Chigi prima e dopo

Gas e aiuti, la battaglia che l’Italia non può perdere in Ue

Continuità con Draghi per tutelare il Paese. Economia in mezzo al guado a causa dei rincari energetici. Anche Meloni proporrà la carta dei fondi Sure?

Gas e aiuti, la battaglia che l’Italia non può perdere in Ue

Mentre Giorgia Meloni lavora alla squadra dei ministri continuano i contatti tra i vertici di Fratelli d’Italia e Palazzo Chigi. Il tema che più di tutti preoccupa la leader uscita vincitrice dalla tornata elettorale è l’economia, con tutto quello che si porta dietro quanto a rincari energetici, approvvigionamento gas, inflazione. Il nuovo governo dovrà necessariamente aprire la legislatura con la manovra finanziaria 2023. Per allora si dovranno fare scelte nette, la cui portata è legata anche alle prossime mosse dell’Ue. 

 

L’esecutivo Draghi in queste ore non smette di fare la sua battaglia a Bruxelles per un tetto al prezzo del gas russo, e ha avanzato l’ipotesi di un fondo straordinario europeo per salvaguardare gli Stati membri maggiormente in difficoltà. La posta in gioco è alta, anzi altissima. Dagli aiuti europei dipenderanno molte cose. Se infatti l’Italia potrà contare su programmi straordinari, sul modello di quelli varati dall’Unione Europea per il periodo pandemico, in termini di bilancio nazionale si potrebbe tirare un sospiro di sollievo. L’esecutivo uscente parla di un “fondo di solidarietà sul modello dei prestiti Sure”. Si tratta di finanziamenti che l’Ue concede per proteggere posti di lavoro e lavoratori in caso di aumento repentino di spesa pubblica e di situazioni di emergenza. Soldi che sostanzialmente contribuiscono a dare un sostegno ai redditi delle famiglie e a proteggere la capacità produttiva delle aziende. Ma se il confronto aperto nelle sedi istituzionali europee andrà a buon fine, oppure no, è tutto da vedere. 

 

Quello che è abbastanza certo è che la linea del prossimo governo difficilmente potrà andare in una direzione diversa da quella dei ministri in carica e dello stesso premier. Entro domani, a quanto si apprende, l’Italia manderà a Bruxelles la sua proposta per ridurre il prezzo del gas. Lo scopo è arrivare al vertice di Praga del 6 e 7 ottobre con “una decina di linee concordate”, fa sapere il ministro della Transizione energetica, Roberto Cingolani. Oggi, intanto, gli occhi sono puntati sull’Eurogruppo, la riunione dei ministri finanziari dei 19 Paesi dell’eurozona. 

 

L’Italia sta formulando le sue proposte ma le spaccature registrate la settimana scorsa non sono state un buon segnale. L'opposizione di Germania e Olanda al price cap non ha consentito finora di sciogliere il nodo. La strada è in salita. Si aggiunga la ‘transizione’ che vive Roma, in attesa dell’insediamento delle nuove Camere e della formazione del nuovo esecutivo. Bisogna accelerare su tutti i fronti. Il Paese è in difficoltà. I rincari record delle bollette rischiano di diventare una valanga che si abbatte su cittadini e aziende. Il prossimo esecutivo dovrà essere pronto anche ad avviare quanto prima un confronto con le parti sociali. Mai come adesso servono unità di intenti e strategie condivise per proteggere il Paese.

 

Il passaggio di condegne a Palazzo Chigi potrebbe avvenire prima del Consiglio europeo del 20 ottobre. In ogni caso quello che emerge è che da mesi Draghi sta gettando le basi per tutelare l’Italia in questa fase eccezionale, in cui i rincari energetici sono la monte dell’impennata dell’inflazione. Giorgia Meloni ha tutto l’interesse a continuare il lavoro intrapreso.  

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