia morale" ha il compito di vigilare sull'osservanza del codice di abbigliamento introdotto in seguito alla Rivoluzione islamica del 1979, in particolare la copertura di corpo e volto delle donne in pubblico. 

Non devono essere mostrati i capelli, per esempio, o indossati abiti troppo corti o aderenti al corpo, che possano evidenziarne le forme. Anche il trucco non deve essere appariscente. 

Per chi gtrasgredisce sono previste multe, ma anche carcere o fustigazione nei casi più gravi. 

 

La polizia spara alla folla

Per arginare l'ondata di proteste che si è scatenata nel Paese, la polizia è stata autorizzata a intervenire con estrema fermezza. Ma a preoccupare è il fatto che, come riferito da fonti sul posto, alcuni agenti abbiano anche sparato ad altezza uomo. Ci sarebbero anche vittime, in un numero non noto ufficialmente. 

Ma i cortei non si sono fermati, tanto da avere come obiettivo anche palazzi governativi, oltre alle immagini del leader supremo, l'Ayatollah Khameini. 

 

Verso la censura

Gli attacchi, però, non avvengono solo lungo le strade. Il movimento Anonymous ha rivendicato un atto di hackeraggio contro siti di numerose istituzioni iraniane, comprese la Banca centrale e l'ufficio del Governo di Teheran. Oltre al messaggio su Twitter dell'organizzazione di pirati informatici, anche l'emittente panaraba Al Arabiya ha riferito di un attacco hacker al sito del ministero della Cultura dell'Iran. 

Per questo il ministro della Comunicazione iraniano, Issa Zarepour, ha fatto sapere che l'accesso a internet nel Paese potrebbe essere sospeso per "motivi di sicurezza", spiegando: "A causa di questioni di sicurezza e dei dibattiti che si stanno tenendo attualmente nel Paese, possono essere decise restrizioni a internet e applicate dall'apparato di sicurezza". Secondo la nota, tuttavia, i provvedimenti non sono ancora scattati. 

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