Il dibattito di oggi

L’ombra della trattativa, le intercettazioni e l’ergastolo ostativo

Il Governo respinge l’accusa di un qualsiasi accordo tra lo Stato e Cosa Nostra che abbia portato all’arresto del capomafia. Piantedosi riferirà in Aula

L’ombra della trattativa, le intercettazioni e l’ergastolo ostativo

"La cattura di Matteo Messina Denaro non è al centro di nessuna trattativa o patto inconfessabile".Il Governo, con il vice presidente della Camera e deputato di Forza Italia, Giorgio Mulé, respinge qualsiasi ipotesi di una trattativa Stato-Cosa Nostra, che abbia portato all'arresto del capomafia di Castelvetrano.

 

I dubbi sull'arresto dopo l'intervista di Baiardo

I dubbi nati dopo che il video dell'intervista di Baiardo, gelataio piemontese che all'inizio degli anni novanta gestì la latitanza dei fratelli Graviano, andata in onda due mesi fa su La7, è diventato virale sul web. Nell’intervista Baiardo aveva anticipato che Matteo Messina Denaro era "molto malato" e aveva immaginato che potesse avviare "una trattativa per consegnarsi lui stesso, per far fare un arresto clamoroso". Infine la sua tesi netta sulla trattativa Stato-mafia che: "non è mai finita".

Poche parole che hanno scatenato diverse perplessità da parte di alcuni sindacati e politici. In queste ore anche alcuni esponenti del Pd, 

hanno chiesto al ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi, di riferire in Aula per ”fare chiarezza, a cominciare da annunci che davano il latitante malato e pronto alla resa". Ma anche Fratelli d'Italia, nel corso della capigruppo in Senato, ha chiesto la stessa cosa al titolare del Viminale per confutare il campo da qualunque illazione. 

Per il sindacato di polizia penitenziaria dell'Osapp: "Non è da escludere che il suo arresto sia stato concordato. Due le ipotesi: la garanzia di una revisione del 41 bis che comunque la premier Meloni ha smentito -e ne prendiamo atto- oppure la possibilità che nelle prossime settimane, possa scegliere di collaborare", spiega l'Osapp ricordando che "la trattativa Stato-mafia così come l'abbiamo conosciuta negli anni novanta non è un'invenzione di nessuno. È agli atti di magistrati". 

 

Ergastolo ostativo e intercettazioni

Ma al centro del dibattito in queste ore oltre alle modalità che hanno portato alla cattura del padrino di Castelvetrano ci sono altri due temi molto importanti e delicati: quello sull’ergastolo ostativo, la cui norma prevede l'impossibilità di ottenere benefici e pene alternative per chi non collabora, e sul quale oggi deve decidere la Cassazione, dopo che la Consulta ha restituito gli atti per verificare che le sue osservazioni sulla illegittimità costituzionale possano essere superate dal nuovo impianto introdotto dall’attuale governo. La stessa Meloni ha spiegato che "se oggi non ci sono regimi carcerari meno rigidi è perché il governo ha difeso questo istituto". 

E sull’uso delle intercettazioni. Su quest’ultime il ministro della Giustizia Nordio ha però ha ribadito: "da anni ripeto che sono assolutamente indispensabili nella lotta alla mafia e al terrorismo e per comprendere i movimenti di persone sospettate di reati gravissimi. Quello che va cambiato è l'abuso che se ne fa per reati minori, con la diffusione sulla stampa di segreti individuali che no hanno a che fare con le indagini". 

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