Il Punto

Oggi il giuramento dei sottosegretari. Domani Meloni vola a Bruxelles

L’opposizione durissima su norme anti-rave e medici non vax. Aperta la partita delle commissioni. Intanto Pd e 5S si contendono Copasir e Vigilanza Rai

Oggi il giuramento dei sottosegretari. Domani Meloni vola a Bruxelles

E’ la giornata del giuramento a Palazzo Chigi dei 31 sottosegretari e degli 8 vice-ministri su cui il centrodestra ha trovato l’accordo. Diciotto in quota Fratelli d’Italia, 11 alla Lega, 8 a Forza Italia e 2 a Noi Moderati. Ma mentre la squadra al completo dell’esecutivo Meloni prende l’avvio non si placa lo scontro durissimo tra maggioranza e opposizione, soprattutto su due delle norme annunciate lunedì dalla premier in conferenza stampa. Parliamo della norma anti-rave introdotta nel codice penale, che prevede fino a sei anni di carcere per “l’invasione di terreni ed edifici per raduni pericolosi per l’ordine pubblico o l’incolumità e la salute pubblica” e delle nuove disposizioni per il reintegro in servizio dei medici no vax.  

 

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, in un’intervista al Corriere della Sera pubblicata questa mattina, difende la norma anti-rave ed esclude l’ipotesi che la stessa possa essere applicata in altri ambiti. “Trovo offensivo”, dice, “attribuirci la volontà di intervenire in altri contesti, in cui si esercitano diritti costituzionalmente garantiti e a cui la norma chiaramente non fa alcun riferimento”. L’opposizione ne chiede però il ritiro immediato. Enrico Letta, segretario del Pd, parla di “gravissimo errore e di libertà dei cittadini messa in discussione”, Giuseppe Conte (M5S) di “norma raccapricciante e da Stato di polizia”. Critiche molto forti sono state espresse anche sul ritorno in corsia dei medici no vax. Ad opporsi molti governatori regionali ma anche rappresentanti del mondo scientifico. L’infettivologo Matteo Bassetti, ad esempio, afferma: “obbligherei” quei medici “a seguire corsi di virologia e immunologia. Un medico che decide di non vaccinarsi non è in grado di svolgere il suo lavoro che è quello di raccomandare la vaccinazione anti-covid”.

 

Sul piano della politica interna lo scontro non è destinato a spegnersi. Il decreto legge varato dal governo, che contiene anche disposizioni in materia di giustizia, come il rinvio dell’entrata in vigore della riforma Cartabia, ha un carattere decisamente identitario. Che, oltre ad infiammare l’opposizione, potrebbe anche creare non pochi problemi alla componente più moderata della maggioranza. Ad ogni modo i prossimi step che attendono la coalizione di governo sono diversi. Sul piano parlamentare non dimentichiamo che manca ancora la nomina dei presidenti delle commissioni, con cui entrerà a regime il lavoro delle mini-assemblee. Ma il fatto che tra ministri e sottosegretari figurino ben 19 senatori, più Ignazio La Russa diventato presidente del Senato, assottiglia non di poco le truppe della maggioranza a Palazzo Madama. Assicurare ogni volta i voti non sarà semplice.

 

C’è poi il nodo delle commissioni e dei comitati di garanzia la cui presidenza spetta alle opposizioni. A dire il vero il problema è delle minoranze che dovranno trovare l’accordo fra di loro. I più importanti sono il Copasir, Comitato per la Sicurezza della Repubblica, e la Commissione di Vigilanza Rai. Alla prima ambisce il Pd che potrebbe candidare l’x ministro della Difesa del governo Draghi, Lorenzo Guerini. Se così fosse per il M5S si aprirebbero le porte per la poltrona più importante della Commissione di Vigilanza Rai, che potrebbe andare a Stefano Patuanelli. Ma il tandem Pd-Cinque Stelle trova il muro del Terzo Polo. 

 

Ancora più pressante è per la presidente del Consiglio l’appuntamento di domani a Bruxelles con Ursula Von der Leyen, Roberta Metsola e Charles Michel, ai vertici rispettivamente della Commissione, del Parlamento e del Consiglio europeo. L'esordio di Meloni in Ue non sarà semplice. Specie a causa delle sue esplicite posizioni antieuropeiste espresse in passato, che hanno creato non poca diffidenza nei suoi confronti. Tuttavia, oltre che su questo fronte, nella sua prima missione europea la premier dovrà dar prova di sapere trattare sulle emergenze che attanagliano l’Italia e sulle sfide europee più importanti. Ovviamente l’urgenza delle urgenze si chiama energia. Il governo potrebbe spingere per ottenere una parte cospicua dei fondi strutturali europei non utilizzati e risalenti alla programmazione precedente. Potrebbe essere una delle soluzioni sul tavolo, ma non la sola.

 

Resta inoltre il vincolo delle regole di bilancio. Sforare non sarebbe un buon viatico per accreditarsi in Europa. E’ vero che la Commissione sta ultimando la riforma del Patto di Stabilità che fissa il tetto al deficit e al debito per ogni Stato. Ma Meloni non può non sapere che, comunque vada, non saranno previste scorciatoie per nessuno.  

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