407esimo giorno di guerra in Ucraina

I negoziati, i due leader europei in Cina e la folle narrazione russa

Mosca risponde con un secco no all’apertura di Kiev a negoziati sulla Crimea, Macron e von der Leyen alla corte di Xi e le falsità sui bambini all’Onu

I negoziati, i due leader europei in Cina e la folle narrazione russa

La guerra in Ucraina giunge oggi al suo 407esimo giorno tra negoziati ipotetici per la Crimea, due leader europei in Cina e la folle narrazione russa fatta alle Nazioni Unite, sui bambini ucraini rapiti dall’Occidente.

 

I negoziati sulla Crimea

Andrii Sybiha, vicecapo dell'ufficio del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, parlando al Financial Times ha aperto alla possibilità che l'Ucraina possa negoziare con la Russia sullo status della Crimea, se Kiev avrà successo nella sua controffensiva di primavera e le sue truppe raggiungeranno i confini della penisola occupata dai russi.

Un’eventualità questa a cui ha risposto subito Mosca con affermazioni dure e piccate: Non possono esserci negoziati sulla Crimea o su altre regioni russe, l'integrità territoriale della Russia non si discute e le affermazioni della presidenza ucraina sulla possibilità di negoziare sullo status della Crimea non è seria ed è irrealistica. Ha affermato una fonte di Mosca a Ria novosti, rimandando così al mittente le affermazioni ucraina.

 

Macron-von der Leyen alla corte di Xi

Se dunque la questione negoziati e la fine della guerra non hanno ancora un orizzonte vicino, gli occhi del mondo sono puntati oggi all’incontro di Macron-von der Leyen con Xi Jinping a Pechino. I due leader europei cercheranno di far sentire la voce dell'Europa sul conflitto in Ucraina proprio durante il faccia a faccia con il presidente cinese, stretto alleato di Vladimir Putin, dopo che nelle ultime settimane sono aumentate le pressioni internazionali sulla Cina affinché venga coinvolta nel processo di pace in Ucraina.

Ma sebbene Pechino si dichiari ufficialmente neutrale, Xi Jinping non ha mai condannato l'invasione russa e non ha mai parlato al telefono con il suo omologo ucraino Volodomyr Zelensky mentre è andato a Mosca per riaffermare la sua alleanza con il presidente russo.

 

La folle narrazione russa all'Onu

A far discutere è anche quanto successo ieri all’Onu, quando il commissario russo per i diritti dei bambini, Maria Lvova-Belova, la stessa che la CPI dell’Aja ha accusato di crimini di guerra insieme a Vladimir Putin, è stata invitata a parlare dalla Russia che ha assunto la presidenza a rotazione del Consiglio, sulla vicenda dei bambini ucraini rapiti e deportati. 

 

Quello che è andata in scena ieri è stato per i diplomatici occidentali uno spettacolo capovolto di disinformazione, in cui l'Occidente è diventato il capro espiatorio e il rapinatore di bambini ucraini. E al quale i 50 paesi presenti alla riunione delle Nazioni Unite hanno risposto - alcuni lasciando anche la sala - con una dichiarazione che deride l'incontro come un vivido esempio di come la Russia abusa del suo potere e del suo privilegio come membro permanente del Consiglio di sicurezza per diffondere falsità.

"Nessuna quantità di disinformazione diffusa dalla Federazione Russa può negare la verità della questione, né proteggere gli individui dalla responsabilità di questi crimini", si legge nella dichiarazione congiunta.

 

Le affermazioni più sorprendenti sono arrivate però dall'ambasciatore russo, Vasily Nebenzya, che ha cercato di diffondere una narrazione alternativa affermando che i bambini ucraini sono stati separati con la forza dai loro genitori e inviati in paesi europei come Spagna, Portogallo e Germania. E notando come lo stesso comportamento era già stato perpetrato dagli Stati Uniti quando fece trasferire con la forza i bambini vietnamiti dopo la guerra del Vietnam, mettendoli con le famiglie americane in adozione e rifiutando di restituirli alle proprie famiglie.

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