esempio fuori e dentro il campo

Addio ad un guerriero del calcio romantico: Sinisa Mihajlovic

L’ex giocatore di Lazio e Inter è deceduto a causa di una terribile malattia, con cui ormai conviveva da due anni. Il suo ricordo è indelebile per l’Italia

Addio ad un guerriero del calcio romantico: Sinisa Mihajlovic

Lutto atroce nel mondo del calcio: Sinisa Mihajlovic è deceduto nel pomeriggio di venerdì 16 dicembre, lasciando un profondo dolore a tutti i tifosi italiani. E non solo. La leucemia è riuscita ad abbattere uno dei guerrieri del pallone, un esempio fuori e dentro il campo. 

 

Lettera a Sinisa:

Ciao Sinisa,

Il mondo del calcio e non solo, oggi piange la tua scomparsa, dopo averti accompagnato in una carriera ricca di emozioni e lezioni di vita. Sì perché, prima di essere uno dei difensori più prolifici che il nostro campionato abbia mai conosciuto, sei stato un maestro schietto e sincero nelle proprie idee, mai condizionato da ciò che ti potesse circondare.

 

Hai portato avanti la tua filosofia, finendo per scontrarti più volte con un sistema poco coraggioso. Troppo poco, per poterti affrontare. La tua carriera ha iniziato a spendere in quel di Genova, dove i colori blucerchiati sono stati la fonte iniziale del tuo successo. “Quando i compagni urlavano per un rigore lui diceva: per cosa dovrei essere preoccupato? Io segnerò”.

 

Parola di Sven-Göran Eriksson, il primo allenatore in Italia che ha creduto realmente in te, dopo la prima esperienza non proprio positiva alla Roma. Il tecnico svedese decise di mutare il tuo ruolo da centrocampista di copertura, a centrale di difesa, sfruttando appieno le doti, sia nel difendere, dove è sempre stato dimostrato grande temperamento, sia tecniche, considerando la qualità infinita con la palla tra i piedi.

 

Questo spostamento ha fruttato in tutto e per tutto, portandoti ad essere nel 1990 uno degli atleti più importanti dell’ex Jugoslavia, nonché uno dei centrali più forti dell’intero panorama europeo. Il primo salto di qualità giungerà al secondo capitolo a Roma, stavolta però in vesti biancocelesti. La Lazio è stata la tua squadra del cuore, come più volte tutte stesso hai dichiarato in passato, affermando non solo l’amore immenso per la piazza, che lo ha sempre trattato da idolo, ma tirando fuori anche il tuo lato vincente, sino a quel momento messo in luce solamente con la Stella Rossa, agli albori della carriera.

 

Lo scudetto del 1999-2000 è stato un urlo liberatorio, dopo una vita complessa, vissuta tra insicurezze e grandi pericoli è venuto fuori lo spirito da guerriero, che ti ha contraddistinto da qualsiasi altro atleta o allenatore. Giocare al fianco di Nesta, che nel pomeriggio ha dichiarato "Mister, sei stato un guerriero. Un esempio per tutti noi e soprattutto per me... non ti dimenticherò mai”, è un messaggio sicuramente chiaro, di quanto fossi importante non solo sul campo, ma soprattutto fuori.

 

I compagni hanno trovato in te un leader carismatico, capace di trasmettere l’amore per il calcio e il coraggio di non mollare mai. Anche a Milano, in una squadra di fenomeni, hai impostato il tuo gioco, riuscendo a lasciare una traccia non indifferente nello stadio più caldo d’Italia. San Siro ti ha elogiato ogni volta che sei ritornato, ricordati che quella era sempre la tua casa.

 

Un campionato, nel 2005, che per sempre verrà ricordato in maniera negativa, per le questioni Calciopoli, ma dove tu hai saputo fare la differenza. I tuoi calci di punizione sono stati iconici, per la bellezza e la semplicità con cui andavi a segno, seppur la distanza fosse sempre ampia. Tiri potenti, precisi, romantici e vincenti.

 

Ben 28 reti su calcio da fermo, tra cui una tripletta che rimane ancora record in Serie A. Un difensore capace di poter fare qualsiasi cosa, facendola sembrare facile. L'atleta che ha incarnato appieno la duttilità, vista di rado nel calcio moderno. Quello dei capricci, dove giocatori come te non avrebbero potuto tollerare gli atteggiamenti passivi. Da allenatore poi, hai continuato ad imporre la tua idea di calcio, facendo passare anche una morale importante in ogni tua scelta.

 

Al Milan sei stato amato, nonostante il cuore nerazzurro, a Torino non avrebbero mai voluto il tuo esonero, visto che ti eri dimostrato a tutti gli effetti un “Figlio della Maratona”. L’ultimo capitolo poi, forse il più significativo, a Bologna, dove hai dato una speranza ad una piazza storica: ritrovare la voglia di giocare a calcio, riempiendo ogni settimana il Dall’Ara.

 

La gente rossoblù ti ha sostenuto in tutte le tue difficoltà, non abbandonandoti fino alla fine. Così come la tua famiglia, i tuoi numerosi figli, a cui bisogna solamente fare delle condoglianze silenziose. Non dimenticheremo mai un guerriero capace di farci appassionare, con qualsiasi maglia del mondo addosso. Ciao Sinisa, grazie per tutto ciò che hai portato al nostro mondo, facendoci ancora sognare un calcio romantico. 

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